13/03/2020, 08.47
MEDIO ORIENTE
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Coronavirus in aiuto di Netanyahu. Il Bahrain attacca l’Iran

Il premier uscente, e sotto processo, chiede un esecutivo di emergenza. Gantz apre, purché sia “ampio” e rappresentativo. Manama accusa Teheran di “aggressione biologica”. Negli Stati del Golfo crescono i contagi, ma al momento nessuna vittima. Prosegue l’emergenza in Iran con oltre 10mila contagi e 429 morti. 

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Il premier israeliano Benjamin Netanyahu vuole usare l’emergenza coronavirus, con nuovi casi in tutta la regione mediorientale, per restare al potere a dispetto di una recente tornata elettorale, la terza in un anno, senza vincitori. A processo per corruzione, la prima udienza in programma il 17 marzo, egli ha ordinato la chiusura di gran parte delle scuole primarie e secondarie del Paese e invoca la formazione di un governo di unità nazionale. 

Rivolgendosi al Paese, Netanyahu ha chiesto di “modificare la nostra routine interna” per fronteggiare “la minaccia esterna, la minaccia del virus”. Per questo è necessario “un governo di emergenza nazionale per un periodo limitato di tempo”. Il principale rivale Benny Gantz non chiude la porta, ma sottolinea che l’esecutivo deve essere “ampio” e rappresentare tutti. 

Ad oggi nel Paese si contano 109 casi di Covid-19 e oltre 32mila persone in quarantena. 

Intanto  l’Iran, la nazione dell’area con il maggior numero di casi, è accusato da Manama di “aggressione biologica” per aver nascosto la diffusione dell’epidemia. Rashid bin Abdulla Al Khalifa, ministro degli Interni del Bahrain, afferma che “con il proprio comportamento” Teheran “ha permesso che il virus viaggiasse all’estero” e ciò rappresenta “un'aggressione biologica”. Immediata la replica di Amir Abdollahian, primo collaboratore del presidente del Parlamento iraniano, secondo cui “gli Stati Uniti, che governano il Bahrain tramite la quinta flotta, è la principale responsabile della guerra biologica e per prima ha negato la presenza del coronavirus”. 

Ieri il Bahrain ha registrato 77 nuovi infetti fra i cittadini rimpatriati dall’Iran, per un totale di 195 casi. L’Arabia Saudita, che ha sospeso i pellegrinaggi e chiesto ai contagiati di non partecipare alla preghiera del venerdì, parla di 24 nuovi infetti (45 in totale). Otto i nuovi casi in Kuwait, per un totale di 80; il governo ha annunciato due settimane di festa nazionale per limitare la diffusione. Gli Emirati Arabi Uniti confermano 11 nuovi casi, per un totale di 85. Il Sultanato dell’Oman, che conta 18 casi, ha sospeso i visti di ingresso per turismo e proibito l’attracco dei traghetti. 

Ad oggi negli Stati del Golfo non si sono ancora registrate vittime. 

La situazione peggiore resta quella dell’Iran: oltre 10mila contagi, 429 vittime e poco meno di 3mila persone guarite.

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