17/04/2018, 08.57
SIRIA

Douma, arrivano gli esperti di armi chimiche. Mosca risponde a Londra: no manomissioni

Previsto per oggi l’arrivo degli ispettori Opcw nella ex enclave ribelle. La delegazione britannica ha denunciato il blocco delle indagini. Esperti Usa parlano di cloro e gas nervino nel sangue e nelle urine delle vittime. Lavrov: Accuse contro la Russia “montate ad arte”. Nella notte nuovo attacco missilistico (non confermato) contro una base a Homs. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Nella giornata di oggi gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) potranno accedere a Douma, nella Ghouta orientale, teatro di un presunto attacco con armi chimiche dell’esercito governativo. L’attacco, smentito da russi e siriani, ha provocato la risposta congiunta di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, con una serie di raid nel fine settimana scorso che hanno innescato una escalation della tensione. 

Il team internazionale di esperti si trova nel Paese arabo dal 14 aprile scorso, ma sinora non aveva ottenuto il via libera per poter accedere al territorio tornato da poco sotto il controllo del governo di Damasco (con l’aiuto di Mosca). La delegazione britannica aveva denunciato il blocco delle indagini sull’attacco chimico, accusando il Cremlino di voler ritardare l’inchiesta. 

Sono ormai trascorsi 11 giorni dall’atto finale dell’offensiva governativa contro la roccaforte ribelle (con infiltrazioni jihadiste) alla periferia della capitale. Gli esperti dovranno raccogliere frammenti di suolo e altre componenti, per appurare la presenze di sostanze chimiche. 

Gli esperti statunitensi in seno all’Opcw hanno espresso preoccupazione riguardo a una possibile “contaminazione” delle prove da parte dei militari russi. Una accusa respinta al mittente da Mosca, secondo cui l’attesa è dovuta solo a un “ritardo” tecnico e non vi sono state manomissioni. Fonti del ministero russo degli Esteri citate dalla Tass affermano che il ritardo “è dovuto agli effetti dell’attacco condotto dagli Usa e dai loro alleati”. 

In un’intervista alla Bcc il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov ha garantito che Mosca “non ha manomesso” l’area, smentendo le accuse britanniche. Egli ha aggiunto che le presunte prove fornite da Washington, Londra e Parigi sono fondate solo “testimonianze raccolte sui social network e sui giornali” e sono tutte “montate ad arte”. Infine, Lavrov non risparmia accuse alle tre potenze del blocco occidentale che avrebbero sferrato la rappresaglia prima che gli esperti dell’Opcw svolgessero la loro indagine indipendente. 

Fonti statunitensi rilanciano le accuse, sostenendo di aver raccolto campioni di sangue e urine delle vittime che mostravano tracce di cloro e gas nervino. 

Nel frattempo resta alta la tensione anche sul piano militare: la tv di Stato siriana ha parlato di un nuovo attacco missilistico nella notte appena trascorsa. La contraerea sarebbe entrata in azione reagendo a missili intercettati nello spazio aereo della regione di Homs. L’attacco avrebbe avuto come obiettivo una base aerea militare alla periferia di Shayrat. Si tratta della stessa base presa di mira lo scorso anno dal raid missilistico ordinato dal presidente americano Donald Trump, in risposta all’attacco chimico contro la città di Khan Sheikhun.

In precedenza era arrivata l’ammissione da parte di Israele di aver sferrato l’attacco della notte fra l’8 e il 9 aprile, in cui era stata colpita la base t4 a est di Homs.

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