19/12/2009, 00.00
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Copenhagen, gli ultimi tentativi contro il flop

L’atteso summit internazionale sui cambiamenti climatici si avvia a chiudersi senza troppi impegni o troppo grandi. Una bozza parla di riduzioni dell’80% entro il 2050, numeri che paiono irrealizzabili. Gli scettici: “Pensate a curare la malaria o sconfiggere la fame nel mondo”.

Copenhagen (AsiaNews) – Generiche prese di posizione, politiche e non vincolanti, e la promessa di rivedersi nel 2010 a Bonn per un nuovo incontro generale. È quanto emerge dall’ultima sessione plenaria dell’incontro internazionale sui cambiamenti climatici promosso dalle Nazioni Unite a Copenhagen. Intanto gli ambientalisti scettici suggeriscono: “Pensate a guarire il mondo dalla malaria, invece di buttare i soldi in obiettivi irraggiungibili”.

 Con ogni probabilità, le decisioni formali saranno rese note soltanto nella notte. Ma sono disponibili in queste ore le bozze della risoluzione finale, su cui i leader mondiali stanno discutendo. In tarda serata si era già alla quarta bozza, ma senza alcuna conclusione definitiva. Qualcuno dei grandi intervenuti in questi ultimi due giorni, ha cominciato ad abbandonare Copenhagen.

 Nelle bozze che girano finora, i 150 governanti “accolgono il parere scientifico secondo cui l'innalzamento della temperatura globale non dovrebbe superare i due gradi centigradi. Sulla base del principio di equità e nel quadro di uno sviluppo sostenibile, le parti si impegnano ad una vigorosa risposta attraverso un'immediata e rafforzata azione nazionale basata su una maggiore cooperazione internazionale”.

 Profonde riduzioni nelle emissioni globali, continua il testo, “sono necessarie. Le parti devono cooperare nel fissare al più presto il picco massimo delle emissioni riconoscendo che la progressione per i Paesi in via di sviluppo sarà più lenta e tenendo conto del fatto che lo sviluppo sociale ed economico e lo sradicamento della povertà sono le principali priorità di questi Paesi e che peraltro uno sviluppo a basse emissioni è indispendabile per uno sviluppo sostenibile”.

 Il documento contiene quindi le cosiddette Annex 1 (obiettivi per i Paesi ricchi) e Non-Annex 1 (obiettivi per i Paesi in via di sviluppo). I Paesi citati nell'Annex 1 “si impegnano in questa sede a raggiungere un tetto di emissioni per il 2020 rispetto al 1990 e rispetto al 2005”. Secondo un’indiscrezione, l’Annex 1 si aggira intorno all’80%. Ma questa cifra non è accettata dagli Usa, che invece spingono i Paesi in via di sviluppo - e soprattutto la Cina - a fare anch'essi dei passi importanti.

 Infine, la parte riguardante i finanziamenti: “Le parti prendono nota delle promesse individuali da parte dei Paesi sviluppati per assicurare nuove ed addizionali risorse che ammontano a 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012. Le parti sostengono l'obiettivo di mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 per far fronte alle necessità dei Paesi in via di sviluppo (Pvs) in materia di lotta ai cambiamenti climatici. Questo finanziamento arriverà da una serie diversa di fonti, pubbliche e private, bilaterali e multilaterali, ivi comprese fonti alternative di finanziamento”.

Quest'oggi il presidente Usa Barack Obama ha sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti ha trovare 100 miliardi di dollari Usa all'anno per aiutare i Pvs a impegnarsi per una riduzione delle emissioni di carbone, ma solo a condizione che vi siano modi di controllare nei fatti le riduzioni promesse. Su uqesto Obama si trova nemica la Cina che invece vede questo elemento di controllo come "un attentato alla propria sovranità". Ad ogni modo la bozza riporta che i Paesi sviluppati si impegnano a offrire 100 miliardi di dollari annui fino al 2020 per aiutare i Pvs.

 Proprio su questo punto si scatenano gli scettici. Partendo dal famigerato ClimateGate, lo scandalo che ha colpito i ricercatori ambientali scoperti a truccare i dati sul riscaldamento globale, molti si chiedono se sia corretto destinare questi e altri fondi per il problema. E il caso di Al Gore, guru ambientalista e araldo degli ecologisti, che ha citato uno scienziato per sostenere le sue teorie e si è fatto da questo smentire, non aiuta.

 Bjorn Lomborg, autore de “L’Ambientalista scettico”, ha scritto in questi giorni: “Prendete la malaria. Molti studi sostengono che, se non facciamo nulla, il 3% della popolazione mondiale sarà a rischio infezione entro il 2100. Al contrario, spendendo 3 miliardi di dollari l’anno, possiamo tagliare le vittime e i contagi. Ma i leader preferiscono spendere per il clima. Eppure uno studio dimostra che, con i soldi con cui potremmo forse salvare una vita dal clima, si possono salvare con certezza 78mila persone”.

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