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  • » 08/09/2010, 00.00

    PAKISTAN

    Cristiana pakistana, madre di due figli, rapita e costretta alla schiavitù a causa di un debito

    Jibran Khan

    Il marito lavora come bracciante e aveva contratto un debito per curare il padre malato. Il padrone musulmano ha minacciato e offeso la famiglia: “La vostra vita vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”. All’inizio la polizia non ha voluto accettare la denuncia del rapimento.
    Kasur (AsiaNews) – Una donna cristiana, madre di due figli, è stata rapita da un gruppo di musulmani perché il marito non ha pagato un debito contratto per la povertà. Il creditore musulmano aveva minacciato di prendere madre e i due figli come schiavi, fino a che il debito non fosse sanato. Due giorni fa, il marito della donna, insieme ai figli e ai parenti ha inscenato un sit-in di protesta (v. foto) per chiedere l’intervento della polizia che finora non si è mossa.
     
    L’incidente è avvenuto a Fatehpur Kasur, una piccola località del distretto di Kasur, a circa 100 km da Lahore, capitale della provincia del Punjab.
     
    Qui vive Ejaz Masih, padre di due figli, insieme alla moglie Sana e ai genitori di lui. Ejaz lavora a giornata nei campi e sua moglie fa la domestica, compiendo sacrifici per mandare i loro figli a scuola.
     
    Lo scorso luglio, Muhammad Nawaz Randhawa ha venduto i suoi campi a Chaudhry Ilyas Tiwana, incamerando tutti i rapporti di lavoro con i braccianti.
     
    Tempo prima Ejaz Masih aveva chiesto un prestito a Randhawa per il padre, che aveva bisogno di cure mediche. Randhawa ha comunicato a Tiwana del debito . Il 15 agosto scorso Tiwana ha chiamato Ejaz Masih è ha preteso il pagamento del debito entro due settimane “altrimenti – ha detto – dovrai pagare i miei campi per il resto della tua vita, insieme alla tu famiglia”. Tiwana ha anche espresso minacce: “Verremo a prendere tua moglie e i tuoi figli per farli lavorare come schiavi da noi. Non hai altra scelta [che pagare]. Non osare dire questo a qualcuno, altrimenti sarai responsabile delle conseguenze”. E ha aggiunto: “Siete una vita che vale poco e sarete sempre nostri schiavi. Noi musulmani siamo superiori ad ogni altra religione”.
     
    Cacciato fuori, Ejaz ha raggiunto casa, dove ha raccontato dell’incidente a sua moglie e ai genitori.
    “Mia moglie – riferisce ad AsiaNews – ha detto che dovremmo contattare la polizia e le autorità, perché non possiamo lasciar prendere i nostri figli come schiavi. Io ho fatto notare che questa gente è molto influente e che ci uccideranno se contattiamo la polizia. I miei genitori ci hanno consigliato di mandare i figli a casa del loro zio, per sicurezza. E così abbiamo fatto”.
     
    “Il 3 settembre scorso – continua Ejaz -  verso le 5 del mattino, 7-8 persone armate sono venuti a rapire mia moglie sotto la minaccia delle armi. Ho cercato di fermarli, ma mi hanno gettato per terra. Hanno anche picchiato mio padre”.
     
    La madre di Ejaz Masih ha gridato per chiedere aiuto, i vicini di casa sono usciti fuori, ma nessuno ha tentato di fermare i rapitori. Il fratello di Ejaz, Javed, ha contattato la polizia, ma essi hanno rifiutato di ricevere la denuncia.
     
    Il 6 settembre, Ejaz, insieme ai suoi genitori, ai figli e al fratello, hanno protestato davanti al Fatehpur Kasur Press Club, chiedendo la liberazione della moglie e domandando giustizia.
    Nonostante molti tentativi e richieste, non è stato possibile avere da Tiwana alcun commento sull’accaduto.
     
    Dopo la protesta, Malik Babar, ufficiale di polizia ha dichiarato: “Siamo coscienti della questione e arresteremo i colpevoli”. L’ufficiale del distretto ha invece dichiarato di no avere informazioni in merito, ma che “istruirà la polizia per prendere le decisioni necessarie”.
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