24/02/2021, 08.53
ISRAELE-PALESTINA
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Covid, da Israele dosi extra di vaccino a Paesi ‘amici’. E ai palestinesi

Una parte delle eccedenze riservato al personale sanitario dell’Autorità palestinese. Repubblica Ceca, Honduras e Guatemala fra i possibili beneficiari. Ma la scelta è oggetto di scontro politico: Gantz accusa Netanyahu di comportarsi come fosse “alla guida di un regno, non di uno Stato”.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Il governo israeliano, al primo posto nel mondo per livelli di immunizzazione contro il Covid-19, intende donare una quantità “limitata” e “inutilizzata” di dosi a nazioni terze e ai palestinesi. Fra i Paesi che beneficeranno dell’iniziativa vi è anche l’Honduras, che ha programmato l’apertura a breve della propria ambasciata a Gerusalemme. 

In seguito a un accordo stretto con Pfizer-BioNTech (e Moderna), Israele ha potuto somministrare almeno una dose di vaccino al 50% della popolazione, pari a nove milioni di persone. Tre milioni (un terzo) di cittadini hanno giù completato il programma di immunizzazione avendo ricevuto le due dosi. 

In una nota pubblicata dal gabinetto del primo ministro Benjamin Netanyahu si afferma che “Israele ha ricevuto numerose richieste di aiuto da nazioni che reclamano i vaccini”. Pur non potendo garantire ancora un aiuto “significativo” prima della fine della campagna di vaccinazione, una “quantità limitata” di dosi “inutilizzate” e “accumulate il mese scorso” potranno essere inviate ad altre nazioni. Fra i destinatari, vi sarebbe anche il personale sanitario dell’Autorità palestinese. 

Dell’invio “simbolico” dovrebbero beneficiare il Guatemala, che ha aperto lo scorso anno la propria ambasciata a Gerusalemme e attende 5mila dosi. Per lo stesso motivo anche l’Honduras, ancora fermo sulle vaccinazioni, vorrebbe ricevere una parte delle eccedenze. Fra quanti hanno già ricevuto le dosi vi è la Repubblica Ceca, il cui premier ha voluto ringraziare l’omologo israeliano per il “regalo” in vista dell’apertura della rappresentanza diplomatica a Gerusalemme, prevista per marzo.

L’iniziativa è diventata in queste ore oggetto di dibattito politico: il ministro della Difesa (e rivale di Netanyahu) Benny Gantz accusa il premier di “fare del commercio” usando “vaccini che sono destinati ai cittadini israeliani” e comportandosi come fosse “alla guida di un regno, non di uno Stato”.

Ai primi del mese Israele aveva annunciato la fornitura di circa 5mila dosi di vaccino ai palestinesi, per immunizzare almeno una parte degli operatori sanitari ogni giorno in prima linea nella lotta alla pandemia. In precedenza aveva sollevato non poche polemiche - e rimpalli di responsabilità in base alle convenzioni internazionali - la scelta di relegare ai margini i palestinesi e di non inserirli nel piano vaccinale di massa.

La scorsa settimana il governo Netanyahu aveva autorizzato la distribuzione di mille dosi del russo Sputnik a Gaza. Secondo le Nazioni Unite e diverse Ong pro-diritti umani, Israele ha “l’obbligo” in quanto potenza “occupante” di “fornire” i vaccini ai 2,8 milioni di palestinesi in Cisgiordania e ai due milioni di abitanti della Striscia di Gaza, da tempo oggetto di un durissimo blocco commerciale.

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