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  • » 03/05/2017, 12.48

    CINA

    Diario del lungo viaggio di Li Aijie, in visita al marito prigioniero nello Xinjiang



    Hanno potuto vedersi per poco più di mezz’ora dopo mesi di separazione e un viaggio di sei giorni. Zhang Haitao è in buona salute, grazie alle migliorate condizioni in carcere  per lo sforzo di attivisti e avvocati per i diritti umani. In prigione è vietato leggere la Bibbia e tenere fotografie. L’incoraggiamento degli amici e la promessa di non arrendersi.

    Urumqi (AsiaNews/ChinaChange) – Li Aijie si è imbarcata lo scorso 19 aprile in un lungo e difficile viaggio per raggiungere la prigione di Shaya, nello Xinjiang sud-occidentale. Dallo scorso novembre non vede il marito Zhang Haitao, attivista per i diritti umani arrestato in Cina nel 2015 e condannato a 19 anni di prigione per “istigazione alla sovversione contro i poteri dello Stato”. Dopo tante difficoltà, la donna racconta il breve incontro con il marito, descrivendo il dolore di doversi separare così presto e il conforto che lo spirito sereno dell’amato e il suo sorriso le ha infuso.

    Dal 2 dicembre scorso Zhang Haitao è in prigione per scontare la pena fino al 25 giugno del 2034, quando avrà 63 anni.

    Riportiamo il diario della donna, pubblicato il 29 aprile su China Change.

     

    Il 22 aprile 2017 ho preso un treno da Urumqi, e sono arrivata ad Aksu nella mattina del 23 aprile intorno alle otto del mattino. La volontaria per i diritti umani Huang Xiaomin stava già aspettando alla stazione ferroviaria. Dopo colazione, noi quattro – Huang, l’avvocato Ran Tong, un autista e io – abbiamo guidato sotto una fredda pioggerellina. Siamo arrivati nel capoluogo della contea di Shaya poco dopo le cinque del pomeriggio.

    Dopo aver provveduto all’alloggio, la mattina del 24 aprile siamo partiti per la prigione di Shaya. Visto che non avevamo familiarità con la strada, siamo andati dalla parte sbagliata e siamo stati costretti a tornare indietro a metà tragitto. Intorno alle 10.30 siamo infine arrivati ai cancelli della prigione. L’inquietudine e l’insonnia dovute al mio preoccuparmi sull’incertezza dell’incontro mi hanno resa ancora più esausta e nervosa.

    Mentre osservava le nostre carte d’identità e documenti, la guardia ci ha informati che altre procedure sarebbero state necessarie. L’avvocato Ran Ton e la professoressa Huang hanno discusso, negoziato e mediato su basi di ragionevolezza e legge. La guardia carceraria ci ha informato di dover chiedere istruzioni al suo supervisore. Abbiamo aspettato in ansia. Dopo essersi consultato con il suo supervisore due volte, la guardia ha camminato con lentezza verso di noi e ha detto: “I vostri documenti non sono completi, e oggi non è giorno di visita”. Il cuore mi è salito in gola. “Ma abbiamo tenuto in considerazione che avete fatto davvero un lungo viaggio. Ricordatevi di portare tutti i documenti la prossima volta”.

    La pietra che pesava sul mio cuore è finalmente caduta. Ero così eccitata che mi sono detta in silenzio: “Dio sia lodato! Grazie a Dio!”. Le mie appassionate preghiere del mattino erano state udite.

    Mi hanno fatta salire su un bus del carcere con alcuni familiari uiguri in visita. Seduta sul bus, ero sopraffatta dall’emozione. Lacrime scivolavano sul mio viso mentre pensavo che avrei presto visto mio marito, che tanto mi era mancato. Il bus è passato per una distesa desertica. Dei pioppi rossi davano un senso di incertezza e decadenza. Sotto la luce accesa del sole, sembravano bruciati e desolati.

    All’incirca cinque o sei minuti dopo, il bus si è fermato davanti a un isolato palazzo bianco. Quando siamo scesi, uomini e donni sono stati posti ciascuno in una fila e siamo passati per stretti controlli di sicurezza che richiedevano che togliessimo le scarpe. Ho tirato fuori la mia carta d’identità, soldi e ho messo via il resto dei miei documenti in un armadietto della prigione. Ho deposto 600 yuan, il massimo permesso, per Haitao. Mi sono seduta in attesa su uno sgabello. La televisione appesa al muro stava mostrando la vita dei prigionieri.

