03/03/2021, 11.31
IRAQ - VATICANO
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Cristiani, yazidi, musulmani: voci dall’Iraq che aspetta il papa (I)

La venuta del pontefice porta con sé tre messaggi: di speranza, di pace e di convivenza ed è un sogno che “diventa realtà”. Dagli yazidi un ringraziamento per il sostegno manifestato in questi anni. Musulmano sunnita: “Vogliamo pregare assieme ai cristiani”, dal papa uno stimolo “a rialzarci e ricostruire”.

Mosul (AsiaNews) - Un “sogno che diventa realtà” in una prospettiva di dialogo interreligioso e di convivenza che esce rafforzata e che deve “unire” tutti i cittadini irakeni. In un Paese che aspetta l’imminente viaggio apostolico di Papa Francesco, il tema del rapporto e del dialogo tra religioni diverse, all’insegna del motto “Siete tutti fratelli”, è uno degli aspetti principali e dibattuti. Per la giornalista cristiana Mery Aoraha Marawge la sua presenza rafforzerà la “fede in un unico Dio, come figli di Abramo”. Per un 49enne Peshmerga yazidi, originario di Sinjar, uno dei centri su cui si è abbattuta con maggior forza la violenza dello Stato islamico (SI, ex Isis) Francesco “è un grande uomo sul piano spirituale” che in questi anni ha pensato “anche a noi”. Nori Faesl Youni, musulmano sunnita di Ninive, auspica che la visita porti “pace dopo le divisioni, il fanatismo, l’estremismo che ci è stato instillato” e “per questo vogliamo pregare assieme ai cristiani”. 

Questa serie di voci e testimonianze, approfondisce i temi che caratterizzano il viaggio apostolico: incontrare la comunità cristiana; approfondire il rapporto tra religioni diverse; incontrare l’Iraq. Pensieri e aspettative sono stati raccolti grazie alla collaborazione di don Paolo Thabit Mekko, responsabile della comunità cristiana a Karamles, nella piana di Ninive, e di p. Samir Youssef, parroco della diocesi di Amadiya, nel Kurdistan irakeno.
Ecco le loro testimonianze.

Mery Aoraha Marawge, giornalista cristiana in pensione, 56 anni, Enishke
Il papa in Iraq, in Mesopotamia, nella mia terra, è un sogno che diventa realtà. Il valore della visita è nello slogan “Siamo tutti fratelli” nella fede in un unico Dio, come figli di Abramo. Questo aspetto ci dona forza ed energia positiva per vivere in pace, praticando le preghiere e la nostra fede in libertà. Spero che il suo arrivo possa portare pace, stabilità, sicurezza e rispetto reciproco tra tutte le religioni e che il viaggio si svolga in pace e in piena sicurezza. 

Shamo Khoded Qolo, 49enne yazidi, militare Peshmerga di Sinjar
Abbiamo approfondito questa visita studiando la figura del papa. Dopo che siamo emigrati qui a Enishke, nel Kurdistan, lo abbiamo amato ancora di più e apprezziamo la sua vicinanza, il sostegno alla nostra causa, il fatto che abbia inviato dei rappresentanti del Vaticano a farci visita. Il papa per noi Yazidi è un grande uomo sul piano spirituale. Noi siamo nel suo cuore, non siamo dimenticati perché lui pensa anche a noi. Condividiamo la felicità dei nostri fratelli cristiani e partecipiamo a questa attesa, perché siamo diventati una famiglia. Tutte le sue tappe sono un incoraggiamento a vivere insieme, accettarsi l’un l’altro, e hanno una grande dimensione spirituale, sociale e culturale. A Mosul vedrà le distruzioni, col volo in elicottero potrà vedere anche le devastazioni a Sinjar, la mia città natale, pregare dal cielo per tutte le vittime yazidi e lavorare per le donne che sono ancora nelle mani dell’Isis. Infine, spero che possa incoraggiare il governo alla ricostruzione di Sinjar e saremo accanto a lui nella difesa dei deboli e nella lotta per il bene degli oppressi.

Reeta Riyadh, casalinga cristiana di 26 anni, Karamles
Accogliamo con gioia Papa Francesco in Iraq, una visita importante in una prospettiva di pace e di dialogo. Ciò assume un particolare significato per i cristiani, che vivono tempi difficili nel nostro Paese a causa delle violenze del recente passato. 

Nori Faesl Younis, musulmano sunnita, insegnante, Ninive
In quanto cittadino irakeno, la visita di papa Francesco ha un grande significato per me. L’Iraq ha sete di visite come questa, abbiamo bisogno di un rimprovero, di uno stimolo a rialzarci e ricostruire dopo le distruzioni e la corruzione. La sua venuta farà molto per il Paese, attirando l’attenzione del mondo su di noi, rafforzando le relazioni sul piano religioso e cultuale, catturando gli sguardi sulla nostra storia, la cultura, la civiltà, la convivenza fra religioni. Spero anche possa essere portatrice di pace dopo le divisioni, il fanatismo, l’estremismo che ci è stato instillato. E mi auguro anche che il suo motto “Siamo tutti Fratelli” prenda posto nel nostro cuore, in tutti gli irakeni, che possa piantare il seme della pace e dell’amore che Gesù Cristo ha insegnato all’umanità. Per questo vogliamo pregare assieme ai cristiani, perché anche loro restino attaccati a questa terra, la terra dei loro padri, e non pensino a migrare in nazioni straniere.

Riyadh Gilyana, 60enne cristiano padre di famiglia, Karamles
Questo è un appuntamento storico, il primo papa che viene a visitare l’Iraq per vedere con i propri occhi e conoscere di prima mano la condizione dei cristiani. Ciò assume un valore ancora maggiore dopo tutte le violenze, le distruzioni, gli sfollamenti e la devastazione delle case [per mano dell’Isis e dei gruppi jihadisti]. Speriamo davvero che questo viaggio possa essere un gesto verso di benevolenza verso tutti i cittadini irakeni.

Shamy Hawel Iskharia, 34enne insegnante e catechista cristiana, Duhok
La venuta del papa porta con sé tre messaggi: di speranza, di pace e di convivenza. Da tempo il Paese è in attesa della visita di un papa, un sogno per San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che trova compimento con Francesco, che realizzerà l’idea dei predecessori. Il suo motto è un invito che vale per noi e per tutto il mondo, quello di essere fratelli. E nell’incontro con tutti i leader religiosi a Ur, la terra di Abramo, darà una grande spinta, un forte incoraggiamento alla fraternità umana. Infine, vorremmo che il papa attraverso questa visita dicesse a tutti gli irakeni, a tutti i capi religiosi e ai politici che siamo fratelli e uniti in questa nazione che soffre. Basta rifugiati, basta violenze, basta uccidersi l’un l’altro!

(FINE PRIMA PARTE)

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