12/07/2007, 00.00
COREA DEL SUD
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Corte Suprema: fino alle doglie della madre il feto non è un essere umano

di Joseph Yun Li-sun
Sentenza shock in Corea del Sud: un feto di 42 settimane, che pesa oltre cinque chili, “non è un essere umano”. Un sacerdote, professore di medicina all’Università cattolica di Corea, parla di “sconfitta sociale del Paese”.
Seoul (AsiaNews) – La Corte Suprema sudcoreana ha stabilito che un feto non può essere considerato un essere umano fino a che non iniziano le doglie della madre. La sentenza ha scatenato aspre polemiche in tutto il Paese, mentre la comunità cattolica parla di “verdetto deplorevole e sconvolgente”.
 
Secondo p. Lee Dong-ik, professore di medicina presso l’Università cattolica di Corea e membro della Commissione bioetica della Conferenza episcopale nazionale, “ogni Paese ha delle piccole differenze in campo legale su dove inizi o come considerare la vita, ma nessuno oltre ai giudici coreani ha mai stabilito che un bambino non nato non è un essere umano”.
 
La sentenza nasce dalla denuncia presentata nel 2001 da una giovane donna contro la sua ostetrica, accusata di omicidio colposo nei confronti del bambino che la donna portava in grembo perché a causa dei suoi consigli era stato evitato un parto cesareo ed era stata procurata un’emorragia cerebrale al bambino, nato morto.
 
La Corte, chiamata a pronunciarsi dopo la presentazione dell’appello da parte dell’ostetrica, ha deciso di condannarla per negligenza sanitaria, un crimine che in Corea si paga con un anno di galera, in questo caso tramutato in una multa.
 
Il punto più controverso del pronunciamento, che un giudice ha definito “molto difficile”, è quello in cui la Corte stabilisce che “seppure fosse disponibile l’opzione del parto cesareo, dati i cinque chili di peso del feto e le 42 settimane di crescita nell’utero materno, non si può parlare di omicidio perché esso non è da considerare essere umano fino al travaglio materno”.
 
Per p. Lee, questa frase “è una sconfitta sociale: viviamo in una società che riesce, grazie ai progressi della medicina, a salvare un bimbo di 21 settimane. E’ inaccettabile che un altro, praticamente già nato, non sia nemmeno un essere umano”.
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