08/09/2018, 08.30
BANGLADESH-MYANMAR
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Cox’s Bazar, Caritas per i Rohingya e contro la deforestazione

di Sumon Corraya

Gli alberi delle foreste vengono utilizzati come materiale da costruzione e legna da ardere. Le famiglie nei campi di Ukhia e Teknaf ne bruciano ogni giorno circa 2.250 tonnellate. Cinquemila acri di superficie sono ormai diventati un deserto. Da giugno, i volontari di Caritas distribuiscono piante arboree, semi di verdure e piantano diverse specie di alberi. La Corte penale internazionale vuole processare il Myanmar.

Cox’s Bazar (AsiaNews) – Salvare dalla deforestazione colline e foreste intorno ai campi profughi Rohingya: è l’obiettivo dell’ultima iniziativa di Caritas Bangladesh, che intende sostituire gli alberi abbattuti per la costruzione dei rifugi con prati, verdure e piante.

Fuggiti dalle violenze perpetrate dall’esercito birmano nello Stato di Rakhine, sono ormai circa un milione i Rohinghya che vivono sulle alture circostanti Cox’s Bazar, dall’altro lato del confine. Le organizzazioni locali ed internazionali per il soccorso li hanno aiutati fornendo loro materiali plastici per la costruzione di piccoli alloggi.

All'inizio però, molti rifugiati raccoglievano nelle foreste vicine la legna da utilizzare per le proprie abitazioni. Ciò ha portato a una profonda deforestazione. Un solo esempio: le famiglie Rohingya che risiedono nei campi profughi di Ukhia e Teknaf bruciano ogni giorno circa 2.250 tonnellate di legna da ardere solo per cucinare. Coast Trust, una Ong locale, afferma che “di questo passo, le foreste del luogo potrebbero scomparire entro il 2019”.

Un anno fa, Ukhya e Teknaf erano aree collinari verdi; in seguito all’arrivo dei Rohingya, i cinquemila ettari di superficie sono ormai diventati un deserto. Aree in precedenza abitate da elefanti selvatici sono ora sterili. Il paesaggio lussureggiante, verde e collinare si è rapidamente trasformato in distese appiattite di terra rossa, coperte da tende di tela a perdita d'occhio.

Dallo scorso giugno, il braccio sociale della Chiesa cattolica è tuttavia impegnato a porre rimedio. James Gomes, direttore regionale di Caritas Chattogram, dichiara ad AsiaNews: “Stiamo lavorando a Cox's Bazar per prevenire un disastro naturale. Le autorità locali ci hanno detto di salvare l'ambiente in cui vivono i Rohingya e per questo stiamo piantando diversi tipi di erba, verdure e piante”. I volontari si occuperanno anche della loro manutenzione.

“Abbiamo varato anche un altro progetto di tutela ambientale: stiamo distribuendo bombole del gas ai rifugiati, in modo che non abbattano più gli alberi”, aggiunge Gomes. L’ambientalista Dipok Shorma ribadisce: “A Cox's Bazar, una foresta di cinquemila acri è già andata distrutta. Eppure, essi continuano a rimuovere persino le zolle dei prati per le loro case. Tutto ciò deve fermarsi ora”.

I volontari di Caritas hanno distribuito piante arboree a 15mila famiglie, cui presto se ne aggiungeranno altre 27mila. Sulle colline, oltre 5milioni di piantine sono state già interrate e altri tre milioni sono in arrivo. Ad esse si aggiungono alberi di guava, limone, mango, mahagony ecc. La Caritas ha anche distribuito semi di ortaggi per il giardinaggio domestico e la coltivazione di verdure. James Gomes spera che “entro un anno si vedranno risultati molto positivi dei nostri sforzi”.

Mentre in Bangladesh continua l’emergenza umanitaria, la Corte penale internazionale (Icc) ieri ha deliberato di avere giurisdizione sulla presunta deportazione dei Rohingya nel Paese, come possibile crimine contro l’umanità. La decisione del Tribunale dell'Aia spiana la strada al pubblico ministero Fatou Bensouda per esaminare se vi sono prove sufficienti per presentare le accuse contro il Myanmar.

Anche se Naypyidaw non è uno Stato membro dell’Icc, il Bangladesh ne fa parte. Per questo, la deportazione dall’altra parte del confine basta a conferire la competenza del caso alla Corte. Secondo gli esperti, con questa decisione il pubblico ministero “non ha altra scelta che presentare una richiesta” per aprire un’inchiesta preliminare. Il Myanmar nega di aver commesso atrocità contro i Rohingya, affermando che i suoi militari hanno condotto azioni giustificabili contro i militanti islamisti. Il governo ha finora sempre dichiarato che non intende cooperare con il tribunale internazionale.

Le autorità birmane affermano anche di esser pronte ad avviare il processo di rimpatrio dei profughi, sancito dagli accordi con il Bangladesh. Tuttavia, i Rohingya non si fidano del governo ed il loro ritorno non sembra imminente.

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