19/07/2012, 00.00
RUSSIA

Doppio attentato contro autorità musulmane a Kazan

Nina Achmatova
Ferito nell’esplosione della sua auto il mufti del Tatarstan, mentre poco prima era stato ucciso il suo vice. Esperti: nella repubblica a maggioranza islamica da sempre modello di convivenza si vuole esportare uno scenario di tipo caucasico.

Mosca (AsiaNews) - Livello di massima allerta e riunione d'emergenza al Ministero degli esteri della repubblica autonoma russa del Tatarstan, dopo il duplice attentato di oggi, 19 luglio, contro due delle massime autorità islamiche regionali. A Kazan, la capitale della repubblica sul Volga a maggioranza musulmana, un ordigno ha fatto esplodere l'auto in cui viaggiava il mufti del Tatarsta, Ildus Faizov, la suprema autorità giuridica islamica. Secondo fonti dell'agenzia Rbc che cita gli organi di sicurezza locali, il religioso è stato portato in ospedale in gravi condizioni. Appena un'ora prima, era stato ucciso a colpi d'arma da fuoco davanti alla sua abitazione, il vice di Faizov, Waliullah Yakupov, capo del dipartimento dell'amministrazione spirituale della repubblica.

Il duplice attacco ha sconvolto la città, da sempre considerata un modello di tolleranza e convivenza pacifica tra 70 etnie e varie religioni, in particolare tra islam e cristianesimo ortodosso.

Il Consiglio dei muftì di Russia ha condannato gli attentati come "atti terroristici" particolarmente gravi perché avvengono alla vigilia del Ramadan, il mese sacro per l'islam.Il portavoce della procura federale russa, Vladimir Markin, ha dichiarato che secondo una delle piste seguite dagli inquirenti, i due episodi sono legati tra loro e hanno a che fare con l'attività dei leader spirituali. Entrambi sono conosciuti come leader moderati, in lotta contro la diffusione in Tatarstan del wahhabismo, da loro ritenuto come una "minaccia all'islam tradizionale". 

Secondo alcuni, come il direttore del Centro per gli studi etnici e regionali di Kazan, Suleimanov Rais, "in Tatarstan è arrivato uno scenario di tipo caucasico, dove i mufti moderati, che denunciano la crescente presenza di predicatori wahhabiti dal Caucaso del Nord, vengono presi di mira". L'esperto punta il dito anche contro le autorità locali che a suo dire "da tempo flirtano con gli estremisti chiudendo un occhio sulle loro attività".

Per Geidar Djemal, capo del comitato islamico in Russia, "il problema non sono gli estremisti, ma i potenti movimenti interni allo stesso clero tataro, legati con gruppi delle forze di sicurezza che vogliono spostare l'attenzione di Mosca dal Caucaso al Tatarstan, sperando in riconoscimenti e premi nella gestione del dossier terrorismo". 

 

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