Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – E’ di almeno 70 morti, stando a fonti palestinesi, il bilancio dell’atteso attacco israeliano contro la Strisca di Gaza. Annunciata da giorni la rappresaglia israeliana è arrivata dopo che Hamas aveva dichiarato di non voler rinnovare la tregua informale in atto da sei mesi e dopo la ripresa dei lanci di decine di razzi Qassam contro città e villaggi israeliani vicini al confine.
Oggi, aerei israeliani hanno lanciato almeno 30 missili: fonti israeliane sostengono che ad essere presi di mira sono soprattutto i centri della polizia di Hamas. Anche il porto di Gaza sarebe seriamente danneggiato. Nuvole di fumo nero si innalzano dalla città. Un testimone ha raccontato che è stato centrato il quartier generale della sicurezza dei fondamentalisti e che sono una cinquantina le persone colpite. Nessun commento da parte dell’IDF, l’esercito israeliano.
A livello politico, lo Stato ebraico torna a ripetere che scopo delle incursioni è fermare i lanci di razzi contro il territorio israeliano. In una intervista pubblicata oggi dal quotidiano panarabo Asharq al-Awsat, il presidente israeliano Shimon Peres afferma che il suo Paese compirà “tutti i passi necessari” a fermare i lanci, ma che “non ha intenzione di scatenare una guerra regionale” e nega che le operazioni militari in corso abbiano il fine di rioccupare o di rientrare a Gaza.
Sul piano internazionale, funzionari egiziani hanno detto alla Radio israeliana che Il Cairo si sforza di evitare una ulteriore escalation di violenza. Un rappresentante del capo dell’intelligence egiziana, Omar Suleiman - che aveva mediato per ottenere la tregua di sei mesi tra Hamas e Israele – ha espresso le preoccupazioni del Cairo ad uno dei maggiori esponenti di Hamas, Mahmoud Zahar.