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  • » 12/10/2017, 11.37

    BANGLADESH

    Cox’s Bazar: la Caritas distribuisce cibo a 70mila Rohingya

    Sumon Corraya

    Il governo di Dhaka concede il permesso di portare cibo e beni di prima necessità per 60 giorni. Il braccio sociale della Chiesa cattolica collabora con il World Food Program nel campo profughi di Ukhiya. Ogni giorno i volontari distribuiscono legumi, pasti caldi, zucchero e olio.

    Cox’s Bazar (AsiaNews) – La Caritas del Bangladesh ha ottenuto il permesso dalle autorità di Dhaka per portare aiuti e sfamare i profughi musulmani Rohingya rifugiati nel sud del Paese. Mons. Gervas Rozario, presidente del braccio sociale della Chiesa cattolica in Bangladesh, afferma ad AsiaNews: “Con il sostegno economico di Caritas Internationalis, abbiamo iniziato a distribuire cibo a 70mila persone e continueremo per i prossimi due mesi”.

    Nelle ultime settimane sul suolo bengalese sono entrate oltre 520mila persone provenienti dal Myanmar. Esse scappano alle violenze perpetrate sia dai militari che dai ribelli dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa). Tra di loro, non solo musulmani ma anche tanti indù. Il governo di Sheikh Hasina, dopo aver aperto le frontiere, ha però sottolineato che gli sfollati resteranno nel Paese solo fino al termine dell’emergenza, e in seguito dovranno fare ritorno ai luoghi d’origine.

    Il vescovo riferisce che i volontari di Caritas Bangladesh stanno collaborando con i funzionari del World Food Program. Questi ultimi sono impegnati nell’assegnazione di riso, mentre l’associazione della Chiesa distribuisce legumi, zucchero, sale e olio. Inoltre ogni giorno prepara pasti caldi per 10mila famiglie, per un totale di quasi 70mila individui.

    Mons. Rozario, che è anche vescovo di Rajshahi e vice presidente della Conferenza episcopale del Bangladesh, ha visitato il campo profughi di Ukhiya, nel distretto di Cox’s Bazar, e descrive le condizioni in cui vivono gli sfollati. “La loro situazione è terribile – afferma – in particolare per quanto riguarda donne e bambini, i più vulnerabili. Hanno bisogno di cibo, beni di prima necessità, luoghi in cui ripararsi, medicine”. Tanti hanno visto parenti e amici uccisi davanti ai loro occhi e non riescono a dimenticare l’orrore di quelle violenze. Come Sukina Begum, 35 anni, che ha assistito all’uccisione del suocero e dice: “Siamo grati alla Caritas per il sostegno che ci sta dando”.

    Sul ruolo del governo del Myanmar in questa crisi umanitaria, mons. Rozario ritiene che esso stia “ritardando le discussioni con le autorità del Bangladesh. Credo che Aung San Suu Kyi sia impotente di fronte al governo dei militari. Invece per stabilire la pace c’è bisogno di democrazia. Solo la democrazia è la porta per la pace”.

    James Gomes, direttore regionale della Caritas a Chittagong, in cui rientra la zona di Cox’z Bazar, fa sapere di “aver avuto il permesso di operare per 60 giorni. In seguito, se verrà rinnovata la concessione, continueremo a portare aiuto”. 

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