28/02/2020, 09.06
GIAPPONE
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Coronavirus, Tokyo chiude le scuole per contrastare l’epidemia

Tra il 2 marzo e fino ad aprile, resteranno a casa 13 milioni di studenti. Il provvedimento governativo ha colto di sorpresa genitori ed istituti. Confusione anche nelle amministrazioni locali. Ieri il numero di contagi nel Paese ha superato quota 200. Nel conteggio Tokyo non include le persone infette sulla Diamond Princess. L’arcidiocesi di Tokyo sospende le messe pubbliche.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Dopo la sorpresa, polemiche e confusione: politici, genitori ed insegnanti giapponesi sono furiosi per il provvedimento varato dal governo per contrastare la diffusione del coronavirus nel Paese del Sol levante. Il primo ministro Shinzo Abe ha annunciato ieri che circa 13 milioni di giovani resteranno a casa per la chiusura dell’intero sistema scolastico, a partire dalla settimana prossima e fino agli inizi di aprile.  “Ponendo la salute e la sicurezza dei bambini sopra ogni altra cosa – ha dichiarato il premier – chiederemo ad ogni scuola elementare, media e superiore del Giappone di interrompere le attività didattiche in via temporanea, dal 2 marzo fino alle vacanze di primavera”. Per gli studenti nipponici, l'anno scolastico termina a marzo; di solito, il periodo di pausa inizia l'ultima settimana del mese.

Il provvedimento governativo ha colto genitori ed istituti di sorpresa. La confusione è stata riscontrata anche nei governi locali: un consiglio scolastico comunale di Kyoto ha affermato che il 2 marzo le scuole nella città del Giappone occidentale saranno aperte normalmente. Il consiglio ha dichiarato che deciderà in seguito cosa fare con le attività scolastiche nei giorni successivi. Il sindaco di Chiba, Toshihito Kumagai, ha espresso forte preoccupazione dichiarando che la chiusura della scuola “potrebbe provocare un crollo della società giapponese”. Notando che è difficile per i lavoratori delle istituzioni mediche prendersi cura dei propri figli a casa, il sindaco della popolosa città vicino a Tokyo ha affermato che sta pensando di consentire ai bambini, principalmente studenti più giovani e quelli con disabilità, di rimanere a scuola qualora i genitori non possano prendersi cura di loro a casa.

Le autorità sanitarie giapponesi affermano che ieri il numero di contagi nel Paese ha superato quota 200, in aumento rispetto al conteggio ufficiale di 186 del giorno precedente. Al momento, la malattia ha ucciso otto persone. Sull’isola settentrionale di Hokkaido, sono stati confermati 15 nuovi casi, tra cui due bambini di età inferiore ai 10 anni. Le infezioni dichiarate dal governo non includono le 705 rilevate a bordo della nave da crociera Diamond Princess, bloccata in quarantena nel porto di Yokohama dall'inizio del mese. Quello sull’imbarcazione resta il principale focolaio nel Paese. Il ministero della Sanità ha spiegato che circa 240 membri dell'equipaggio stranieri e giapponesi che sono risultati negativi al virus saranno sbarcati dalla nave nei prossimi giorni. Quelli senza sintomi rimarranno in una struttura medica vicino a Tokyo per un ulteriore monitoraggio, ha affermato il ministero in una nota.

La Chiesa giapponese contribuisce agli sforzi del governo contro il Covid-19. Due giorni fa, l’amministrazione ha reso noto che per le prossime due settimane eventi sportivi o culturali con un gran numero di persone saranno sospesi, rinviati o ridimensionati al fine di prevenire la diffusione dell'infezione. Lo stesso giorno, l’arcidiocesi di Tokyo ha annunciato la sospensione delle messe pubbliche nel periodo compreso tra il 27 febbraio ed il 14 marzo. “Crediamo assolutamente nel potere delle preghiere – si legge nella nota firmata da mons. Tarcisio Isao Kikuchi –. Niente ci può impedire di pregare, solo perché le infezioni si diffondono in modo ampio. Tra le varie misure pratiche da adottare nel combattere il Covid-19, non ha senso avere una Chiesa in questo mondo se non includiamo la nostra risposta spirituale”.

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