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» 14/07/2010 10:29
GIAPPONE
Disfatta elettorale della coalizione governativa e crisi di crescita democratica
di Pino Cazzaniga
Pur sconfitto, il governo al momento non rischia. Il primo ministro Naoto Kan ha confermato la linea del rigore finanziario. La Cina apprezza la stabilità dell’esecutivo, ma tiene buoni rapporti anche con Ozawa, il maggior rivale all’interno del partito del premier.

Tokyo (AsiaNews) – Nelle elezioni politiche che si sono tenute in Giappone l’11 luglio per il rinnovo di metà dei seggi della Camera alta il partito di governo (DPJ: partito democratico del Giappone) ha subito una pesante sconfitta. Mirava ad ottenere 54 seggi, ne ha ottenuti solo 44; al contrario, il maggior partito di opposizione (il Partito liberal democratico: LDP) ne ha guadagnati 51. La conseguenza èdrammatica perchè il governo ha perso la maggioranza alla Camera alta.
 
Occasione per un’ulteriore crescita democratica.
 
Dal punto di vista giuridico-costituzionale il governo non dovrebbe preoccuparsi, perchè il potere legislativo della Camera bassa è superiore a quello della Camera alta: se questa non approva un disegno di legge, questo può essere riconfermato dalla Camera bassa e passa definitivamente. Ora il partito di governo (DPJ), grazie alla schiacciante vittoria elettorale dell’agosto del 2009, ha la maggioranza assoluta alla Camera bassa. 
Tuttavia, proprio come l’anno scorso, il problema non è giuridico ma democratico: lo stesso popolo che nell’estate scorsa ha dato la fiducia al DPJ questa volta gliel’ha tolta .
“Cartellino giallo”, “police verso”, sono espressioni che i media giapponesi hanno usato per definire il voto negativo degli elettori: la critica non ha di mira la filosofia del partito di governo ma l’incertezza nel realizzarlo.
Questo è apparso bene nei giudizi dei tre pincipali quotidiani giapponesi: lo Yomiuri, l’Asahi e il Mainichi. Nessuno dei tre ha chiesto le dimissioni del governo. Chi ha chiesto la scioglimento del parlamento e elezioni anticipate è stato il partito liberal democratico, quasi come rivalsa all’umiliante sconfitta dell’anno scorso.
 
Naoto Kan: politico onesto con insufficiente esperienza.
 
Il primo ministro Naoto Kan alla conferenza-stampa tenuta subito dopo i risultati negativi delle elezioni ha ammesso che la strategia elettorale del DPJ si è distorta quando ha menzionato la necessità di aumentare al 10% l’imposta sui consumi, dicendo, anche, che i suoi sforzi per convincere il pubblico della necessità di correggere la situazione fiscale della nazione non sono stati sufficienti. “I miei riferimenti all’imposta sui consumi ha dato al popolo l’impressione che io abbia sollevato il problema improvvisamente. Le mie spiegazioni sono state insufficienti”. E ha aggiunto: “pur considerando attentamente i risultati delle elezioni, intendo continuare a dirigere il governo con il sentimento di essere di nuovo sulla linea di partenza”.
Kan non è un arrogante, è un onesto. Essendo stato ministro delle finanze durante l’amministrazione di Yukio Hatoyama, sa quanto è seria la situazione del debito pubblico. Durante la propaganda elettorale non si è trattenuto dall’usare il paragone della situazione economica della Grecia. L’editorialista del The Japan Times ha scritto che anche “il principale partito dell’opposizione (LDP) esorta ad aumentare le tasse; e ambedue i partiti considerano l’aumento dell’imposta sui consumi il mezzo più efficiente per ridurre il massiccio deficit” governativo, che corrisponde a 862 miliardi di yen cioè il 168% del prodotto nazionale lordo (gnp),  peggiore di quello della Grecia che è di circa il 130%. “l sistemi del Giappone - scrive l’analista del Mainichi - nel loro insieme andranno in rovina se non cominciamo a discutere i programmi della sicurezza sociale, della diminuzione della nascite e dell’invecchiamento della popolzione, come anche della riforme delle tasse per finanziare questi programmi. Kan ha avuto ragione a riconoscere (pubblicamente) questi problemi…, e il Partito liberal democratico, deve condividere la risponsabilità per risolverli”.
Tutti sanno che la situazione disastrosa del debito pubblico si deve a 20 anni di politica incosciente del governo del PLD.
 
