19/09/2005, 00.00
GIAPPONE
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Dietro la vittoria di Koizumi la voglia dei giapponesi di cambiare modo di governare

di Pino Cazzaniga

Tokyo (AsiaNews) – Dietro la schiacciante vittoria di Junichiro Koizumi alle elezioni politiche c'è la scelta dei giapponesi di cambiare modo di governare. Molti analisti non si peritano di definire "storico" l'avvenimento, che ha visto la vittoria schiacciante per il partito del premier, il Partito liberal democratico (LDP), che ha guadagnato 84 seggi in più di quelli che aveva prima delle elezioni (da 212  a 296) e la disfatta umiliante per il maggior partito d'opposizione,  il Partito democratico del Giappone (DPJ) che ha perso 64 seggi ( da 177 a 113). Poichè la Camera bassa ha 480 seggi, risulta che il partito di Koizumi ha riconquistato la maggioranza assoluta che aveva perso 15 anni fa.

Elezioni epocali.

John Howard, primo ministro dell'Australia ha detto: "Koizumi è stato un audace propositore di riforme che meritava questa vittoria. Ammiro il coraggio che ha dimostrato". Il giudizio del premier australiano è condiviso da esponenti di altri governi

Un proverbio giapponese dice: "Il chiodo che spunta deve essere ribattuto", che, tradotto in termini piú comprensibili, significa : nella società giapponese non c'è posto per le forti personalità. Il principio del consenso e del compromesso domina dovunque: l'armonia del gruppo è valore prioritario. Koizumi ha avuto il coraggio di violarlo. Messo di fronte alla scelta tra l'armonia del suo partito e la realizzazione della privatizzazione delle Poste, che egli riteneva un passo essenziale per un piú vasto processo di riforme, non ha esitato a dare priorità alle sue convinzioni.

Decisione audace ma non temeraria perchè basata su una lettura esatta dei segni dei tempi: egli ha intuito che il popolo, specialmente nelle metropoli, era politicamente maturato e in attesa di riforme.

Nel 2001 il quartiere generale del LDP, sotto la pressione di quasi tutte le circoscrizioni provinciali, è stato costretto a promuovere Koizumi presidente del partito e, automaticamente, primo ministro. Da allora egli si è impegnato a fondo per realizzare la privatizzazione delle Poste. Nell'agosto scorso 37 membri del suo partito hanno tentato di "ribattere il chiodo" contribuendo alla bocciatura del progetto di legge al senato. Koizumi ha risposto sciogliendo la Camera bassa, indicendo elezioni generali e escludendo i ribelli dalla candidatura. Al loro posto ha presentato individui, tra cui parecchie donne, noti al pubblico per le loro tendenze riformiste o per altri meriti. I ribelli esclusi li hanno hanno chiamati "assassini". Ma l'80 % di questi hanno vinto.

Cambiamento o cambio?

Brad Grosserman, direttore del Pacific Forum CSIS, ha scritto: "Quando Koizumi è entrato in carica ha promesso di rinnovare il Partito liberal democratico (LDP) o di distruggerlo. Ha finito per distruggere il maggior partito d'opposizione,  il Partito democratico del Giappone (DPJ)), idealmene riformista". Il giudizio dell'analista, se letto superficialmente, implica che il premier riformatore ha ridato la maggioranza assoluta a quel partito conservatore che per decenni si è opposto alle riforme o non è stato capace di attuarle.

Ma in questo caso i numeri vanno valutati più che contati. Il protagonista della impressionante vittoria non è solo Koizumi ma anche la popolazione delle grandi città. E anche qui si è avuto un capovolgimento epocale: finora la base elettorale sicura per LDP era l'ambiente agricolo non quello cittadino. Il premier ha saputo conquistarselo

Queste elezioni sono state un duello tra il presidente del LDP, Koizum, e il presidente del DPJ, Katusya Okada, Ambedue convinti della necessita' delle riforme, differiscono nella scelta della via per realizzarle. Il primo ha indicato il cambiamento del modo di governare; il secondo ha optato per il cambio di governo, cioe' l'alternanza al potere.

Lo slogan di Koizumi è stato semplice: "Chi vota per le privatizzazione delle Poste, vota in favore delle riforme; chi vota contro è contro le riforme". Okada, invece, ha pubblicato un Manifesto, con programma dettagliato, in vista dell'alternanza. Ha sbagliato, perchè al popolo non interessava chi governa ma come si governa. Un trattato di filosofia politica lo ha infastidito, la presentazione di un programma concreto, per altro già in atto, l'ha attratto.

