15/04/2016, 10.55
SINGAPORE
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Collin Wee, una vita dedicata ai giovani nella “Casa della speranza” di Singapore

Il fratello lasalliano lavora nella struttura che ospita bambini e ragazzi poveri ed abbandonati, vittime della società ultra-competitiva della città-Stato. Bullismo, violenze, abuso di alcol e abbandono le piaghe più comuni. La sua unica ricompensa “è quando riesco a reinserirne uno nella società”.

 

Singapore (AsiaNews/Agenzie) – La mia unica ricompensa “è quando riesco a reinserire un giovane orfano, abbandonato dalla famiglia o senzatetto, nella società”. Collin Wee, 58 anni, è un fratello lasalliano che da anni lavora alla “HopeHouse”, un’oasi costruita all’interno dell’arcidiocesi di Singapore e gestita dalla congregazione laicale. Lì ragazzi senza un futuro vengono ospitati, educati e aiutati a trovare la propria vocazione.

È stato per il desiderio di servire gli ultimi che Collin si è unito ai Fratelli lasalliani, ma la sua vocazione non è arrivata subito. Dopo aver completato il servizio militare singaporiano (National Service) nel 1978, ha iniziato a lavorare al ministero degli Affari sociali come volontario nell’ambito della gioventù. In seguito ha capito che “potevo fare di più a favore dei ragazzi se fossi divenuto un fratello a tempo pieno”.

Collin conosceva già i Fratelli di La Salle, avendo frequentato le scuole cattoliche St. Patrick e St. Stephen. “Lì – racconta – c’era un fratello, William Muir, che era solito parlare con me e i miei amici e discutere di quanti poveri vivessero attorno alla nostra scuola. Da studenti ci colpì molto il suo amore per i bisognosi e gli ultimi. Questo mi ha attirato verso la comunità di La Salle”.

La decisione di entrare nella congregazione non è stata facile, prosegue, “perché ero l’unico figlio maschio della mia famiglia e le mie sorelle mi hanno dovuto aiutare con la cura dei nostri genitori, quando ho lasciato la casa per la mia formazione. Non è stato facile ma la mia famiglia è di fede cattolica e tutti hanno accettato la mia decisione”.

Collin ha iniziato la sua formazione come lasalliano nel 1982 a Penang, in Malaysia, dove è rimasto per due anni. Tornato in patria, ha servito nella cappella della scuola St. Patrick e ha preso i voti finali nel 1996. Da anni lavora nella “HopeHouse”, struttura fondata dalla congregazione e riconosciuta dal governo nel 2011. Essa si propone di ospitare e dare sostegno a bambini e adolescenti, spesso vittime delle difficoltà delle famiglie nella società ultra-competitiva di Singapore. Bullismo, violenze, abuso di alcol e abbandono sono le piaghe più comuni.

Nella “casa della speranza”, spiega Collin, “portiamo avanti un lavoro di natura laica, che è però l’estensione della spiritualità lasalliana che educa la mente trasformando il cuore”. Poco tempo fa, racconta il fratello, “uno dei nostri ragazzi, di 23 anni, ha conosciuto una ragazza e si sono fidanzati. Io sono andato a conoscere lei e ci ho parlato, come avrebbe fatto un genitore. Entrambi erano pronti per il matrimonio e così si sono sposati nella HopeHouse. Gli altri ragazzi hanno servito come camerieri durante il ricevimento!”.

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