Due blocchi sulla strada di Kan
 
Nella dichiarazione post-elettorale Kan è stato non solo onesto, ma anche coraggioso. Onesto perchè si è assunto le sue responsabilità, anche se l’ha fatto in modo troppo generoso. Come i media hanno sottolineato la responsabilita è di tutto il partito. Ed è stato generoso, perchè ha accettato il compito ingrato e difficile di continuare a governare. E lo è stato fino a non uniformarsi alla cultura del suo Paese. In Giappone per un capo che sbaglia è virtù dimettersi. A tale cultura si sono uniformati anche gli ultimi tre primi ministri appartenenti al Partito liberal democratico: Abe, Fukuda e Taro Aso: tutti e tre si sono dimessi in seguito alla disfatta elettorale del partito.
Kan ha deciso di rimanere perchè i gravi problemi di politica di interna e internazionale esigono la stabilità di governo. Quando ha detto che si rimetteva sulla linea di partenza, pensava al tratto di strada (politica) che deve percorrere fino a settembre quando i membri del suo partito eleggerano il nuovo presidente.
Una strada ostacolata da due blocchi: la difficoltà di formare una coalizione e una forte, anche se sorda, opposizione in seno al partito incentrata sull’ex segretario generale Ichiro Ozawa.
Il primo masso è molto difficie da spostare. Dei nove partiti presenti nella Camera alta, quello che più si avvicina al DPJ è lo “Your Party”un partito di recente formazione, che nelle ultime elezioni ha guadagnato 10 seggi (ne aveva solo uno), ma Yoshimi Watanabe, il suo presidente, ha già detto che non intende unirsi in coalizione. Accetta però la collaborazione su singoli temi. Il che vale anche per altri partiti. Quindi, sistema di coalizione parziale e temporanea.
Il secondo masso, ancora più grosso, sembra non eliminabile. Ozawa ha lasciato la carica di segretario del partito in giugno perchè glielo ha chiesto l’allora presidente e primo ministro Hatoyama. Tutti ammirano le sue capacità organizzative, ma nessuno conosce la sua filosofia politica. Per anni ha militato nel Partito liberal democratico di cui è stato anche segretario generale. Da giovane, il suo mentore politico è stato un vecchio parlamentare dello LDP che aveva rapporti con la mafia giapponese e che osava dire: “in politica ciò che conta sono i numeri”. Ozawa si è costituito in seno al partito un gruppo di 150 parlamentari che lo seguono fedelmente.
 
Soddisfazione della Cina per la stabilità del governo di Kan
 
Quando lo scorso giugno Kan è stato eletto capo del governo giapponese, il primo ministro cinese Wen Jiabao non ha perso tempo per conversare direttamente con lui attraverso la nuova “hot line”. Sembra che la Cina si trovi più a suo agio con Kan che non con il predecessore Yukio Hatoyama. Kan è più attento al linguaggio diplomatico. Hatoyama parlava troppo delle relazioni e dell’importanza di costituire una “East Asia Economic Community”, sul modello di quella europea, espressioni che potevano essere interpretate come una sfida alle strategie cinesi.
Secondo un giornalista del periodico giapponese “Sentaku” ( Scelta), alla Cina preme soprattutto la stabilità politica nell’Asia orientale. In un articolo apparso sul periodico cinese Hyanqiu, pubblicato dall’agenia di stato Xinhua, l’autore Li Min ha scritto che migliorare le relazioni di cooperazione con i vicini è strategia fondamentale per rendere la Cina forte e prospera. Li sottolinea che relazioni ostili assunte dall’Unione Sovietica verso i vicini sono statea causa della sua distruzione”
Le improvise dimissioni di Hatoyama, dopo solo 8 mesi di governo, hanno preso la Cina di sorpresa. La prudenza e l’equilibrio di Kan sono miglior garanzia di stabilità.
Ma per lo stesso motivo la leadership cinese coltiva amichevoli rapporti con Ozawa, di cui ammira il pragmatismo e che, recentemente, ha accolto con molto deferenza durante una sua visita privata in Cina. Di conseguenza non vede di buon occhio l’attuale segretario generale del DPJ, Yukio Edano, e altri membri della direzione del partito che si distanziano da Ozawa. “Il primo ministro Kan ha una leadership limitata”, ha scritto un cinese esperto sul Giappone. “Ma poichè noi ammiriamo il suo atteggiamento di promuovere relazioni amichevoli con la Cina, quello che noi dobbiamo fare è avere strette relazioni con lui, caso per caso.”
 
 

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pp. 176
by Lazzarotto Angelo S.
pp. 528
by Bernardo Cervellera
pp. 240
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