31/05/2012, 00.00
NEPAL
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Cristiani nepalesi: i diritti promessi dal governo non siano pura propaganda

di Kalpit Parajuli
Il governo maoista sigla un accordo in sei punti con la minoranza cristiana. Le autorità si impegnano a difendere i diritti di cattolici e protestanti e promettono seggi di rappresentanza in parlamento. Dopo il fallimento dell'Assemblea costituente il Paese rischia il collasso economico e sociale.

Kathmandu (AsiaNews) - Il governo nepalese garantirà i diritti e la rappresentanza politica ai cristiani. E' quanto emerge da un accordo in sei punti siglato nei giorni scorsi dalla Nepal Christian Federation e autorità nepalesi. Il memorandum non soddisfa i leader cattolici e protestanti che hanno forti dubbi sulla reale applicazione. Esso sarebbe solo una manovra dei partiti politici per raccogliere consensi fra le minoranze in caso di una elezione dell'Assemblea costituente. Quella eletta nel 2008 si è sciolta il 28 maggio scorso dopo la mancata consegna della nuova costituzione. 

Al primo punto, il governo si impegna a garantire i diritti e lo sviluppo delle minoranze cristiane; il secondo riguarda invece la possibilità per cattolici e protestanti di festeggiare oltre al Natale, già considerata festa nazionale, altre festività religiose senza essere discriminati sul posto di lavoro. Al terzo punto, le autorità assicurano la protezione di chiese ed edifici legati al culto. Il quarto prevede per la prima volta la possibilità di una rappresentanza in parlamento per i cristiani, a tutt'oggi senza deputati. Il quinto e il sesto punto riguardano la creazione con le altre minoranze di un gruppo di azione a sostegno dei partiti politici e la promozione dei diritti dei cristiani nella futura costituzione.

Chirendra Satyal, delegato delle Chiesa cattolica, sottolinea che  "i cristiani e tutta la popolazione nepalese sono stanchi delle promesse dei politici e dei continui cambi di governo. La maggioranza dei cattolici e dei protestanti è scettica rispetto all'accordo firmato con le autorità". Chari Bahadur Gahatraj protestante e segretario della Nepal Christian Federation dà un ultimatum ai leader del governo maoista: "Durante la monarchia indù siamo sempre stati emarginati. Dal 2007 il Paese è una repubblica laica, ma il nostro status non è cambiato. Se i politici non rispetteranno l'accordo siamo pronti a prendere severe misure in merito".   

In Nepal vivono circa 150mila cristiani, di questi circa 8mila sono cattolici. Con il crollo della monarchia indù nel 2006 e la nascita di uno Stato laico ai cristiani è stata concessa una maggiore libertà di culto. Nonostante siano ancora frequenti le discriminazioni da parte degli indù, le conversioni sono in crescita. Secondo le stime della comunità cattolica di Kathmandu ogni domenica sono circa 200 i non cattolici che assistono alla messa nella cattedrale. I casi di conversione sono ostacolati dalla maggioranza  indù, che ha ancora molta influenza nel Paese e sulle sue autorità. La costituzione provvisoria  garantisce a ciascun cittadino il diritto di professare qualsiasi credo. Tuttavia da circa un anno il parlamento discute un nuovo codice penale che vieta il passaggio da una religione all'altra e la diffusione di materiale religioso, con pene che possono giungere fino a cinque anni di carcere.  

Dopo il fallimento dell'Assemblea costituente guidata dai maoisti, il Nepal si trova ad affrontare un pericoloso caos economico, politico e istituzionale che rischia di condurre il Paese al collasso, con la possibilità di scontri etnici che potrebbero coinvolgere anche le minorenze religiose. Oggi la Corte suprema ha contestato i tentativi del governo maoista di indire nuove elezioni per il prossimo novembre. I partiti di opposizione premono invece per le dimissioni del Primo ministro Baburan Bhattharai. Egli sarebbe il quarto Premier a dimettersi dal 2009.

 

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