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» 30/05/2012
VATICANO
"Corvi" che dicono di amare il Papa, illazioni e fiducia
di Franco Pisano
Le parole di Benedetto XVI sulla vicenda dei documenti rubati. Per mons. Becciu "un atto immorale di inaudita gravità". Padre Lombardi: " coltivare "senso di equilibrio" nel descrivere i fatti "per non dar luogo a speculazioni". Una Sindrome di Dan Brown: creare un'aura di mistero e complotto.

Roma (AsiaNews) - Uno dei "corvi" è un cardinale, un altro è una donna, interrogati cinque porporati, trovate buste di documenti con già scritti gli indirizzi dei destinatari. Tutto smentito, ma tant'è: per un giorno o per una settimana serve a fare titolo. Come l'immancabile monsignore anonimo che dichiara di essere un "corvo" e di mettere in giro lettere e altri documenti del Papa per amore del Papa e della Chiesa. E l'altrettanto immancabile Hans Kung che spiega come tutto quello che sta succedendo sia provocato dal mancato rinnovamento, per cui siamo di fronte alla "crisi di un sistema intero nel suo complesso". E dentro ci si sta mettendo di tutto: dallo Ior alla vicenda di Emanuela Orlandi, alle cosche massoniche in Vaticano. Dove l'indagine, quella vera, va avanti.

Ormai la chiamano Vaticanleaks: è la vicenda, esplosa il 23 maggio, dei documenti rubati da Paolo Gabriele, "aiutante di camera", cioè cameriere personale, di Benedetto XVI. Che oggi ha sentito di dover intervenire personalmente per denunciare le "illazioni del tutto gratuite" che stanno venendo fuori, dando "un'immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà"  e confermare la sua fiducia nei suoi "più stretti collaboratori".  Ieri era stato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, a chiedere ai giornalisti "di mantenere un po' di sangue freddo" coltivare "senso di equilibrio" nel descrivere i fatti "per non dar luogo a speculazioni".

Il Papa, oggi, ha anche manifestato la sua "tristezza" per quanto accaduto e confermata la sua "ferma certezza" che Dio "mai farà mancare alla Chiesa il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino". Nei giorni scorsi, padre Lombardi aveva parlato di "una prova impegnativa per il Papa e per la Curia romana" e  mons. Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, di un Papa "addolorato". Perché, ha spiegato in un colloquio con L'Osservatore romano, "stando a quanto sinora si è potuto appurare, qualcuno a lui vicino sembra responsabile di comportamenti ingiustificabili sotto ogni profilo. Certo, prevale nel Papa la pietà per la persona coinvolta. Ma resta il fatto che l'atto da lui subito è brutale: Benedetto XVI ha visto pubblicate carte rubate dalla sua casa, carte che non sono semplice corrispondenza privata, bensì informazioni, riflessioni, manifestazioni di coscienza, anche sfoghi che ha ricevuto unicamente in ragione del proprio ministero. Per questo il Pontefice è particolarmente addolorato, anche per la violenza subita dagli autori delle lettere o degli scritti a lui indirizzati".

Per mons. Becciu, "la pubblicazione delle lettere trafugate" è "un atto immorale di inaudita gravità. Soprattutto, ripeto, perché non si tratta unicamente di una violazione, già in sé gravissima, della riservatezza alla quale chiunque avrebbe diritto, quanto di un vile oltraggio al rapporto di fiducia tra Benedetto XVI e chi si rivolge a lui, fosse anche per esprimere in coscienza delle proteste. Ragioniamo: non sono state semplicemente rubate delle carte al Papa, si è violentata la coscienza di chi a lui si rivolge come al vicario di Cristo, e si è attentato al ministero del successore dell'apostolo Pietro. In parecchi documenti pubblicati, ci si trova in un contesto che si presume di totale fiducia". Questi i motivi per i quali, a suo dire, "da parte dei giornalisti, insieme al dovere di dare conto di quanto sta avvenendo, ci dovrebbe essere anche un sussulto etico, cioè il coraggio di una presa di distanza netta dall'iniziativa di un loro collega che non esito a definire criminosa. Un po' di onestà intellettuale e di rispetto della più elementare etica professionale non farebbe certo male al mondo dell'informazione".

Sta di fatto che sembra di trovarci di fronte a una Sindrome di Dan Brown. Quando, come in tutte le cose umane, ci sono problemi, si fa di tutto per raccontare le vicende del Vaticano creando un'aura di mistero e complotto, anche dove non c'è. Ad esempio, lo scorso sabato il Papa ha ricevuto i pellegrini del Rinnovamento nello Spirito Santo. Che alla vigilia della Pentecoste parlasse loro dello Spirito Santo era piuttosto scontato, eppure c'è chi è riuscito a trovare nel suo discorso dei riferimenti ai corvi. Tutto viene forzato, si cerca il modo di coinvolgere la Chiesa in una vicenda che poi potrebbe essere anche solo una squallida storia di soldi, per quel che ne sappiamo finora. Ma cercare il complotto dovunque non è una novità.

Come non è una novità che chi mette in piazza documenti privati del Papa, danneggiando il Papa, dica di farlo per il bene del Papa. Poi si finisce sempre allo stesso modo: qualcuno ha già chiesto le dimissioni di Benedetto XVI. Gli vogliono così tanto bene da chiedergli di andarsene.

 


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