22/10/2020, 13.08
CINA
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Confermato l’arresto dell’editrice Geng Xiaonan: ha difeso il prof. dissidente Xu Zhangrun

Era stata fermata il 9 settembre insieme al marito, di cui non si hanno notizie. L’accusa è di aver pubblicato in modo illecito più di 8mila testi. Xu: È una scusa, l’hanno arrestata per avermi difeso dopo la mia incarcerazione. Il giurista è un noto critico del presidente cinese Xi Jinping.

Pechino (AsiaNews) – La procura della capitale ha formalizzato l’arresto di Geng Xiaonan, nota editrice che ha difeso l’accademico dissidente Xu Zhangrun. Lo ha rivelato il 20 ottobre in un’intervista al South China Morning Post (Scmp) il suo avvocato Shang Baojun, sottolineando che non può fornire altre informazioni, dato che le autorità gli hanno intimato di non parlare con i media stranieri.

Geng Xiaonan è stata fermata il 9 settembre insieme al marito; anch’egli si trova in carcere, ma Shang non ha sue notizie. La coppia è proprietaria della casa editrice Ruyia Books; negli ultimi anni ha organizzato diverse iniziative culturali e artistiche con intellettuali e artisti indipendenti.

Secondo resoconti di stampa, i due editori sono accusati di “operazioni commerciali illegali”, nello specifico di aver pubblicato in modo illecito più di 8mila libri. Le norme cinesi sulla pubblicazione di prodotti editoriali sono vaghe: soltanto gli editori statali possono avere il numero di riferimento internazionale di un libro (Isbn) e diritti di distribuzione; spesso però essi collaborano con operatori privati per produrre testi popolari. Con questo sistema, accade di frequente che le autorità agiscano contro i privati se non sono d’accordo con i contenuti e il processo editoriale.

La 46enne editrice ha organizzato lo scorso anno un viaggio a Chengdu (Sichuan) con un gruppo di accademici. Fra loro vi era anche Xu, che in luglio ha trascorso sei giorni in prigione con l’accusa di aver “favorito la prostituzione” durante tale visita, imputazione che egli continua a respingere. In seguito a tale vicenda, l’accademico dell’università Qinghua è stato licenziato dal proprio ateneo per “corruzione morale”.

Secondo Xu, intervistato due giorni fa dal Scmp, Geng è stata arrestata per un crimine che non ha commesso: l’accusa di attività illecite è una “scusa”, ella “paga il prezzo per avermi difeso” davanti alle accuse del regime.

Colleghi e amici sostengono che le autorità hanno inventato le accuse con l’obiettivo di screditare Xu – conosciuto per le sue critiche al presidente Xi Jinping – distruggendo la sua reputazione, e fargli perdere il lavoro. Egli era stato già sospeso dall’insegnamento nel 2019 per un articolo contro la presidenza a vita di Xi. In febbraio, il giurista  aveva pubblicato un articolo che criticava “la tirannia” del Partito comunista cinese, colpevole di aver distrutto il sistema politico del Paese che si avviava alle riforme dopo la morte di Mao Zedong.

Lo scorso agosto, in una lettera indirizzata ai suoi ex alunni, Xu ha affermato che il totalitarismo è condannato al fallimento, e che un giorno la libertà arriverà in Cina. Il giurista ha concluso il suo messaggio dicendo che continuerà a “sfidare le autorità fino alla sua morte”.

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