13/03/2019, 10.10
IRAN - STATI UNITI
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Decine di diplomatici e militari Usa a Trump: ripristinare l’accordo nucleare iraniano

Oltre 50 fra ambasciatori e alti ufficiali dell’esercito (in pensione) critici verso le scelte del presidente. Per i firmatari il patto ha un valore strategico per gli Usa e rafforza la sicurezza in Medio oriente. Fondamentale riallacciare i rapporti con l’Europa. Serve una iniziativa “multilaterale” per contenere Teheran. 

Washington (AsiaNews) - Gli Stati Uniti devono rientrare nell’accordo sul nucleare iraniano, perché esso contribuirà a rafforzare la sicurezza nazionale e le politiche strategiche attuate da Washington nell’area mediorientale. È l’appello lanciato in questi giorni da oltre 50 fra ex alti ufficiali dell’esercito e diplomatici di primo piano Usa, che criticano la scelta dell’amministrazione Trump di cancellare un patto storico e che contribuisce alla sicurezza di Washington e del mondo. 

L’accordo del 2015, spiegano i promotori dell’iniziativa riuniti all’interno dell’American College of National Security Leaders, ha posto delle forti restrizioni al programma atomico degli ayatollah. Al contempo, esso ha di fatto impedito alla Repubblica islamica di proseguire nelle ricerche indirizzate verso la realizzazione di ordigni nucleari, garantendo la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Nel maggio 2018 il presidente Usa Donald Trump ha ordinato il ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa) voluto dal predecessore Barack Obama, introducendo le più dure sanzioni della storia contro Teheran. Una decisione che ha provocato un significativo calo nell’economia iraniana - confermato da studi Fmi - e un crollo nel petrolio, obiettivo della seconda parte delle sanzioni in vigore dal 4 novembre.

Fra i firmatari dell’appello vi sono ambasciatori, diplomatici e alti ufficiali che hanno ricoperto ruoli di primo piano in passato all’interno delle gerarchie militari e politiche a stelle e strisce. Ricordiamo fra gli altri Laura Kennedy, per 40 anni in servizio al ministero degli Esteri, la collega Susan Burk, rappresentante speciale all’epoca delle trattative sul nucleare e l’ammiraglio Sandy Adams, per anni in missione in Afghanistan. Una iniziativa che segue la campagna di raccolta firme in rete promossa a gennaio in cui attivisti, docenti, leader religiosi ebrei, cristiani e musulmani chiedevano a Trump di allentare la morsa verso Teheran e scongiurare il pericolo di un conflitto. 

Appellandosi alla Casa Bianca perché cancelli il ritiro dall’accordo, generali e diplomatici spiegano perché esso è fondamentale per la sicurezza globale e gli interessi strategici degli Stati Uniti, partendo da una collaborazione più forte con l’Europa, accantonata nell’ultimo periodo. I firmatari ricordano che, a dispetto del ritiro Usa, la Repubblica islamica continua a mantenere fede agli impegni presi nel contesto dell’accordo nucleare, come certificato a più riprese dagli esperti Aiea. 

Inoltre, grazie al Jcpoa le imprese iraniane non possono mettere in atto le attività necessarie alla produzione di ordigni atomici ed è rafforzato il monitoraggio internazionale. Gli alleati europei, ricordano i promotori, sono “impegnati” a mantenere in vita l’accordo, che considerano “un elemento chiave per la non proliferazione delle armi atomiche” e la “diplomazia multilaterale”. 

Pur condannando gli esperimenti missilistici, essi affermano che “rientrare nell’accordo nucleare contribuirà a mettere in campo una più ampia strategia” diplomatica e militare “per il Medio oriente” e contenere con un iniziativa “multilaterale” la minaccia iraniana. “Dobbiamo ricordare - conclude l’appello - che l’accordo iniziale era uno sforzo strategico, di lungo periodo e incentrato su un obiettivo: prevenire un programma iraniano di armi nucleari”.

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