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  • » 20/06/2016, 11.21

    LIBIA

    Crisi libica: spiragli di pace nel Fezzan, firmato l’accordo fra i gruppi del Sud



    A Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, siglato il patto per affrontare la crisi umanitaria nella parte meridionale del Paese. La zona è ricca di risorse naturali ed è la "porta" per ogni tipo di traffico. Nell’area è in atto una gravissima crisi sanitaria e umanitaria. Fondamentale riaprire le comunicazioni per sostenere il processo di ricostruzione dello Stato. 

    Fezzan (AsiaNews) - I gruppi politici ed etnici del sud della Libia hanno raggiunto un accordo - siglato a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio - che permetterà di affrontare la drammatica situazione umanitaria in cui verte questa parte da sempre marginalizzata del Paese. Firmato lo scorso venerdì 17 giugno, al termine di una settimana di colloqui fra le varie componenti del mosaico etnico e tribale del sud, l’accordo è stato reso possibile grazie alla mediazione dei vertici di Sant’Egidio che hanno riunito per la prima volta attorno a un tavolo tutte le parti in causa.

    Il Fezzan è una regione territoriale di ampia estensione, che conta circa 400mila abitanti; l’area è ricca di risorse naturali - è qui che si trovano i maggiori pozzi petroliferi della Libia, oltre che risorse idriche e uranio - ed è pure la porta di ingresso sud e sud-ovest del Paese per ogni tipo di traffico, fra cui la tratta di esseri umani. Nel Fezzan, infatti, si concentrano le popolazioni in fuga da Niger, Mali, Sudan; a questo si aggiunge il contrabbando, di ogni tipo e natura. 

    La sua complessa composizione etnica e le ingerenze esterne di poteri che hanno da sempre cercato di pescare nel torbido lo hanno reso luogo di forti tensioni, come avvenuto dopo il crollo del regime di Gheddafi e la propagazione della guerra civile libica. A causa della mancanza di stabilità e di controllo, esso rappresenta un luogo privilegiato di transito per l’immigrazione verso l’Europa e per l’ingresso di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico].

    Approfittando del vuoto di potere e delle istituzioni, il movimento jihadista ha trasformato Sirte nella sua roccaforte. E anche in caso di sconfitta nella città, i miliziani possono fuggire verso sud e assumere il controllo del Fezzan, considerato come la “Caverna di Ali Baba” per le risorse e per le possibilità “logistiche” che questa regione dai confini estesi offre ai gruppi terroristi, fra cui lo stesso Daesh. 

    L’inesistenza delle istituzioni statali e della sicurezza ha spinto i dottori coreani a disertare la regione, lasciando i presidi medici nelle mani di pochi professionisti libici che compiono sforzi eroici nell’affrontare bisogni e cure sempre più pressanti in questa parte del mondo. La proliferazione di malattie, acuita dal massiccio flusso migratorio di disperati che attraversano in condizioni precarie i deserti prima di raggiungere il Fezzan, ha aggravato la situazione. Senza contare i feriti nella lotta contro i terroristi di Daesh a Sirte, trasportati e curati in quell’area. 

    Carenze di medicinali, di strutture e di personale adeguato hanno impedito agli ospedali sparsi nel Fezzan di operare; tutto ciò ha comportato il decesso di molti bambini, donne e anziani impossibilitati a ricevere le cure mediche necessarie. Le continue interruzioni della corrente elettrica, un fenomeno in aumento, hanno dato infine il colpo di grazia a queste strutture sanitarie già di per sé fragili e precarie. 

    Dinanzi a questa drammatica situazione, mentre la Libia attraversa un periodo contraddistinto da spartizioni e divisioni, le componenti di una gran parte del Paese hanno scelto di mettere da parte dissensi e disaccordi per fare fronte comune contro il pericolo incombente. E ancora una volta la Comunità di Sant’Egidio ha mostrato di essere l’unico interlocutore interessato al Fezzan, dimenticato non solo dai “governi” del nord ma anche dall’intera comunità internazionale.

    Già nel recente passato il suo intervento si è dimostrato essenziale per la riconciliazione di due tribù in lotta da tempo fra loro - Tabù e Tuareg - attraverso la firma di un accordo di pace e la riapertura delle vie di comunicazione a sud, oltre che aver ottenuto il riconoscimento dell’autorità del presidente Serraj. Un passo, quest’ultimo, importante per il rafforzamento del governo sostenuto dall’Onu e dall’Italia, insieme a tutta la comunità internazionale. 

    L’accordo sulle questioni umanitarie firmato a Roma il 17 giugno riapre la possibilità di inviare aiuti di emergenza a strutture ospedaliere situate in tutte e cinque le province del Fezzan, prive persino dei materiali di prima necessità, come i kit per le vaccinazioni dei bambini. Esso permetterà pure l’invio e la distribuzione di aiuti umanitari nella zona, garantendo anche la presenza della Croce rossa internazionale, della cooperazione italiana e di altre Ong internazionali.

    Riaprire le comunicazioni con questa parte della Libia è fondamentale per implementare il processo di ricostruzione dello Stato, sostenuto dalle stesse Nazioni Unite. (PB)

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