24/06/2011, 00.00
INDONESIA-ARABIA SAUDITA
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Dopo la decapitazione di Ruyati, Jakarta blocca i migranti verso l’Arabia Saudita

di Mathias Hariyadi
Ruyati Binti Satubi Saruna, una migrante, era stata condannata a morte per omicidio e decapitata senza che le autorità indonesiane fossero informate. Altri 28 indonesiani nel regno saudita affrontano possibili condanne capitali. Accuse al governo e all’ambasciata di scarso interesse verso i migranti.
Jakarta (AsiaNews) – Il governo indonesiano bloccherà l’invio di migranti in Arabia Saudita a partire dal 1mo agosto. La decisione è stata presa ieri dopo la decapitazione di Ruyati Binti Satubi Saruna, migrante indonesiana di 54 anni, condannata a morte per omicidio. Le autorità saudite hanno processato la donna ed eseguito la condanna lo scorso 18 giugno senza alcuna consultazione con il governo indonesiano; l’ambasciata a Jeddah non era informata. Il presidente Yudhoyono ha dichiarato che la moratoria cesserà solo quando i due governi troveranno una soluzione per garantire i diritti dei lavoratori migranti in Arabia Saudita. Il presidente ha aggiunto che si appellerà al re Abdullah bin Abdul Aziz per chiedere che il corpo di Ruyati sia consegnato ai suoi familiari a Bekasi. (21/06/2011 Indonesiana decapitata in Arabia Saudita. Jakarta minaccia di bloccare il flusso di migranti).

Al momento attuale ci sono 28 cittadini indonesiani che si trovano ad affrontare possibili condanne a morte nel regno saudita. E un altro caso sta provocando reazioni irate nel Paese. E’ quello di due coniugi, Hasin Taufik bin Tasid, 40 anni e di sua moglie, Sab'atun binti Jaulah, 30 anni a cui potrebbero essere tagliate le dita per un caso di furto avvenuto nel 2006. In Arabia saudita dal 2001, la coppia ha passato alcuni mesi in prigione nel 2006, e sembra che non abbiano ricevuto nessuna assistenza legale da parte dell’ambasciata indonesiana.

Il caso di Ruyati, e altri analoghi, fanno sì che tutti i partiti politici si interroghino sulla serietà del governo indonesiano nell’affrontare questo problema, che viene definito da alcuni “un piccolo particolare sulla punta dell’iceberg”; dove l’iceberg sarebbero documenti falsificati, appropriazione indebita e malversazione e soprattutto la scarsa guida e protezione fornita dalle autorità indonesiane ai lavoratori all’estero. Fra le assicurazioni fornite dal presidente Yudhoyono c’è la creazione di una squadra speciale che si occuperà di costruire un sistema di protezione e di difesa legale dei lavoratori migranti in difficoltà nei paesi ospiti. Sri Palupi, una studiosa di Diritti umani ha dichiarato ad AsiaNews: “Mi chiedo che cosa vuole dire il presidente quando parla di massima protezione per i lavoratori, quando la sua amministrazione ha omesso il fondamentale dovere di assistere Ruyati quando era sotto processo. E come è stato possibile che Ruyati sia stata mandata in Arabi saudita, con documenti falsi riguardo alla sua vera età?”.
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