09/05/2018, 12.50
TAJIKISTAN
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Dushanbe, Caritas Germania, 10 anni al servizio dei bambini vulnerabili

Storia di Lola, vivace bambina con sindrome di Down. Il programma di Community Based Rehabilitation in collaborazione con le ong locali e il governo tagiko: formare i genitori e il personale, per eliminare lo stigma della disabilità. 

Dushanbe (AsiaNews) – “Caritas implica ‘equità’ per me. Mia figlia Lola (9 anni) può partecipare alla vita di tutti i giorni. È diventata un membro alla pari nella società”, racconta Ozodhakon, madre di “Lola” – nome all’anagrafe Parivash – piccola beneficiaria del programma di riabilitazione di Caritas Germania in Tajikistan per le persone con disabilità.

Il 19 aprile, il ramo in Tajkistan di Caritas Germania ha festeggiato i 10 anni di progetti e attività a sostegno dei più vulnerabili, in un evento nella capitale a cui hanno partecipato associazioni partner e diverse autorità tagike di alto livello. Caritas Germania segue nel Paese le persone con disabilità, gli anziani soli e anche quanti sono vittime di disastri naturali, operando insieme ad ong locali, in collaborazione con il ministero tagiko della Salute della Protezione sociale.

Con il sostegno del programma “Community Based Rehabilitation” della Caritas e dei suoi partner, Ozodhakon ha imparato come occuparsi della bambina, e assicurarle una vita felice. Il programma di riabilitazione forma i genitori e il personale che circondano i bambini – dai medici agli insegnanti – e mira a combattere lo stigma sulla disabilità.

Nei suoi primi anni di vita, i medici di Maksad, ong locale partner di Caritas, diagnosticano a Lola la sindrome di Down. Nelle società tagika, questo genere di diagnosi implica un processo nei confronti della madre e del bambino: la disabilità è vista come una punizione divina, una “colpa” da scontare. I bambini vengono segregati in casa o spediti in “scuole speciali”, nascosti agli occhi del pubblico, e il padre del bambino spesso abbandona la famiglia. “Mio marito mi ha abbandonato, e la mia famiglia mi ha voltato le spalle. Lola era una ‘disgrazia’ per la famiglia – questo mi hanno detto”, racconta Ozodhakon.

“Nella maggior parte dei casi, anche se il padre lascia la famiglia, [la moglie] deve rimanere nella casa del marito, e continuare ad occuparsi dei suoceri”, spiega Parvina Tadjibaeva, direttrice del ramo di Caritas Germania in Tajikistan. Lola vive con sofferenza la durezza dei parenti verso la madre e la disparità di trattamento subita rispetto agli altri nipoti. Tuttavia, nonostante le difficoltà e le resistenze di altri genitori, con il sostegno degli assistenti sociali del programma, Ozodhakon porta la piccola a scuola.

“Per integrare le persone con disabilità – racconta Tadjibaeva – il cambiamento passa per i bambini, che “non parlano mai del ‘bambino speciale’ nel gruppo. La maggior parte delle volte si tratta dei genitori e degli anziani, preoccupati che le malattie siano infettive. Per questo cerchiamo di includere nella formazione delle madri anche le comunità, poiché spesso sono parenti o persone che si conoscono bene l’un’altra. All’inizio, la maggior parte di loro sono pieni di pensieri negativi, ma dopo il secondo, terzo incontro, cominciano a capire che fra i bambini come Lola e gli altri non vi è differenza”.

“Ora Lola studia in una scuola inclusiva, in una classe ‘normale’, frequentando delle lezioni addizionali per tenersi al passo con gli altri bambini – racconta la direttrice – Ama andare a scuola, e va bene: sa leggere, ha imparato molte poesie e ama ballare nelle lezioni di ricreazione in cui i bambini fanno piccoli lavoretti, ballano e stanno insieme. Quando sente la musica, adora essere ben vestita e ballare, come tutte le bambine”.

Il programma non è stato occasione di rinascita solo per la bambina: Ozodhakon ha scoperto di essere brava ad occuparsi della figlia, e ne ha fatto una professione. Adesso utilizza le sue capacità come assistente sociale, mestiere di cui si dichiara fiera: “Dovrei ringraziare mia figlia per questo”.

“In Tajikistan, la maggior parte delle donne non lavorano, stanno a casa – conclude Tadjibaeva – per lei il lavoro è molto importante. Ora i vicini non voltano lo sguardo, ma la sostengono in ogni cosa. Non la guardano solo in base alla situazione di sua figlia. È accettata come una donna normale, che ha una bambina”. 

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