13/02/2006, 00.00
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Dopo l'uccisione di don Andrea è tempo di riflessione per la Chiesa in Turchia

di Mavi Zambak

Mons. Padovese: "Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica non sa che ora la sua testimonianza è più forte".

Ankara (AsiaNews) - Passato il momento di sconcerto e di sgomento dopo il barbaro assassinio di don Andrea Santoro, è tempo di riflessione, ora, per la Chiesa di Turchia.

Già giovedì scorso a Istanbul si è celebrata una solenne Messa di suffragio nella cattedrale di Santo Spirito a Istanbul, in memoria di don Andrea Santoro. Alla celebrazione, presieduta dal nunzio mons. Antonio Lucibello, hanno preso parte tutti i sacerdoti presenti in città di ogni nazionalità e confessione cristiana. Presente il metropolita armeno, Mesrob II, il vescovo siro-ortodosso Yusuf Cetin e il vicario del patriarca Bartolomeo I, che in questi giorni era  in visita pastorale in Brasile, e tutti i maggiori leader religiosi di altre professioni, ebrea e musulmana. Presenti anche le autorità civili e politiche, che hanno condannato pubblicamente  l'assassinio di don Andrea e hanno dimostrato vicinanza e solidarietà ai fedeli cristiani.

Ora le diverse comunità cattoliche presenti nel vicariato dell'Anatolia, si raccolgono intorno al proprio vescovo, mons. Luigi Padovese, per pregare con e per don Andrea.

Accorate le parole del Pastore di questo piccolo gregge a Iskenderun e a Mersin, durante la messa di suffragio in queste due parrocchie del Vicariato, nel sud della Turchia. "Con la morte di don Andrea la nostra Chiesa di Anatolia è divenuta più povera: abbiamo perso un amico, un fratello, un ministro di Dio, ma abbiamo guadagnato un esemplare testimone ed abbiamo ora un aiuto dal Cielo che prega per noi. Potrei dirvi tante cose su questi giorni: quanto ho visto e sentito a Trabzon e poi tutte le manifestazioni di lutto a Roma. Vi dico soltanto che la salma di don Andrea è stata accolta nella sua città in modo trionfale. La chiesa di san Giovanni a Roma, dove sono stati celebrati i funerali, era stracolma di sacerdoti e di persone. Vorrei dire che più che un funerale ho avuto l'impressione che si trattasse di un trionfo. E veramente don Andrea con la sua morte ha trionfato sul male e su chi l'ha compiuto. Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica non sa che ora la sua testimonianza è più forte. Si è ucciso il sacerdote don Andrea ma si è creato un martire la cui testimonianza non è più limitata alla piccola chiesa di santa Maria a Trabzon, ma in questi giorni è arrivata in tutto il mondo. Cosa hanno guadagnato quanti l'hanno ucciso? L'effetto contrario di quanto speravano. Come la mamma di don Andrea ha detto e come io a nome di don Andrea ripeto, noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L'unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell'Islam (e viceversa), come possiamo pensare ad un clima di pace? Gli organi di stampa devono servire alla verità, ma anche alla pace. Chi scrive o dichiara cose false o non fondate è responsabile anche del male che produce. Occorre documentare quello che si dichiara e non lanciare frasi ad effetto che non trovano conferma nella realtà ed alimentano un clima di odio".

L'augurio è che anche i giornali italiani ed esteri, alla ricerca del sensazionale, pur di scrivere qualcosa di originale e di sorprendente, non arrivino ad infangare la persona di questo martire.

Lo sappiamo bene. Don Andrea non era un santo come quelli che spesso ci dipingiamo noi sulle immaginette: languidi, sdolcinati, sempre accondiscendenti e sorridenti. Aveva un carattere energico, deciso, a volte persino brusco, il volto risoluto, non ammetteva compromessi nella fatica di amare l'altro e nell'onestà della fede. Per questo continuamente chiedeva che si pregasse per lui, per la sua umanità, perché fosse docile alla volontà di Dio e fosse sempre più trasparenza di quel Gesù Cristo che voleva continuare ad abitare in terra di Turchia.

E Dio ha ascoltato la sua invocazione, l'ha purificato come l'oro nella fucina. Il sangue del martirio lava ogni errore, ogni peccato, ogni debolezza umana e assimila al dono totale del Crocifisso.

Con mons. Padovese, allora, possiamo chiedere a don Andrea che interceda ora presso il Padre: "Ti preghiamo di pregare per tutti i cristiani di Turchia, perché non abbiano paura a testimoniare la loro fede. La tua morte diventi strumento di unità tra musulmani e cristiani. La tua morte produca frutto e realizzi quanto tu cercavi in vita: l'amore reciproco nel nome dell'unico Dio".

 

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