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» 06/07/2010
SRI LANKA
Colombo, cattolici non devono essere spettatori, ma servire l’umanità attraverso i media
di Melani Manel Perera
Per p. Joseph Benedict “la Chiesa è consapevole di come i media influenzano il mondo” e anche in Sri Lanka bisogna conoscere e “comunicare la verità” nonostante “i molti ostacoli” che si trovano sulla strada.

Colombo (AsiaNews) – “Molti si chiedono se in Sri Lanka c’è libertà di espressione. Spesso quando i media vogliono raccontare la verità trovano molti ostacoli sulla loro strada. Ma come prete cattolico penso che dobbiamo comunicare la verità e non essere semplici spettatori di ciò che succede”.

 Lo dice il portavoce della Chiesa cattolica in Sri Lanka p. Benedict Joseph ad AsiaNews, raccogliendo la sfida contenuta nel discorso del Papa del quattro luglio, in occasione della giornata mondiale della comunicazione.

 Benedetto XVI ha dichiarato che le nostre vite sono influenzate soprattutto dai media e che abbiamo bisogno “di affermare il nostro ministero [nei media] per il benessere delle persone”. Secondo p. Joseph, i membri della Chiesa cattolica “hanno il dovere dettato dalla coscienza di analizzare e interpretare in modo giusto le cose, gridando forte la verità”.

 “Come ha detto Benedetto XVI – continua p. Joseph – la televisione, la radio, Facebook, Youtube, Twitter sono benedizioni speciali che Dio ha dato all’umanità e dobbiamo sempre considerare questi mezzi come positivi”. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, perché i mezzi di comunicazione “possono fuorviare i giovani, possono essere pericolosi. Sono i genitori e gli insegnanti che devono discernere la verità di queste moderne tecnologie e poi guidare i loro ragazzi a usarle bene”.

 Dalle parole del Papa, “si capisce che la Chiesa è consapevole di che cosa sono i media e di come influenzano il mondo. I preti hanno il dovere di interpretarli nel modo corretto e noi, come tutti quelli che conducono i mezzi di informazione, dobbiamo servire l’umanità attraverso di essi”.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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