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    » 19/08/2009, 00.00

    CINA

    Crolla la borsa cinese, i finanziatori si interrogano sulla solidità del sistema bancario



    Shanghai ha perso oggi il 4,3%, il 20% in due settimane e analisti prevedono un ulteriore ribasso del 10%. I risparmiatori temono che il mondo bancario abbia alimentato una bolla speculativa pronta ad esplodere, con rischio di grave illiquidità dell’intero settore.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ ormai una vera corsa al ribasso per la borsa cinese, con l’indice di Shanghai che ha chiuso oggi con -4,3% e ha perso il 20% in due settimane. Gravi contraccolpi per le principali borse asiatiche che, dopo una mattina tranquilla, sono andate in campo negativo quando nel pomeriggio è stata evidente la caduta di Shanghai.

    Molti esperti ritengono che il calo sia conseguenza della crescente preoccupazione per la salute del mondo bancario cinese: le principali banche, di proprietà pubblica, a luglio hanno continuato a erogare una grande quantità di prestiti, con la dichiarata finalità di favorire la ripresa economica. Ma è sempre maggiore il dubbio che gran parte dei prestiti finiscano per alimentare pure speculazioni o siano di difficile recupero, con potenziali gravi perdite per le banche. Andy Xie, economista indipendente, già capo a Hong Kong della Morgan Stanley, prevede che Shanghai possa perdere nei prossimi giorni anche un altro 10%, quale conseguenza del previsto “restringimento dei finanziamenti.

    Secondo Wei Jianing, vice direttore del Centro ricerca e sviluppo del Consiglio di Stato cinese, riportato dal China Business News, nei primi 5 mesi dell’anno sono stati investiti in azioni almeno 1.160mila miliardi di yuan di finanziamenti ottenuti dalle banche o altri istituti. Il dato potrebbe indicare la creazione di una vera bolla speculativa.

    E’ un dato costante, per le economie in via di sviluppo che le banche concedono grandi finanziamenti con eccessiva facilità, con grande rischio di non poterli recuperare: rischio ancora maggiore in un’economia guidata dallo Stato anziché dal mercato. E’ notizia di questi giorni che la Banca Centrale di Nigeria ha pubblicato un elenco di oltre 200 clienti finanziati dalle banche che appaiono insolventi, tra cui numerosi enti e ditte pubblici, per una perdita potenziale di 2,6 miliardi di dollari. Con grave rischio di illiquidità per le banche erogatrici. (Sul problema generale si veda l’articolo di Maurizio D’Orlando, Da Dubai e Arabia saudita i segni di una nuova bufera finanziaria a settembre, AsiaNews del 1° giugno 2009).

    Molti analisti invitano a un cauto ottimismo e parlano di un semplice assestamento, seppure non ritengano siano finito. Ma appare evidente che gli investitori sono anche perplessi sull’affermata ripresa dell’economia cinese e temono che i risultati positivi dichiarati dalle autorità cinesi per il secondo trimestre 2009 (una crescita del 7,9%) siano collegati soprattutto ai robusti finanziamenti decisi da Pechino per 4mila miliardi di yuan (circa 400 miliardi di euro). Anche perché non appare esserci grande ripresa nelle esportazioni, che trainano l’economia cinese.

    Ora tutti attendono un intervento significativo del governo cinese a tutela degli investimenti azionari, come Pechino più volte ha fatto in periodi di difficoltà del mercato.

    Il risultato negativo di Shanghai ha trascinato in basso anche le altre borse asiatiche, che hanno aperto in modo tranquillo ma sono scese nel pomeriggio. La borsa di Hong Kong è scesa dell’1,7%, quella Seoul ha perso lo 0,28%, quella di Tokyo lo 0,8%, mentre la borsa di Mumbai ha perso l’1% nelle prime ore. A Hong Kong hanno perso molte grandi banche cinesi: -1,2% per la Banca delle Comunicazioni, 5° maggiore banca; -1,9% per la China Construction Bank, seconda maggior erogatrice di finanziamenti, e -2,1% per la centrale Banca di Cina.

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