27/06/2018, 12.01
FILIPPINE
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Dopo le dichiarazioni blasfeme, Duterte ‘cerca il dialogo’ con la Chiesa

Il presidente ha messo in dubbio il racconto della Genesi e ha definito Dio “stupido”. Vescovi e sacerdoti più volte insultati per le critiche ad alcune politiche governative. Mons. Socrates Villegas: “Pregate per lui con compassione”. Vescovo di Kalookan: “Il disaccordo non è mai una licenza per insultare”.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – La nuova Commissione governativa per il dialogo con la Chiesa cattolica e le altre denominazioni religiose “rappresenta uno sviluppo molto gradito”. È quanto afferma mons. Romulo G. Valles, arcivescovo di Davao e presidente della Conferenza episcopale (Cbcp), aggiungendo che “dialogare ed ascoltarsi in modo vicendevole è sempre una buona cosa”.

Ieri, il portavoce presidenziale Harry Roque ha annunciato la formazione di un comitato composto da tre persone: lo stesso Roque, il sottosegretario agli Affari esteri Ernesto Abella e Pastor “Boy” Saycon, membro dell’EDSA People Power Commission. Essi avranno il compito di tenere un dialogo con i vescovi, nel tentativo di ridurre le tensioni tra la Chiesa ed il presidente Rodrigo Duterte.

La costituzione del gruppo di lavoro segue l’ultimo di una lunga serie di attacchi del capo dell'esecutivo contro la Chiesa cattolica, il cristianesimo e Dio stesso. Tre giorni fa, Duterte ha messo in dubbio il racconto della Genesi e ha definito Dio “stupido”, per aver permesso alla tentazione di corrompere la sua creazione. Il giorno seguente, egli ha chiarito che non stava parlando del suo Dio e stava invece insultando il Dio dei suoi critici. “Il mio ha molto buon senso”, ha affermato il presidente.

In diverse occasioni pubbliche, Duterte ha criticato la Chiesa cattolica con toni violenti e spesso volgari. Sin dalla sua elezione, vescovi e sacerdoti hanno censurato alcune delle politiche governative, come la sanguinosa guerra alla droga indetta dal presidente e l’imposizione della legge marziale a Mindanao.

Le ultime esternazioni del presidente hanno suscitato l’indignazione di gran parte della popolazione. Esse sono valse a Duterte anche pesanti accuse di blasfemia. Nelle Filippine, nazione asiatica con il maggior numero di cattolici, i cristiani rappresentano circa il 90% della popolazione; su quasi 105 milioni di cittadini, 83,6 sono in comunione con Roma. Ad essi si aggiungono 10 milioni di protestanti e circa 820mila fedeli di “altre denominazioni cristiane”.

La Chiesa cattolica si è astenuta dal prender parte ad una guerra di parole con Duterte. Mons. Socrates Villegas, arcivescovo di Lingayen-Dagupan ed ex presidente della Cbcp, ha invitato i fedeli a pregare per il capo di Stato. “Pregate per lui con compassione. Preghiamo per la sua guarigione e per il perdono di Dio su di lui”, ha affermato il presule in una dichiarazione rivolta ai giovani dell'arcidiocesi.

Il vescovo di Kalookan, mons Pablo Virgilio David, ha ribadito che “il disaccordo non è mai una licenza per insultare”. “Come può essere il presidente di tutti i filippini, quando non rispetta i cattolici? La maggior parte dei suoi sostenitori lo sono, no? Speriamo in futuro egli mostri loro rispetto, anche se non è d'accordo con la dottrina cattolica”, ha dichiarato.

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