Non si discute un progetto di costruzione quando la casa sta bruciando. Il popolo delle città è bene informato sull'enormità del debito pubblico e sulla precarietà del sistema delle pensioni. Sa anche che le Poste giapponesi sono la piu' grande compagnia finanziaria della nazione: nelle loro casse c'e' un deposito di denaro di 370 trillioni di yen, a cui finora il partito di governo ha attinto per costruzioni pubbliche di dubbio valore, ma utili per ottenere voti. Inoltre quella "ditta" governativa deve stipendiare 280.000 impiegati che lavorano in 124.000 uffici postali. Offrendone la gestione a privati intraprendenti, il denaro sarebbe stato usato in maniera piu' efficiente e le spese diminuite enormemente. Inoltre il sistema di governo del "triangolo d'acciaio" (collusione tra LDP, burocrazia e imprese di costruzioni), diventato fonte di corruzione e causa di paralisi politica, sarebbe stato distrutto. Il popolo delle città, dando fiducia a Koizumi, ha optato per il cambiamento e non per il cambio di governo.

Le reazioni in Asia

Le reazioni in Asia, con l'eccezione della Cina e della Corea, sono state positive. L'editorialista del quotidiano The Strait Times di Singapore ha scritto: "Il grande vantaggio che il primo ministro giapponese ha ottenuto nelle elezioni gli faciliterà il cammino della riforma socio-economica che egli ritiene la chiave per ringiovanire la nazione", e aggiunge "Questa immensa vittoria elettorale è un boom anche per i partner commerciali del Giappone, e in primo luogo per la Cina".

Ma la Cina ufficiale ha taciuto: nessun messaggio di congratulazioni nè commenti da parte del Governo. Invece i media popolari e i "siti" internet sono stati zelanti nel parlarne male. "La vittoria di Koizumi, si legge su un poster, mostra che (in Giappone) le correnti di estrema destra stanno prendendo sempre più forza. Non c'è dubbio che questa vittoria pone il Giappone sulla strada dell'autodistruzione e della rovina"

Ambivalenti sono, invece, le reazioni della Corea del sud. Il presidente Roh Moo-hun ha subito inviato un sostanzioso messaggio di congratulazioni a Koizumi: dopo aver preso atto dell' evoluzione positiva nella leadership del Giappone, ha espresso la speranza che le relazioni tra le due nazioni "si svilupperanno, orientate verso il futuro e in maniera costruttiva. La frase è diplomaticamente importante perchè ripete alla lettera quanto egli aveva detto durante la sua prima visita da presidente in Giappone. In seguito, forse per adeguarsi all' atmosfera antinipponica di larghi strati della popolazione, aveva ripreso a sottolineare l'infelice passato.

Il portavoce del partito URI, quello di maggioranza ha scritto: "Nutriamo la speranza che il vasto mandato, offerto dal Giappone, nostro vicino, al suo leader per realizzare riforme sociali ed economiche, abbia un positivo impatto sul processo di riforme che la nostra amministrazione chiede". Coraggioso riconoscimento per un partito originariamente populista. Naturalmente sia il governo che, soprattutto, i media non si trattengono dall'esprimere ansietà e malcontento per il successo di Koizumi, soprattutto a motivo delle sue ripetute visite al santuario shintoista Yasukuni, ritenuto il simbolo del nazionalismo antiasiatico del Giappone.

Cammino verso il futuro

Nell'impressionante vittoria del LDP e' insita la tentazione del  ritorno al governo di un partito unico, osservano gli analisti. Fortunatamente il premier vincitore ha gia' mostrato di saper trarre profitto dal proverbio giapponese che dice : "lo stelo di riso con la spiga gonfia si inchina verso il basso". Subito dopo la vittoria, Koizumi ha ricostituito il governo di coalizione con il partito Komeito, anche se numericamente, ora, non ne avrebbe bisogno.

Durante la campagna elettorale il premier non ha parlato che della privatizzazione delle Poste. Lo ha fatto non per evitare gli altri problemi ma per ottenere un mandato sufficientemente forte per affrontarli e risolverli.

A livello di politica estera il problema più difficile ma anche più urgente riguarda il  miglioramento delle relazioni con la Cina. "Le relazioni tese tra i due colossi dell'Asia orientale, osserva Glosserman, possono essere riparate se i due governi cercheranno genuinamente una soluzione che salvi la faccia". Negli ultimi mesi con iniziative di sostanza e dichiarazione coraggiose il premier giapponese ha mostrato di voler camminare in questa direzione. La Cina di Hu Jintao lo sa.

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