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    » 16/03/2007, 00.00

    INDIA

    Dopo il massacro di poliziotti, in molti chiedono al governo di cambiare politica

    Nirmala Carvalho

    Ieri i maoisti hanno ucciso 55 poliziotti nel Chhattisgarh. Le modalità dell’attacco fanno dire a funzionari di polizia e politici che non si tratta solo di ribelli, ma dell’ala armata di un gruppo organizzato.

    New Delhi (AsiaNews) – Emergono i particolari del violento assalto compiuto ieri dai ribelli maoisti contro una caserma della polizia nel distretto di Bijapur, regione di Bastar (Chhatisgarh), nel quale 55 poliziotti sono stati uccisi e altri 11 feriti. Si diffonde la convinzione che i ribelli non siano solo un gruppo locale ma una forza ben organizzata.

    Per ore le opere di soccorso sono state ostacolate dalle mine sepolte intorno al luogo della battaglia. E’ stato difficile persino raggiungere i feriti, giacenti in mezzo ai corpi dilaniati dalle granate. Circa 400 ribelli hanno lanciato l’attacco intorno alle 2 del mattino contro i 75 poliziotti che riposavano nel campo fortificato. Lo hanno illuminato con generatori portatili e colpito con bombe a mano e bombe molotov, in una battaglia durata 3 ore. Un testimone racconta che “quando i ripari hanno preso fuoco, i poliziotti sono dovuti uscire fuori e sono caduti sotto il fuoco dei ribelli”.

    Trentanove dei poliziotti caduti appartengono al Salwa Judum, una milizia popolare creata da un anno e mezzo, nella quale sono arruolati decine di migliaia di tribali locali antimaoisti. Prima dell’arrivo dei rinforzi, i ribelli hanno depredato l’armeria e sono scomparsi nelle fitte giungle del Chhattisgarh e dell’Andhra Pradesh, dopo avere disseminato mine intorno al campo.

    L’attacco di ieri è il più violento lanciato dai ribelli nel Chhattisgarh, da quando lo Stato fu costituito il 1° novembre 2000, e mostra la loro capacità di mobilitare centinaia di combattenti. Oggi molti ufficiali di polizia dicono che i maoisti non sono solo “una forza locale” e che il governo deve rivedere la propria politica. “I Naxaliti [nome che indica i maoisti indiani] – dice un ufficiale – non sono una milizia locale. Piuttosto operano come l’ala armata di un gruppo ben organizzato. Ricordatevi: polizia e governo debbono cambiare strategia”.

    Accese critiche sono state rivolte contro il Capo ministro dello Stato, Raman Singh. Il ministro federale dell’Interno, Shivrai Patil, ha assicurato rinforzi militari e maggiori mezzi per contrastare simili azioni.

    Da 30 anni i maoisti hanno iniziato la loro rivolta armata nell’India meridionale e settentrionale. Dicono di battersi per i diritti dei contadini privati della terra e dei tribali. In queste zone i funzionari non osano viaggiare con veicoli del governo, per paura di essere attaccati, e anche le milizie meglio organizzate non escono dai campi dopo il crepuscolo. I ribelli hanno una grande forza in 8 dei 16 distretti del Chhattisgarh e in alcuni hanno creato una vera amministrazione e un sistema di giustizia paralleli a quelli statali. Colpiscono sia le Forze dell’ordine che i civili che ritengono collaborino con lo Stato. Anche per questo sono state create queste milizie civili di tribali, che guidano le Forze di sicurezza nelle fitte foreste e che identificano i guerriglieri.

    Secondo dati ufficiali, negli ultimi 22 mesi nel Chhatisgarh ci sono stati 1.187 attacchi violenti compiuti dai Naxaliti, con almeno 676 morti.

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