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    » 31/01/2008, 00.00

    MYANMAR - UE

    Dure critiche dalla Birmania alla politica Ue sul Myanmar



    Un lungo editoriale dell’agenzia Mizzima accusa l’inviato Fassino di portare avanti una “diplomazia del megafono” fatta solo di conferenze stampa e retorica e che come unico risultato ha solo quello di irrigidire la giunta. Ormai Ue e Onu sono rimaste le uniche a credere di poter avere successo con i generali. Aung San Suu Kyi avverte: dai colloqui con la giunta solo false speranze.
    Yangon (AsiaNews) – La “diplomazia del megafono” portata avanti dall’inviato Ue per il Myanmar, Piero Fassino, nasconde solo la “necessità di crearsi un’immagine di reale impegno” volta a “giustificare il suo ruolo come rappresentante dell’Unione”. È la dura critica contenuta nel lungo editoriale pubblicato ieri da Mizzima News, agenzia vicina all’opposizione birmana; l’articolo rivela la frustrazione della popolazione e degli esperti locali, stanchi di sentire solo proclami e vedere solo conferenze stampa di intenti al termine delle varie missioni di Onu e Ue nell’area. Entrambi gli organismi internazionali hanno sempre guardato come ad un risultato, seppur debole, la collaborazione offerta dalla giunta nell’aprire al dialogo dopo la repressione del movimento dei monaci buddisti l’anno scorso. Ma tutte le iniziative promosse dai generali si sono rivelate solo di facciata, una messinscena.
     
    La stessa Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica, ha espresso la sua sfiducia a riguardo e ha invitato a “sperare nel meglio e prepararsi al peggio”. Lo hanno riferito i suoi compagni di partito, la Lega nazionale per la democrazia (Nld), con cui ieri i generali le hanno permesso di parlare. Il portavoce della Nld, Nyan Win, ha detto che la Suu Kyi è preoccupata che i 90 minuti di colloqui di ieri daranno adito solo ad una “falsa speranza”. Aung Kyi, ministro del Lavoro e incaricato della giunta per i rapporti con la rappresentante della democrazia, ha incontrato la “Signora” quattro volte da settembre scorso. Suu Kyi ha fatto presente la necessità di includere nei colloqui anche i rappresentanti dei vari gruppi etnici che combattono da decenni per l’autonomia. Ma si è detta frustrata dalla mancanza di dibattito con la giunta sulla cruciale questione delle riforme politiche.
     
    Fassino è impegnato in questi giorni in un nuovo tour asiatico per ottenere la collaborazione dei governi regionali per una soluzione della crisi birmana. Lo scorso 29 gennaio ha incontrato l’uscente ministro thailandese degli Esteri, Nitya Pibulsonggram. E nella successiva conferenza stampa ha ribadito che se la giunta non collaborerà, l’Unione Europea penserà di aumentare le sanzioni. Sembra quindi che a sperare ancora che la politica del “bastone della carota” (sanzioni e aiuti umanitari) funzioni con i generali sia solo l’Unione Europea, commenta Mizzima News. Che all’Ue imputa la “mancanza di una strategia coerente e della consapevolezza che nei ultimi 20 anni i tentativi internazionali di portare cambiamenti in Myanmar sono tutti falliti”. L’editorialista, Larry Jagan, cita un ex alto esponente dell’intelligence birmana, il generale maggiore Kyaw Win, che usava ricordare: “La comunità internazionale deve capire che odiamo la diplomazia del megafono e che così non ci convincerà a fare niente”.
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