23/02/2017, 08.55
IRAQ
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E' iniziato l’assalto contro l’aeroporto di Mosul

L’obiettivo è strappare alle milizie dello Stato islamico il controllo dello scalo e di una vicina base militare. In un secondo momento verrà sferrato l’attacco al settore sud-ovest. Sempre più critica la situazione umanitaria nella zona occidentale. Bambini morti per malnutrizione, almeno 160mila persone hanno in fuga dalla città. 

 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le forze della sicurezza irakene hanno lanciato questa mattina all’alba l’assalto all’aeroporto internazionale di Mosul e alla base militare di Al Ghazlani, nelle vicinanze, controllate dalle milizie dello Stato islamico (SI). È quanto riferisce la tv di Stato irakena, secondo cui nell’attacco sono impegnate “le forze di reazione rapida, la polizia federale e le forze antiterrorismo”. 

Mosul, metropoli del nord dell’Iraq e seconda città per importanza del Paese, a maggioranza sunnita, è stato il primo grande centro a cadere nelle mani dei jihadisti nell’estate del 2014. L’aeroporto e la base militare sono situati nella periferia meridionale; l’attacco è parte dell’operazione lanciata da Baghdad per riconquistare anche il settore occidentale. 

Sostenute dai raid aerei della coalizione internazionale, sotto il comando statunitense, ieri le truppe irakene hanno consolidato le loro posizioni a quattro giorni di distanza dall’inizio dell’operazione su Mosul ovest. 

Analisti ed esperti sottolineano che il controllo del principale scalo cittadino e della base di Al Ghazlani aprirebbe la via ad un assalto verso la periferia sud-occidentale, nei pressi del fiume Tigri che taglia in due Mosul. Secondo un responsabile del comando Usa vi sarebbero ancora “circa 2mila” jihadisti arroccati a ovest. 

Il mese scorso i governativi erano riusciti a cacciare i miliziani di Daesh [acronimo arabo per lo SI] dalla zona est di Mosul, alla destra del Tigri, dopo mesi di combattimenti intensi. L’offensiva è iniziata il 17 ottobre scorso e sono serviti quasi cinque mesi per vincere la resistenza jihadista nell’area. Fonti Onu riferiscono che la metà delle vittime finora registrate sono civili; da ottobre nella piana di Ninive sono state uccise 1096 persone, quasi 700 i feriti.

Intanto attivisti e associazioni umanitarie rilanciano drammatici appelli sulla sorte della popolazione civile. Fino a 650mila persone rischiano di rimanere intrappolate nei combattimenti, fra questi oltre 300mila sarebbero bambini.

Le agenzie specializzate stanno preparando aiuti e allestendo centri per accogliere fino a 400mila persone in fuga dai combattimenti. Secondo le Nazioni Unite sono tra 750mila e 800mila i civili che ancora vivono nei distretti occidentali della città controllati dai jihadisti.

Finora almeno 160mila persone avrebbero abbandonato le loro case in città e nella periferia. E chi è rimasto deve affrontare malnutrizione, morti premature di neonati, mancanza di medicine. La situazione sanitaria a Mosul ovest peggiora di giorno in giorno, in particolare dopo la chiusura di due ospedali da parte dei miliziani di Daesh. 

Un impiegato dell’ospedale di al-Jamhour ha confermato la morte di tre bambini fra i tre e i sei anni “a causa della malnutrizione e della mancanza di medicine”. Altri decessi, aggiunge la fonte dietro anonimati, sono probabili “nei prossimi giorni”. Un abitante del quartiere di Annajar racconta che “alcune donne incinte fanno di tutto per indurre il travaglio”, prima che i combattimenti raggiungano il cuore del settore occidentale, rendendo la situazione “ancora più complicata”. 

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