    Un membro dello staff mi ha portato in un ufficio e mi ha spiegato alcune regole, come il fatto che parlare di politica avrebbe fatto finire la visita, e che la visita dura solo 30 minuti. Sono stata portata fuori dalla stanza. Dopo poco sono entrata in un’altra stanza.

    “Il tuo uomo è in questa stanza,” ha detto un ufficiale di polizia, indicando alla mia sinistra. Mentre entravo, ho visto tre poliziotti che aspettavano. Ho visto subito Haitao seduto dall’altra parte del divisorio di vetro, con due poliziotti dietro di lui. Emozionata, ho camminato svelta verso di lui e mi sono seduta. “Marito, hai perso peso!” ho esclamato in fretta. “Moglie, anche tu!” Haitao ha risposto con un sorriso. Sembrava di buon umore e il suo incarnato era sano. Sembrava calmo e pulito, cosa che mi ha rasserenata.

    “Marito, come stai? Come è la tua vita qui? Ti hanno tolto le catene ai piedi? Ti fa ancora male lo stomaco?” L’ho bombardato di domande, preoccupata che non avrei avuto abbastanza tempo per dirgli tutto.

    “Non indosso più catene. Neanche il mio stomaco fa male. Quando sono arrivato in prigione mi hanno visitato all’ospedale di Shaya. Va tutto bene. Abbiamo una routine regolare qui. Ogni mattina ci alziamo alle sette e mezza. Dopo esserci lavati, facciamo esercizio e mangiamo. Dopo colazione, facciamo circa altri dieci minuti di esercizio prima di cominciare a studiare”. “Cosa studi?” “Studiamo cultura tradizionale, come insegnamenti di Confucio e Mencio”.

    “Hai una Bibbia con te? Puoi leggerla? Ti avevo portato una Bibbia che ti ha mandato la Chiesa della pioggia autunnale* ma non mi hanno permesso di portarla dentro”. “Non abbiamo il permesso di leggerla dentro!” “Ma hai bisogno di pregare Dio per te stesso, la tua famiglia, gli amici, per il Paese, la Nazione e anche per la polizia intorno a te. Devi amare te stesso e gli altri, okay?” Haitao ha annuito.

    Mi ha detto che per pasto hanno pane al vapore, una zuppa acquosa e alcuni piccoli piatti di contorno. Se gli danno latte di soia allora non mangiano altro. Può avere uova, tofu e anche pollo e riso pilaf quando è il momento di “migliorare la vita dei detenuti”. “Sono in buona salute,” ha detto.

    “Alzati allora, cammina e fammi vedere!” Volevo vedere con i miei occhi. Haitao si è alzato e ha camminato. “Okay, non male. Sei ancora pieno di spirito!” Mi sono sentita sollevata e lui si è seduto di nuovo. “Chi ti ha portato questa volta?” Haitao mi ha chiesto. “Huang Xiaom e l’avvocato Ran Tong. Ma non gli è stato permesso di entrare!” “Oh, questo mi fa sentire meglio. Per favore ringraziali per me!” Haitao ha congiunto le sue mani in preghiera.

    “Prima che me ne andassi, tutti i nostri amici mi hanno chiesto di mandarti i loro pensieri e salutarti. Sorella Wang Yi e suo marito Hua Chunhui, e molto altri amici. Anche dopo che sono arrivata nella contea di Shaya erano tanti gli amici a chiamarmi per chiederti di fare esercizio, prenderti cura della tua salute, essere forte e farti coraggio, che sono sicuri che sarai libero presto. Ti stiamo tutti aspettando!”

    Haitao è diventato silenzioso per un po’, mani unite di fronte a sé. “Per favore ringrazia tutti per me. Non mi farò scoraggiare. Per favore, dì a tutti di non preoccuparsi!”

    Haitao mi ha comunicato che continuerà a fare appello per il suo caso.

    “Ho portato le foto di nostro figlio, ma non mi hanno permesso di portarle dentro. Nostro figlio è un birichino, non smette di baciare la tua foto. Sa anche come fare telefonate e ‘ti chiama’. La prossima volta che verrò lo porterò con me”. “Riesce a parlare a molto? Lo stai viziando troppo, e per questo fa l’impertinente? Non lo coccolare troppo. Può sopportare un viaggio così lungo? Se no, aspetta che sia più grande,” ha detto, apparendo calmo. Ma io ho visto i suoi occhi diventare umidi.

