25/09/2017, 16.55
SRI LANKA
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Colombo suora attivista: I giovani cercano il significato della vita. La Chiesa li guidi

di Rasika Pieris*

Suor Rasika Pieris commenta il Documento preparatorio al Sinodo dei vescovi sui giovani, previsto per ottobre 2018. “La Chiesa è euro-centrica nella sua dottrina”. Le sfide dei giovani in Asia sono diverse da quelle dei giovani in Europa.

Colombo (AsiaNews) – La Chiesa cattolica “avverte di avere un vuoto in tema di giovani” e allo stesso tempo “sente di avere l’obbligo di guidare il giovane a scegliere un cammino basato sulle Scritture”. Lo dice ad AsiaNews suor Rasika Pieris, delle suore dell’Holy Family della provincia di Colombo e attivista tra i giovani. La religiosa interviene sul tema della prossima XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, cioè “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”, prevista per l’ottobre 2018. Parlando del Documento preparatorio, suor Rasika ritiene che il testo affronti le sfide poste dalla modernità e post-modernità. “I giovani hanno un crescente bisogno di capire il significato della vita. Il compito della Chiesa è guidarli attraverso la rilettura delle Sacre Scritture”, afferma. Di seguito il suo commento (traduzione a cura di AsiaNews).

La post-modernità ha il suo impatto sui giovani, verso i quali la Chiesa avverte la presenza di un vuoto. I giovani [sono] un gruppo che si sente lasciato fuori dalle istituzioni ecclesiastiche a causa del proprio approccio. Il documento preparatorio su “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale” articola il bisogno della Chiesa di coinvolgere i giovani e di delineare una missione.

Lo status quo [sono] i giovani che sono influenzati da valori educativi neo-liberali guidati dal mercato, e gli esperti che dipingono l’egemonia del pensiero tecnico-scientifico come la soluzione. La nuova ortodossia nell’educazione rimane una sfida per i valori educativi di lunga data piuttosto che per l’educazione pubblica. La ricerca del significato della vita tra i giovani è un fenomeno crescente. [In questo senso] la Chiesa sente di avere l’obbligo di guidare il giovane a scegliere un cammino basato sulle Scritture. Rileggere i testi delle [Sacre] Scritture alla luce delle nuove sfide è il bisogno dell’oggi.

Il documento parla delle varie sfide che modernità e post-modernità hanno creato da differenti angolazioni, dato che tali sfide differiscono dal punto di vista geografico. La Chiesa è stata a lungo accusata di essere per lo più euro-centrica nella sua dottrina. [La stessa obiezione è] di nuovo presente nel documento, come si legge tra le righe. Forse la Chiesa, sotto l’attuale pontefice, ha bisogno di riflettere sul mondo così come esso si presenta davanti alle sfide dei giovani in Europa e in America, che potrebbero non essere le stesse di quelli in Asia, Africa o America Latina.

È vero che il neo-liberalismo [diffonde] i suoi tentacoli in tutto il globo, promuovendo una cittadinanza global in cui l’eterogeneità non è apprezzata. I giovani ora sono schiacciati tra la cultura dell’omogeneizzazione e l’ambiente locale circostante e la loro speciale impostazione culturale in cui vivono. [Tutto questo] pone un dilemma in termini della loro identità e socializzazione.

Sono [fonte] di grave preoccupazione l’esclusivismo e l’estremismo emersi di recente a Charlottesville, in America, che si riflettono altrove nel mondo in modi differenti. Il documento parla di soli tre tipi di vocazione: matrimonio, ministero ordinato e vita consacrata. Questo potrebbe escludere altre persone che non ricadono in queste categorie. È inevitabile rivisitarle alla luce dei segni dei tempi, in modo da non escludere un gruppo, dato che il documento parla di missione.

“Rischia. Chi non rischia non cammina”, è la norma nel neo-liberismo. Il giovane è pronto ad correre il rischio nei campi in cui è alla ricerca di significato. La vulnerabilità offre l’opportunità di esplorare nuove strade, così come le incertezze e le vulnerabilità presenti nel documento offrono opportunità per la missione.

Guidare i giovani sulle orme dei discepoli necessita di una nuova rilettura delle [Sacre] Scritture, tenendo presenti i segni dei tempi. È essenziale fare discernimento in termini di scelte di vita alla luce del Vangelo. Ma la missione non è battezzare il giovane, quanto piuttosto trovare una missione per lavorare con i giovani che si sentono fuori dal gregge, rimanere aperti ad essi invece che dare lezioni, ascoltarli tentando di ascoltare Gesù che è un giovane, in modo da comprendere la missione.

Glorificare la sofferenza potrebbe non portare acqua [al proprio mulino] e la maggior parte dei teologi femministi potrebbero non concordare sull’argomento, dato che lo ritengono basato sul genere. Glorificare la sofferenza è uno strumento usato dagli oppressori per giustificare l’oppressione. Collegare la missione a quella della sofferenza potrebbe non attrarre i giovani, dato che essi lottano per l’uguaglianza.

Interpretare la missione usando i vecchi strumenti disponibili sarebbe come a dire di voler utilizzare la vecchia medicina per trattare le nuove malattie.

*suora dell’Holy Family della provincia di Colombo e attivista tra i giovani

(Ha collaborato Melani Manel Perera)

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