15/07/2004, 00.00
COREA DEL SUD
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Corte suprema giudica reato l'obiezione di coscienza

Seoul (AsiaNews/Chosun Ilbo) – La Corte suprema ha confermato la condanna a 18 mesi di carcere per Choi Myung-jin (nella foto), un giovane testimone di Geova di 23 anni che si era rifiutato di assolvere il servizio militare per ragioni di coscienza. La sentenza segna la fine della confusione in merito all'obiezione di coscienza, tema che ha suscitato accesi dibattiti nell'opinione pubblica sud-coreana. Finora, i tribunali inferiori si erano espressi in modo discordante, ma da adesso, per gli altri 220 casi pendenti, potranno riferirsi a questa sentenza.

"Se la sicurezza nazionale – ha sostenuto la Corte - non è tutelata per l'inadempienza degli obblighi militari, non si possono garantire la dignità e il valore degli esseri umani. La libertà di coscienza non ha la precedenza sul dovere della difesa nazionale. La libertà di religione e di coscienza dovrebbe essere permessa in modo che altri valori costituzionali e la legge e l'ordine dello Stato non siano compromessi. Perciò, l'articolo 88 della legge sul servizio militare che punisce i disertori non infrange ingiustamente la dignità e il valore dell'individuo".

Uno dei giudici, Lee Kang-kook, si è opposto alla sentenza affermando che "è dovere dello Stato garantire la libertà di coscienza, uno dei diritti fondamentali della persona, perciò il governo dovrebbe mostrare più tolleranza. Altri 5 giudici, favorevoli alla decisione, hanno però espresso la necessità di introdurre un servizio alternativo alla leva. In base alla legge coreana, tutti i giovani devono svolgere il servizio militare per circa 26 mesi. Non è previsto il servizio civile sostitutivo, tranne per coloro che hanno problemi di salute.

Queste le parole di Choi Myung-jin sull'esito dell'appello: "Accetto la sentenza della Corte suprema e attendo la decisione della Corte costituzionale".

Il giovane era stato chiamato a svolgere il servizio militare nel novembre 2001. Rifiutandosi di arruolarsi, è stato accusato di aver disertato la leva senza valide ragioni ed è stato giudicato colpevole in primo e secondo grado. Lo scorso aprile si è appellato alla Corte suprema. L'ultima parola spetterà alla costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'articolo 88 da un'istanza di una corte distrettuale di Seoul.

Da diversi anni il problema dell'obiezione di coscienza è salito alla ribalta, soprattutto ad opera di giovani appartenenti alla setta dei testimoni di Geova: alcuni tribunali avevano accolto le loro istanze di esonero dalla leva per motivi di coscienza, suscitando opposizione nell'opinione pubblica.

Lo scorso maggio, la Corte distrettuale di Seoul ha prosciolto tre testimoni di Geova affermando che la Costituzione tutela la libertà di coscienza. Il 10 marzo 2003, la divisione della Corte marziale di Kangwon-do ha condannato Hee Jai Lim, studente di teologia di 22 anni, a 18 mesi di carcere anziché i 3 previsti dalla legge. Il giovane, membro della Chiesa avventista di Dong Gu Neung di Gury City, aveva rifiutato l'addestramento militare dopo essere stato arruolato il 18 agosto 2002. Commentando la sentenza, Hee ha detto. "Sono felice nonostante sia stato condannato, perché Dio mi ha usato per far conoscere il Vangelo nella base militare, che è un deserto spirituale. Dio ha seminato il seme del Vangelo".

Attualmente, i casi di obiezione di coscienza sono trattati sia dai tribunali civili che militari, che condannano l'obiettore a 18 mesi di carcere. Circa 30 organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani nel Paese stanno operando per il rilascio degli obiettori condannati a più di 18 mesi e chiedono che le sentenze delle corti civili e militari siano equiparate. Ogni anno, circa 500 giovani, soprattutto testimoni di Geova, sono arrestati perché rifiutano il servizio militare. (MR)

 

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