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» 26/06/2012
CINA
Dopo fabbriche ed energia, Pechino apre al mercato sanitario
Il governo centrale non è in grado di coprire la necessità di cure e di farmaci a basso costo per tutta la popolazione e cerca partner internazionali che possano abbassare la spesa sanitaria. Ma oltre 200 milioni di persone fra migranti e contadini non possono ancora permettersi un ricovero. Si tratta di un giro d'affari pari a 500 miliardi di dollari, in crescita costante.

Pechino (AsiaNews) - Dopo la produzione industriale a basso costo e la corsa alle riserve energetiche, in Cina si apre anche il mercato della sanità. Nel Paese vivono infatti 260 milioni di persone che soffrono di cancro, diabete ed altre malattie croniche e il governo centrale sta cercando partner (anche internazionali) in grado di migliorare le prestazioni del servizio sanitario nazionale.

Lo scorso 23 giugno il ministro cinese della Sanità, Chen Zhu, ha lanciato l'allarme: "L'85 % delle cause di morte dei cittadini cinesi è da imputare a malattie croniche: una serie di circostanze hanno provocato sfide senza precedenti che i servizi della sanità pubblica devono affrontare".

Parlando da Shanghai, il ministro ha sottolineato che il meccanismo dei servizi della sanità pubblica "sta affrontando sfide che vanno ben oltre il settore sanitario stesso e che affondano le radici anche in diversi ambiti sociali: bisogna non solamente migliorare la prevenzione e il controllo quotidiano delle malattie, ma anche svolgere un ruolo importante per far fronte ad emergenze significative della sanità pubblica".

Secondo la Costituzione cinese, ogni cittadino ha diritto a cure mediche e farmaci gratuiti ma soltanto nella zona di nascita. Per i migranti (vero motore dello sviluppo industriale del Paese) e per i contadini questi servizi non sono garantiti. Per questo Pechino cerca gruppi sanitari da tutto il mondo che possano offrire a basso costo i servizi che non riesce a garantire.

L'ultimo in ordine di tempo è il Carlyle Group Lp, che ha acquisito la scorsa settimana il 52 % dell'ospedale Chang'an. Questa operazione nasce dalle dichiarazioni di Pechino, che vuole vendere entro il 2015 almeno il 20 % di posti d'ospedale ai privati. Il giro di affari è enorme: ogni anno il mercato cresce del 18 %, e nel giro di 2 anni e mezzo raggiungerà un volume pari a 500 miliardi di dollari.

David Chow, che guida l'Harvest Medical Investment and Operation Group di Taiwan, dice: "Il Prodotto interno lordo cinese cresce a grandi balzi, ma la qualità dei servizi medici è molto arretrata. Abbiamo davanti un potenziale di crescita massiccio, sia per numero di posti letto serviti che per il costo delle singole cure". Tuttavia, questo progetto non include almeno 200 milioni di persone.

Secondo dati statali, oltre il 95 % della popolazione cinese aveva nel 2011 una assicurazione sanitaria fornita dal governo. Ma i dati non si riferiscono a coloro che, per motivi economici, hanno lasciato il luogo di nascita per cercare fortuna in altre zone della Cina. I migranti, così come i contadini sfrattati dai campi per esigenze di sviluppo industriale, non rientrano nei conti.

Dopo le riforme industriali degli anni Settanta e Ottanta, meno del 10 % dei contadini e dei migranti cinesi aveva accesso alle cure mediche. Nel 2009 il governo centrale ha lanciato un piano per costringere i datori di lavoro a registrarli e a pagare le loro cure mediche, annunciando poi in maniera trionfale di aver "sconfitto la piaga sanitaria". Tuttavia, diverse Ong internazionali sostengono che nel 2011 "oltre 200 milioni di persone semplicemente non possono permettersi un farmaco o un medico". 

 

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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