01/08/2011, 00.00
SIRIA
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Continua la repressione del governo siriano, oggi sono già 25 i morti

Testimoni riferiscono di un nuovo attacco contro Hama e Deir ez-Zor. Alla protesta occidentale contro le stragi si unisce la Turchia: “queste operazioni non porteranno a una soluzione”. Germania e Italia hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Beirut (AsiaNews) – Non si ferma la repressione del governo siriano contro i manifestanti. All’indomani della strage compiuta a Hama, dove si parla di 142 morti, stamattina Al Jazeera riferisce di un nuovo attacco contro Hama e Deir ez-Zor, principale centro della produzione di petrolio, situato nel nord-est del Paese.

Un testimone parla di 25 persone uccise e più di 65 ferite per un bombardamento.

La violenza della repressione sta provocando condanna da parte del mondo occidentale. Germania e Italia hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Catherine Ashton, responsabile della politica estera dell’Unione europea ha condannato “un attacco totalmente ingiustificato”, il Ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha affermato che il suo Paese “condanna fortemente la continuazione della oppressione da parte delle autorità siriane”, il presidente americano Barak Obama, si è detto “scioccato” da quanto sta accadendo in Siria e ha promesso che Washington “aumenterà la pressione” su Damasco per “isolare Assad e il suo governo e sostenere il popolo siriano”, aggiungendo che i rapporti che arrivano dalla città di Hama sono “terrificanti e dimostrano la vera natura del regime”.

Alla condanna si è unita anche la Turchia. Il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu ha dichiarato che “ancora una volta la Turchia ripete la sua richiesta al governo siriano di fermare le operazioni e scegliere metodi politici, dialogo e iniziative pacifiche per una soluzione”. “Queste operazioni – ha aggiunto – non porteranno a una soluzione”.

Qualcosa si muove anche all’interno dei Paesi arabi: Mustapha Bouchachi, presidente della Algerian Human Rights Defence League (LADDH), ha criticato il silenzio del suo governo, mentre “il popolo algerino è solidale con quello siriano”.

Quanto agli attacchi di ieri, una fonte dalla popolazione a Hama, ha rivelato che “128 morti sono stati seppelliti nel giardino vicino alla moschea di Alsarjawi e il resto nel giardino dietro l’ospedale di Al Hourani”.

L'esercito ha assediato Hama (nel centro della Siria) fin dal mattino di dmenica, diversi carri armati sono entrati dalla parte nord della città, mentre le forze armate posizionate all'ingresso sud della città hanno aperto il fuoco.

Il Ministero degli interni siriano ha affermato che “l’esercito è intervenuto a Hama dopo che alcuni membri di gruppi armati terroristici hanno tagliato le strade principali e secondarie della città, cercando di isolarla, terrorizzando la popolazione”.

L’agenzia Sana ha sostenuto che l'esercito nella sua missione ha subito un attacco armato da gruppi terroristici che hanno distrutto alcuni commissariati e stazioni di polizia, dando alle fiamme diverse strutture pubbliche”e invitando infine “i cittadini a collaborare con le forze di sicurezza, e fornire informazioni sui militanti dei gruppi terroristici armati”.

Organizzazioni per i diritti umani hanno definito la presenza di gruppi armati una pura invenzione.

Da più parti si sottolinea la scelta delle autorità siriane di scatenare gli attacchi in coincidenza con l’inizio del mese di Ramadan. Ciò rivelerebbe il timore del governo che possa avere effetti concreti la minaccia delle organizzazioni che contestano il governo di organizzare una protesta ogni sera, alla fine della preghiera. Finora, infatti, le manifestazioni più imponenti hanno sempre avuto luogo il venerdì, all’uscita dalle moschee. E durante questo mese, le moschee sono frequentate quotidianamente. (PD)

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