12/03/2013, 00.00
EGITTO - LIBIA
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Cristiano morto a Bengasi: esplode al Cairo l'ira dei copti egiziani contro la Libia

Centinaia di copti bruciano bandiere e lanciano pietre contro la sede dell'ambasciata libica al Cairo. Essi chiedono giustizia per la morte di Ezzat Atallah, il cristiano morto in un carcere a Bengasi. L'accusa al governo islamista che non farebbe nulla per i cristiani migranti per evitare un caso di diplomatico.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Centinaia di cristiani copti bruciano bandiere libiche e lanciano pietre contro l'ambasciata libica al Cairo in protesta per la morte di Ezzat Atallah, cristiano copto di 45 anni, morto in circostanze misteriose all'interno di un carcere di Bengasi. La manifestazione è stata organizzata dal Fronte della gioventù copta che ha annunciato nuove proteste nei prossimi giorni.

Atallah era stato arrestato lo scorso 28 febbraio insieme ad altri cinque connazionali cristiani evangelici con l'accusa proselitismo. Secondo fonti del ministero degli Esteri egiziano, l'uomo era diabetico e soffriva di cuore ed è morto per cause naturali, ma per i familiari della vittima le autorità egiziane vogliono volutamente coprire il caso per evitare uno scontro diplomatico. Per molti cristiani il governo di Mohamed Morsi sarebbe anzi connivente con gli estremisti libici.

Il fratello di e la moglie della vittima sostengono che egli è deceduto in seguito alle torture ricevute poco dopo il suo arresto in un luogo non ben definito gestito dalle milizie, per poi essere consegnato alla polizia e  spostato insieme agli altri connazionali in un carcere di Bengasi per le indagini ufficiali.

Il caso di Attalah ha acceso i riflettori sulla drammatica situazione dei cristiani in Libia, divenuti bersaglio delle milizie salafite, che controllano la regione della Cirenaica. 

La scorsa settimana gli estremisti hanno incarcerato oltre 50 venditori ambulanti copti con l'accusa di esporre sulle loro bancarelle icone e altro materiale religioso. La notizia ha fatto il giro del mondo grazie a un video diffuso su internet dagli attivisti libici, poi sequestrato dalla polizia. Rientrati in patria nei giorni scorsi i copti hanno denunciato di essere stati picchiati e torturati dagli estremisti islamici. Essi hanno utilizzato l'acido per cancellare da mani, petto e fronte dei loro prigionieri i tradizionali tatuaggi copti raffiguranti croci e altri simboli cristiani.

 

 

 

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