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  • » 16/03/2011, 00.00

    PAKISTAN

    Cristiani pakistani si convertono all’islam dietro minacce e intimidazioni

    Aoun Sahi*

    Quest’anno il ritmo è di circa 60 al mese. In una sola madrassa di Lahore, 678 cristiani nel 2009 hanno abbracciato l'islam. Nel 2010 il numero è cresciuto sino a sfiorare quota 700. Attivisti cristiani: “giorni pericolosi” per le minoranze, le leggi sulla blasfemia usate per costringere al cambio di fede.
    Lahore (AsiaNews/TNS) – In un assolato pomeriggio della seconda settimana di febbraio 2011, la 45enne Azra Bibi, avvolta da uno scialle nero, ha varcato con il figlio di 10 anni la soglia della Jamia Naeemia, una madrassa (scuola coranica, ndr) di ispirazione sunnita-barelvi, situata in un’area affollata di Lahore. Accompagnata dal testimone musulmano, il 45enne Chaudhry Muhammad Islam, Azra – che di recente si è convertita all’islam – insieme ai suoi sei figli ha chiesto dell’imam della Jamia. È venuta nella scuola coranica per ricevere i documenti che comprovano, in via legale, che non è più una cittadina di fede cristiana.
     
    Il giovane operatore della Jamia Naeemia parla con il suo capo al telefono, apre un cassetto del tavolo mezzo ammaccato ed estrae un libro spesso circa sei centimetri, avvolto in un manto blu. Il ragazzo scorge una pagina vuota e inizia a trascrivere le sue generalità.
     
    Il libro è un registro utilizzato per segnare i dati relativi alle conversioni all’islam. Un libro basta per inscrivere 100 casi di conversioni. Un mobiletto in legno nuovo di zecca, gremito di libri come questo, è utilizzato per riporre i registri. I responsabili della madrassa affermano che il numero di persone che si convertono da altre religioni all’islam – in particolare dal cristianesimo – sono in continua crescita. Almeno 50 o 60 cristiani abbracciano l’islam ogni mese, firmando un foglio bianco e verde all’interno del registro in cui dichiarano: di accettare l’islam senza bramosie o dietro pressioni; promettono di “rimanere fedeli all’islam per il resto della vita”; di cercare di vivere il resto del loro tempo seguendo i principi imposti dall’islam.
     
    Raghib Naeemi, direttore della Jamia Naeemia, sottolinea che il suo istituto non possiede un ufficio per la preghiera del venerdì. “Tutti quelli che si convertono all’islam – racconta – vengono alla Jamia di loro spontanea volontà, accompagnati da alcuni musulmani della loro zona che fungono da testimoni. Per quanti aspirano alla conversione, abbiamo stabilito come prerequisito il fatto di dichiarare che abbracciano l’islam senza bramosia o costrizione”. Egli aggiunge che tutti i cristiani che si sono convertiti all’islam non lo fanno perché apprezzano questa nuova religione. “Alcuni di loro – spiega – si convertono all’islam perché vogliono mettere fine al loro matrimonio, aspetto non facile nella religione cristiana, oppure vogliono sposare un cugino, un ragazzo o una ragazza musulmana. Oltre il 90% dei neofiti sono analfabeti”.
     
    Il registro della Jamia Naeemia mostra che 678 cristiani si sono convertiti all’islam nel 2009; la cifra ha raggiunto i 693 nel 2010, mentre quest’anno sono stati 95, finora, i cristiani che hanno abbracciato l’islam. La moschea di Badshahi è un altro istituto che emette certificati per quanti si convertono all’islam. Muhammad Yousuf, assistente del responsabile dei protocolli della moschea, afferma che sono molto rari i giorni in cui non vengono registrati casi di cambio di fede. “Alle volte sono dozzine le persone che vengono da noi in un giorno, per convertirsi all’islam. In assoluto, la maggioranza di questi – precisa – proviene dalla minoranza cristiana”.   
     
    Peter Jacob, direttore esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace (Ncjp) della Chiesa cattolica pakistana, non si mostra affatto sorpreso nel sapere che una parte dei tre milioni di cristiani pakistani, di questi tempi, ha deciso di abbracciare l’islam. “Sono giorni pericolosi e problematici per le minoranze religiose del Paese”, afferma il leader cristiano. “La gente non ha fiducia nella polizia o nel sistema giudiziario e il tipo di paura che si prova oggi non ha precedenti in passato”.
     
    Per legge, in materia di fede non esistono vincoli alle conversioni. “Ma in Pakistan – continua l’attivista cattolico – è concessa la conversione all’islam sola andata; questo elemento può risultare fatale per le diversità religiose della nazione. E non sono solo i cristiani a essere impauriti. Tutte le minoranze sono sotto pressione”. Jacob ritiene che la sicurezza sia diventata la causa principale per cui i cristiani, emarginati e discriminati, si convertono all’islam. “Le leggi sulla blasfemia – conclude – sono anche sfruttate per esercitare pressioni affinché i cristiani si convertano all’islam”.
     