    Ho chiesto ad Haitao se la prigione permettesse di scrivere lettere ai parenti. Ha detto di averne inviate due. Una di esse era stata ispezionata e respinta dalle autorità carceraria, ma l’altra era stata spedita. “Non l’hai ricevuta?” Ha annunciato che mi avrebbe scritto lettere tutti i mesi.

    “Come stanno i tuoi genitori? Se ti serve qualsiasi cosa chiedi alle mie sorelle, e dì loro che ho detto io di farlo”. “Okay,” ho annuito con enfasi.

    In quel momento ho sentito una voce pressante dietro di me annunciare che avevo ancora cinque minuti. “Haitao, devi prenderti cura della tua salute. Devi molto a me e nostro figlio. Quando esci di qua dovrai ripagarci il doppio!” ho detto con tono di voce affrettato e severo.

    Pensando che mi sarei presto separata da lui, non sono riuscita a impedire alle lacrime di scorrere. Una guardia carceriera mi ha dato dei fazzoletti.

    “Moglie, ho fatto un sogno. Così chiaro da sembrare reale. Sei seduta al tavolino a casa dove sta il telefono, e non riesci a smettere di chiamarmi. Ma non senti altro oltre il messaggio che il numero chiamato non è raggiungibile. E continui a chiamare, e il telefono continua a ripetere la stessa cosa”.

    A quel punto, Haitao è stato sollevato da due guardie.

    “Avete superato il tempo prestabilito di cinque minuti!” ha esclamato la guardia dietro di me.

    Mi sono alzata, mettendo le mie mani sul vetro. Anche Haitao ha allungato le mani e le ha premute contro le mie, sull’altro lato del vetro. “Si, è vero. Quando ti avevano appena arrestato ti ho chiamato in continuazione in quel modo. Marito, prenditi cura di te. Nostro figlio ed io ti aspetteremo. Ti aspetteremo tutti!” Mi stavo strozzando con i singhiozzi, mentre le lacrime cadevano come perle da un filo spezzato.

    La porta della sala d’aspetto si è aperta. Haitao si è voltato verso di me, le sue mani tremolanti in preghiera. La luce del sole è entrata, rendendo l’intera stanza molto luminosa, lasciando solo gli angoli al buio.

    Ho visto il viso sorridente di Haitao pieno di luce e speranza, e lui era determinato e calmo. Questo mi ha molto confortato.

    Nel mio viaggio di ritorno, ho pensato ai pioppi che possono vivere per mille anni. Credo che tra non molto camminerò mano per mano con Haitao.

    Non posso non pensare alle sofferenze vissute da Gao Zhisheng in questa prigione. È grazie agli incessanti sforzi e alla resistenza sua e di altri dopo di lui che sono migliorate le condizioni in cui ora è Zhang Haitao.

    Questo è stato un lungo viaggio. Le parole non possono esprimere quanto difficile ed estenuante per la mente sia stato. Una simile visita è anche costosa, qualcosa che una famiglia come la mia non può permettersi. Ringrazio tutti i miei amici per la mano che ci hanno porto. È la vostra cura, amore e sostegno che mi hanno dato la forza di andare avanti. Senza di voi è difficile procedere. Vorrei anche ringraziare Huang Xiaomin per la sua compagnia e il sostegno in questo viaggio, e quanti hanno creato contatti, organizzato autisti e veicoli. L’avvocato Ran Tong ha viaggiato con noi per tutto il tempo e ci ha dato assistenza legale gratuita. Io, in nome di mio marito Zhang Haitao, vi ringrazio tutti!

    Il mese prossimo porterò mio figlio Little Mandela alla prigione di Shaya per vedere il padre che non ha mai incontrato. Invito con il dovuto rispetto i miei amici e le persone di tutti le estrazioni sociali a continuare a prestare attenzione. La mia prossima visita sarà il 25-26 maggio. Comunque la prigione ha detto che dovremo contattarli in anticipo.

    Di nuovo, la mia più profonda gratitudine per tutti!

    Li Aijie

    25 aprile 2017

     

    *La Chiesa della pioggia autunnale (秋雨之福) è una numerosa Chiesa domestica a Chengdu, nella provincia dello Sichuan.

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