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    » 08/01/2016, 00.00

    SIRIA

    Damasco autorizza la distribuzione di aiuti a Madaya, dove gli abitanti muoiono di fame



    Il villaggio, in mano alle forze ribelli, è da tempo sotto l’assedio dell’esercito fedele al presidente Assad. Testimonianze parlano di almeno 23 persone morte di fame dal primo dicembre. Wfp: i primi aiuti arriveranno il prossimo 11 gennaio. Area di “incredibile tensione”, servono garanzie sulla sicurezza.

    Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Il governo siriano ha approvato la distribuzione di aiuti nel villaggio di Madaya, in mano ai ribelli e assediato da tempo dalle forze governative fedeli al presidente Bashar al-Assad. La conferma arriva da fonti delle Nazioni Unite, che hanno raccolto l’allarme lanciato da testimoni della zona secondo cui la popolazione sta morendo di fame per mancanza di cibo e mezzi di sostentamento. Secondo quanto riferiscono i vertici del World Food Programme (Wfp), se vi saranno le necessarie garanzie di sicurezza i primi camion contenenti aiuti alimentari potrebbero arrivare già dal prossimo 11 gennaio. 

    Fonti delle principali agenzie umanitarie impegnate nella zona affermano che le condizioni di Madaya, situato nei pressi di Damasco e non distante dal confine con il Libano, sono “terribilmente spaventose”.

    Il governo siriano avrebbe inoltre acconsentito all’accesso in altre zone contese come Kefraya e Foah, nel nord; tuttavia, queste aree rispetto a Madaya sono in realtà sotto l’assedio delle forze ribelli che si oppongono ad Assad. 

    Ad oggi in Siria fino a 4,5 milioni di persone vivono in aree contese e difficili da raggiungere per le agenzie umanitarie, tra le quali almeno 400mila in 15 diverse località sotto assedio, che vivono in condizioni di estrema necessità e senza la possibilità di ricevere aiuti.

    Fra queste vi è Madaya, circa 25 km a nord-ovest di Damasco e a soli 11 km dal confine con il Libano, in cui vivono circa 40mila persone. Dal luglio scorso la zona è assediata dalle forze governative, sostenute dagli alleati sciiti libanesi di Hezbollah. 

    Interpellato dalla Bbc Greg Barrow, portavoce del Wfp, sottolinea che 72 ore “sono lo scenario migliore possibile” perché i camion con le scorte di cibo possano raggiungere Madaya. L’area è teatro di una “incredibile tensione”, aggiunge, dato che “ci stiamo muovendo lungo zone del fronte” e “dobbiamo verificare che […] non vi siano rischi”. 

    Sebbene non vi siano cifre aggiornate sul numero delle vittime a Madaya, fonti di Medici senza frontiere (Msf) riferiscono che dal primo dicembre scorso sarebbero morte di fame almeno 23 persone, ricoverate per malnutrizione in cliniche di emergenza. Funzionari Onu parlano di testimonianze (credibili) di persone morte di fame e di altre uccise mentre cercavano di fuggire dall’area. 

    Con l’arrivo dell’inverno le condizioni nella zona, inaccessibile dai primi di dicembre, sono peggiorate ancor più. “Erba e foglie - afferma un abitante della zona - sono morte a causa della neve”. Vi sono testimonianze di bambini che mangiano foglie dagli alberi e altri civili che si cibano di cani e gatti; e ancora, persone che cercano di nutrirsi ingerendo la nuda terra, perché “non è rimasto nient’altro da mangiare” e operazioni di emergenza effettuate senza l’uso di anestesia.

    In cinque anni di conflitto siriano fra le truppe fedeli al presidente Assad e le milizie ribelli, cui si affiancano movimenti estremisti e jihadisti, si sono registrati almeno 250mila morti. Oltre 11 milioni i rifugiati costretti ad abbandonare le loro case e i loro villaggi per sfuggire ai bombardamenti. Molti hanno cercato rifugio all’esterno, nel vicino Libano o in Europa, mentre altri vivono ancora oggi nel Paese da sfollati interni. 

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