15/01/2019, 14.47
BANGLADESH
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Dhaka, radicale islamico: se le donne vanno a scuola non sono più degli uomini

di Sumon Corraya

Le frasi dell’imam Shah Ahmed Shafi hanno suscitato grande clamore. Il leader religioso accusa i giornali di aver travisato le sue parole. Attivista: “Vorrebbe riportarci indietro di 100 anni”.

Dhaka (AsiaNews) – In Bangladesh hanno suscitato un acceso dibattito le affermazioni di un noto radicale islamico che sostiene che le “donne non devono andare a scuola”. Partecipando ad un evento in cui erano radunate almeno 15mila persone, l’imam Shah Ahmed Shafi ha detto: “Le donne possono studiare al massimo fino alla quinta classe, non oltre, perché se consentite loro di frequentare l’università e i master, non saranno più di vostra proprietà”. Criticato da più parti, in seguito il leader 95enne ha corretto il tiro sostenendo che le sue parole erano state travisate e che “le donne possono frequentare la scuola se indossano il burka”, cioè il velo islamico integrale che lascia scoperti solo gli occhi.

Attiviste e donne cattoliche si schierano in maniera aperta contro le affermazioni del radicale. Tra le musulmane invece, emergono posizioni contrastanti.  Alcune di loro concordano con l’opinione dell’imam in tema di educazione femminile.

Shah Ahmed Shafi è il capo del gruppo radicale Hifazat-e-Islam e gestisce la madrassa Al-Jamiatul Ahlia Darul Ulum Moinul Islam a Hathazari, Chattogram (Chittagong). Egli è un imam molto noto nel Paese, con milioni di fedeli. Tutte le persone presenti all’evento in cui ha pronunciato il controverso discorso hanno promesso di seguire il suo insegnamento.

Sheepa Hafiza, direttore esecutivo di Ain o Salish Kendra, pretende le scuse del radicale. Aysha Khanam, presidente di Mohila Porishad, Ong che difende i diritti femminili, aggiunge: “In passato il leader religioso ha fatto delle dichiarazioni oscene. Vorrebbe riportarci indietro di 100 anni, ma le donne stanno giocando un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese”. La cattolica Sumi Gomes dichiara: “È molto doloroso che egli non vuole lo sviluppo delle donne”.

Eva Rahaman, musulmana, studentessa alla Shanto-Marian University of Creative Technology, la pensa in maniera diversa: “Mi sento sicura quando indosso il velo nel campus. Chi indossa il burka non è vittima di molestie”. Anche Sangita Akter, casalinga, è d’accordo con il leader islamico: “Chi non indossa il burka non rispetta il Corano”. Aysha Akter, attivista in una Ong, dice: “Ahmed Shafi tenta d’impedire lo sviluppo delle donne in questo Paese. Vuole che le donne stiano a casa, ma se esse lavorassero come gli uomini, il nostro Paese crescerebbe il doppio”.

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