11/12/2007, 00.00
VATICANO - ISRAELE
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Dialogo Santa Sede - Israele: nuova riunione plenaria (e solo qualche speranza)

di Joshua Lapide
Domani si riunisce la commissione blaterale; il 13 vi sarà la plenaria. Il Vaticano attende da 14 anni l’attuazione dell’Accordo Fondamentale. I segni di impazienza e le promesse non mantenute.

Tel Aviv (AsiaNews) – Ansia, preoccupazione, attese, e solo qualche speranza caratterizzano la vigilia dell’ennesimo incontro fra la delegazione della Santa Sede e quella del governo israeliano per l’attuazione dell’Accordo Fondamentale. L’Accordo, firmato nel ’93, attende ancora adesso di essere completato con un Accordo giuridico e uno economico. Domani, 12 dicembre, presso il ministero degli esteri israeliano si riunisce la commissione bilaterale di lavoro fra le due istituzioni. Il 13 dicembre vi sarà invece la plenaria, con la partecipazione al completo delle due delegazioni, presieduta in modo congiunto dal vice-ministro egli esteri israeliano Majali Whabee e dal sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mons. Pietro Parolin.

Oded Ben Hur, ambasciatore israeliano presso la Santa Sede ha affermato poche settimane fa che l’Accordo potrebbe essere completato proprio in questa sessione di dialogo fissata per il 13 dicembre.

Da parte vaticana negli ultimi tempi si è manifestata impazienza.  Mons. Pietro Sambi, nunzio a Washington (e già nunzio in Israele), con mons. Antonio Franco, l’attuale nunzio,  hanno espresso ai media internazionali il loro dispiacere per i ritardi ingiustificati, che minano la fiducia verso lo stato d’Israele nel mantenere le sue promesse.

Un Accordo Giuridico di valore internazionale, firmato nel 1997, non è mai entrato in vigore sul territorio israeliano; un Accordo Economico – previsto dagli Accordi Fondamentali del ’93 - tarda a venire alla luce. Esso dovrebbe toccare soprattutto tre argomenti: le proprietà della Chiesa ingiustamente espropriate o sottoposte a ingiusta servitù; i servizi che la Chiesa rende alla popolazione israeliana, sia essa di origine ebraica o palestinese; la riconferma delle storiche esenzioni fiscali, che la Chiesa già possedeva al momento della nascita dello Stato di Israele, e che le Nazioni Unite avevano deciso dovessero essere onorate dallo Stato ebraico.

In un’intervista al Jerusalem Post del 21 novembre scorso, il rabbino David Rosen dell’American Jewish Committee, che ha partecipato alla realizzazione dell’Accordo di 14 anni fa, ha riconosciuto che “Il Vaticano sta mostrando una notevole pazienza e comprensione nei confronti degli impegni presi dallo Stato di Israele con l’Accordo fondamentale, che dovevano essere risolti entro due anni, ma che non sono stati ancora risolti”.

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