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» 25/01/2007 15:16
LIBANO
Dall’occidente e dagli arabi moderati 6 miliardi di euro per il governo di Beirut
La conferenza dei “donatori” ha visto in prima fila Arabia Saudita, Usa e Francia. Per la prima volta Teheran e Riyadh rendono noto un incontro per risolvere la crisi libanese.

Beirut (AsiaNews) – E’ di circa 7,6 miliardi di euro il sostegno che la conferenza dei “donatori” ha promesso oggi al Libano. Secondo i dati forniti dal presidente Jacques Chirac si tratta di 5,8 miliardi di euro (7,6 miliardi di dollari), raccolti alla terza conferenza di Parigi per l’aiuto al Paese dei cedri – e al suo governo - dai rappresentanti di una quarantina di Paesi e di 14 istituzioni internazionali, tra i quali il segretario dell’Onu Ban Ki-moon, l’alto rappresentante dell’Ue, Javeir Solana, il presidente della Banca mondiale Paul Wolfowitz. Guidata dal presidente francese Jacques Chirac, la conferenza vede a presenza, tra gli altri, del segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice.
 
Un primo bilancio tracciato al termine dell’incontro vede l’Arabia saudita - che ha promesso 1,1 miliardi di dollari (770 milioni di euro) – in cima alla lista dei “donatori”, che comprende anche, per le cifre più alte, gli Usa, che già prima della conferenza avevano annunciato un aiuto di 770 milioni di dollari (594 milioni di euro), la Francia con 500 milioni di euro e la Commissione europea con 400. Dal canto suo la Banca mondiale si è impegnata per un miliardo di dollari e la Banca europea per gli investimenti per 1,25.
 
Fonti libanesi sostenevano che il Paese avrebbe avuto bisogno di circa 5 miliardi di dollari per riparare i danni causati dalla guerra con Israele e rilanciare l’economia. Ambienti del Fondo monetario internazionale ipotizzavano invece un pacchetto di 9 miliardi di dollari, tra “doni” e prestiti a tasso agevolato. Per averli, il governo libanese ha preparato un programma di riforme economiche, che l’opposizione contesta e che prevede, tra l’altro, una serie di privatizzazioni, a partire dai telefoni, un nuovo sistema fiscale e misure sociali.
 
La conferenza internazionale di aiuto economico al Libano, detta Parigi III, si proponeva ufficialmente di offrire al Paese dei Cedri – con donazioni o prestiti a tasso agevolato – il sostegno economico necessario ad affrontare i 41 miliardi di dollari di debito pubblico – pari al 180%del Prodotto interno lordo - accumulato negli ultimi anni ed esploso dopo il conflitto di quest’estate tra Israele ed Hezbollah. Al tempo stesso, essa rappresenta anche un sostegno al governo di Fouad Siniora da parte dei Paesi occidentali. L’ha espressamente detto il commissario europeo ai rapporti esteri, Benita Ferrero-Waldner. “Desideriamo – ha dichiarato – aiutare il Libano ed anche il governo di Siniora”.
 
Nella crisi libanese, che oggi segnala duri scontri tra gruppi di studenti all’università araba di Beirut, per la prima volta si sono mossi ufficialmente Iran e Arabia Saudita, Paesi che spalleggiano l’uno gli sciiti di Hezbollah e l’altro il governo del sunnita Fouad Siniora. L’Irna, agenzia ufficiale iraniana, e la televisione di Stato di Teheran hanno dato notizia di un incontro tra il capo della Sicurezza nazionale saudita, Bandar Ben Sultan ed il suo omologo iraniano Ali Lariani e di un parallelo colloquio telefonico tra i ministri degli esteri saudita Saoud al-Fayçal e iraniano Manouchehr Mottaki. “Iran e Arabia Saudita – scrive l’Irna – hanno sottolineato la necessità di trovare col dialogo una soluzione giusta e condivisa alla crisi libanese”. I due ministri hanno anche parlato di Iraq, della “necessaria collaborazione” tra gli Stati vicini e di una possibile conferenza dei Paesi confinanti, da tenere a Baghdad.
 
In Libano, un riferimento esplicito all’iniziativa iraniano-saudita è venuto dal leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che ha parlato di “colloqui per rianimare iniziative serie”. Ma egli ha subito aggiunto che “qualsiasi accordo che venga raggiunto tra due governi rispettabili non è obbligatorio per i libanesi. Il ruolo degli Stati fraterni ed amici è di aiutare i libanese a trovare un accordo”. E con un’affermazione che sembra voler mettere paletti ad eventuali speranze saudite, ha concluso che “nessuno in Libano o fuori dal Libano può pensare che l’opposizione può aspettarsi che l’opposizione faccia un passo indietro o abbandoni i suoi obiettivi”.
 

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