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  • » 27/07/2016, 08.59

    CINA-HONG KONG

    Due giornalisti di Hong Kong condannati a Shenzhen: pubblicavano curiosità sui leader cinesi



    L’editore Wang Jianming e il direttore Guo Zhongxiao hanno ricevuto una sentenza di cinque anni e tre mesi e due anni e tre mesi. L’episodio ricorda le sparizioni e detenzioni dei cinque editori di libri. Pechino teme che le libertà di Hong Kong possano “inquinare” la società cinese. Svilito il principio “una nazione, due sistemi”.

    Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Due giornalisti di Hong Kong sono stati condannati ieri da una corte di Shenzen (Cina) per “commercio illegale” di giornali. Si tratta dell’editore Wang Jianming, sui 60 anni (v. foto), e del direttore Guo Zhongxiao, 41 anni, che lavoravano nel mensile “New Way” e nel magazine “Faccia multipla”, che pubblicava argomenti di politica e pettegolezzi e curiosità sui leader cinesi. Gli articoli venivano pubblicati a Hong Kong, ma alcune copie venivano smerciate in Cina.

    Wang è stato condannato a cinque anni e tre mesi di prigione; Guo a due anni e tre mesi. Quest’ultimo sarà rilasciato presto perché entrambi erano stati arrestati nel 2014, mentre si trovavano a Shenzhen. Da allora i due giornali sono stati chiusi.

    Per l’Associazione giornalisti di Hong Kong la sentenza è un altro colpo alla libertà di stampa nel territorio.

    La sentenza di ieri segue la vicenda dei cinque editori-librai di Hong Kong che sono stati rapiti da forze speciali cinesi e scomparsi per mesi e detenuti in Cina. Uno di loro è ancora in prigione; gli altri sono stati liberati dopo aver “confessato” i loro crimini in video e aver giurato che non avrebbero denunciato nessuno. Anche questi editori pubblicavano libri che ironizzavano o erano critici su alcuni aspetti della vita dei leader cinesi.

    Secondo la corte di Shenzhen, Wang e Guo hanno guadagnato in modo illecito vendendo migliaia di copie dei loro giornali; secondo gli avvocati difensori erano state distribuite in Cina solo otto copie a amici e conoscenti.

    La corte ha condannato i due senza nemmeno precisare l’ammontare del “commercio illegale”. Secondo gli avvocati difensori i due avevano guadagnato meno di 66mila dollari di Hong Kong (circa 7600 euro): meno della metà della somma minima richiesta per accusare in Cina un “commercio illegale (150mila yuan).

    La Cina teme che le libertà di Hong Kong possano “inquinare” la società all’interno e sta incrementando il controllo dei media nel territorio, venendo meno al principio “una nazione, due sistemi”, secondo cui Hong Kong avrebbe diritto a uno stile di vita diverso da quello della madrepatria.

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