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  • » 26/02/2010, 00.00

    INDIA

    Contro la crisi, il governo sostiene l’agricoltura e modernizza le infrastrutture



    Il settore rurale è in difficoltà per le scarse piogge monsoniche, le infrastrutture sono necessarie per attirare maggiori investimenti esteri. Ma il rischio è la rapida inflazione, che rischia di innescare una spirale che annulli i benefici della crescita economica.

    New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Mantenere alto il livello delle spese pubbliche per sostenere una rapida crescita economica, con sostegni all’economia rurale in difficoltà e modernizzazione delle infrastrutture del Paese, oltre che proseguendo i finanziamenti alle imprese. Questi i progetti annunciati oggi dal ministro delle Finanze Pranab Mukherjee, per l’anno fiscale 2010/2011 che inizia a marzo.

    C’era molta attesa per le scelte di New Delhi, dopo che negli ultimi mesi il Prodotto interno lordo (Pil) ha “registrato un significativo recupero dalla recessione globale”, con previsioni di crescita oltre l’8% il prossimo anno, ma dopo che c’è stato un forte incremento dell’inflazione, con aumenti dei prezzi alimentari intorno al 18% a gennaio.

    Mukherjee ha spiegato che “il miglioramento dell’economia incoraggia misure correttive fiscali” e prevede che il deficit di bilancio scenda al 5,5% del Pil nell’anno 2010/2011, rispetto al 6,9% attuale. Il ministro ritiene possibile un deficit del 4,8% nel 2011/2012 e del 4,1% l’anno successivo.

    Analisti commentano che il governo vuole finanziare anzitutto i settori da sviluppare, pur senza rinunciare agli interventi di “stimolo”.

    Brian Jackson, esperto di mercato della Royal Bank of Canada, commenta però al Financial Times che se la crescita del Pil risultasse minore delle aspettative, il governo avrebbe grosse difficoltà a contenere il disavanzo fiscale.

    Altri esperti osservano che l’India, migliorando le  infrastrutture e con aiuti all’industria, spera di attirare maggiori investimenti esteri. D.H. Pai Panandiker, presidente di un centro indiano di studi economici, spiega a Bloomberg che “abbattere il deficit è un buon segnale per gli investitori circa l’effettiva volontà del governo di tagliare il debito pubblico”.

    Il “maggior rischio” (come ha detto a gennaio Duvvuri Subbarao, governatore della Banca centrale) resta l’inflazione, che minaccia di erodere il potere di acquisto della gente e di aumentare i poveri. Ieri in parlamento l’opposizione ha criticato il premier Manmohan Singh per non avere mantenuto l’impegno elettorale di contenere l’inflazione.

    Inflazione grave anche perché trainata dai generi alimentari. Il governo da tempo ha tolto le imposte all’importazione di generi di prima necessità come riso, grano e zucchero, cosa che però deprime l’agricoltura interna già in difficoltà dopo gli scarsi raccolti conseguenti alle povere piogge monsoniche del 2009.

    Peraltro il Paese ha grande necessità di denaro per investire in strutture pubbliche e assistenza.

    Shashanka Bhide, economista capo al Consiglio nazionale, ente specializzato in analisi finanziarie, spiega che “l’India vuole evitare problemi di surriscaldamento [finanziario] come la Cina” e Mukherjee vuole trovare un bilanciamento “per sostenere la crescita e tagliare il deficit di bilancio per contenere l’inflazione”.

    Il Paese deve anche affrontare le difficoltà delle proprie imprese esportatrici, in crisi con il crollo delle commesse dall’occidente, e dell’industria alimentare dopo raccolti scarsi conseguenti alle difficili condizioni climatiche del 2009 con scarsa pioggia monsonica. Oltre 700 milioni di persone vivono in zone rurali e nel 4° trimestre 2009 il settore economico dell’agricoltura si è contratto del 2,8%, condizionando una crescita del Pil generale di “solo” il 6% (+14,3 le manifatture, +10% per servizi ricettivi, trasporti e infrastrutture).

    Esperti osservano che i soli sussidi per cibo e fertilizzanti consumano il 10% dell’attuale spesa pubblica. Con il 14% destinato alla difesa, il 19% per gli interessi passivi del debito nazionale e il 25% distribuito ai singoli Stati dell’India, resta poco per pagare l’istruzione, gli impianti energetici e sostenere gli investimenti.

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