    Il mese scorso Shahbaz Bhatti, il solo ministro dell’esecutivo appartenente ad una minoranza religiosa (cattolica, ndr) è stato assassinato a Islamabad. I talebani hanno rivendicato l’omicidio, affermando di aver “punito” il ministro perché ritenuto un blasfemo.
     
    Azra Bibi – il cui marito è tuttora cristiano e vive separato da moglie e figli – spiega di essersi convertita all’islam solo perché la considera la religione più bella. “Mi sono trasferita in un sobborgo musulmano e ora è tutto fantastico. Mi sento più al sicuro”. Ogni giorno dopo pranzo, una donna del vicinato va a trovarli per insegnare alla donna e ai figli l’islam e le pratiche della fede.
     
    Quel giorno nella madrassa, mentre Azra Bibi sistemava il suo documento in cui dichiarava di essere musulmana e di prepararsi a partire, una giovane coppia ha fatto il suo ingresso. Parvaiz Masih, un 23enne guidatore di risciò e la 22enne cugina Nasreen sembravano avere una gran fretta di convertirsi all’islam. Ma i funzionari della Jamia esitavano, perché la coppia non aveva i due musulmani come testimoni ad accompagnarli. “Mi piace l’islam e voglio convertirmi. Voglio essere chiamato Muhammad Parvaiz. Così sarò al sicuro adesso. Prenderò decisioni riguardanti la mia vita solo dopo la conversione all’islam”.
     
    Il riferimento di Masih era al matrimonio con sua cugina, Nasreen – fuggita da casa per venire alla Jamia con lui. La ragazza era riluttante nel fornire spiegazioni sul perché intendesse convertirsi all’islam. “Mi piace l’islam” è tutto quanto ha detto.
     
    Joseph Francis, direttore nazionale di Centre for Legal Aid Assistance and Settlement (Claas), ritiene che tutti questi siano casi di conversioni forzate. “I funzionari di Jamia Naeemia o della moschea di Badshahi non approfondiscono le ragioni in base alle quali la gente si converte all’islam. Abbiamo anche scoperto che in molti casi giovani donne cristiane sono sequestrate e date in spose a uomini musulmani. Sono costrette a cambiare la religione e non vi sono mezzi per ottenere il cambio, perché una volta dichiarate musulmane non vi è possibilità di ritorno al cristianesimo”. L’attivista cristiano afferma che la sua organizzazione ha ricevuto almeno sette di questi casi nel 2008, quattro nel 2009 e sei nel 2010.
     
    Il preambolo alla Costituzione del Pakistan garantisce adeguate misure a favore delle minoranze, perché possano professare e praticare liberamente la loro religione e sviluppare la loro cultura. L’Enforcement of Shariah Act 1991, promulgato il 18 giugno 1991, stabiliva che la legge islamica, la shariah, avesse il predominio su tutte le leggi terrene. Ma alla Clausola 4 della Sezione 1, viene stabilito che “Nulla di quanto è contenuto in questa Legge dovrà colpire le garanzie personali, la libertà religiosa, le tradizioni, i costumi e il modo di vivere dei non musulmani”.
     
    Tuttavia, la situazione pratica è di gran lunga diversa. Per esempio Tahir Iqbal, musulmano convertito al cristianesimo, è stato accusato di blasfemia a Lahore nel 1990. L’allora giudice del tribunale cittadino ha respinto l’istanza di rilascio su cauzione, presentata il 7 luglio 1991 e ha emesso la seguente sentenza: “Il difensore incaricato dal richiedente ha ammesso alla mia presenza che il firmatario [della petizione] si è convertito al cristianesimo. Con questa ammissione del rappresentante legale del firmatario non vi è alcuna necessità di verificare ulteriormente le accuse. Dal momento che la conversione in sé rappresenta un reato dalle conseguenze molto gravi, non ritengo che il firmatario possa essere rilasciato su cauzione in questa fase”. È interessante sapere che non esistono leggi in Pakistan, che considerano reato la conversione dall’islam ad un’altra religione.
     
    Gli attivisti per i diritti umani affermano che non esiste un modo per capire se i cristiani che si sono convertiti all’islam, lo hanno fatto per libera scelta o dietro pressioni. “Riceviamo molti casi all’anno, di ragazze cristiane rapite e costrette a sposare uomini musulmani” spiega a TNS I.A. Rehman, direttore della Commissione per i diritti umani in Pakistan. “Di questi tempi, i problemi legati alla sicurezza sono uno dei motivi che spingono le minoranze a convertirsi all’islam. Abbiamo registrato casi nei quali le persone perdevano il lavoro a causa della fede, era negata l’ammissione alle università o alle scuole inferiori, infine vi sono tabù a livello sociale che sfociano in discriminazione. Tutti questi fattori possono spingere a cambiare la fede”. 
     
    * Aoun Sahi è un giornalista musulmano pakistano di The News International.
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