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» 14/02/2014
INDONESIA
East Java, migliaia di persone in fuga dopo l’eruzione del vulcano Kelud
di Mathias Hariyadi
Due le vittime, rimaste intrappolate nel crollo della loro abitazione. Cenere e e fumo si sono sparsi per centinaia di chilometri, creando enormi problemi di traffico. Disagi anche a Klaten, Yogyakarta e Surakarta, nello Java centrale. Chiusi i principali aeroporti della zona. Abitante a Klaten: “Non si vede nulla”. Dozzine gli incidenti stradali.

Jakarta (AsiaNews) - Migliaia di persone hanno abbandonato le loro case in seguito all'eruzione del vulcano Kelud, nella provincia di East Java. Da ore dalla sommità del monte fuoriescono cenere e fumo, creando notevoli problemi di traffico e di visibilità. Si segnalano gravi difficoltà nella circolazione di auto e motocicli a Klaten, Yogyakarta e Surakarta, nello Java centrale, dove la vista in alcuni punti è ridotta a circa tre o quattro metri. Automobilisti e centauri hanno dovuto "abbandonare" il mezzo ai bordi della strada, perché impossibilitati a proseguire. I detriti sono sparsi a centinaia di chilometri di distanza dal cratere; due, al momento, le vittime ufficiali, decedute in seguito al crollo della loro abitazione che ha ceduto per l'accumulo di cenere. 

Andre Priyono, un abitante di Klaten, reggenza dello Java centrale, racconta ad AsiaNews che "ho dovuto fermare la mia moto mentre andavo al lavoro, a Yogyakarta" dove è impiegato in uno zuccherificio di Gondang. "Non riuscivo a vedere nulla - afferma - per una foschia spessa causata dalla cenere vulcanica, la visibilità era ridotta a soli tre metri". Egli conferma "le dozzine di incidenti stradali" a causa della "ridotta visibilità". 

Niniek, di Yogyakarta, aggiunge che "per oggi le scuole sono chiuse" e le persone sono invitate a restare nelle loro abitazioni, indossando al contempo mascherine per ridurre al minimo il pericolo di ingerire polveri e cenere. Anche a Surakarta, città dello Java centrale, le scuole sono chiuse, le strade svuotate e gli uffici chiusi. 

L'eruzione ha provocato gravi problemi anche ai principali scali della zona. Chiusi gli aeroporti internazionali di Yogyakarta e Solo, nello Java centrale, e quello di Surabaya nell'East Java. Moltissimi i voli cancellati per la ridotta visibilità e l'accumulo di materiale vulcanico sulla pista e sugli aeromobili. 

Ambientalisti ed esperti della Protezione civile nello scorse settimane, all'indomani dell'eruzione del vulcano Sinabung (provincia di North Sumatra), avevano lanciato l'allarme per possibili, nuovi fenomeni in altre zone del Paese. Del resto l'arcipelago indonesiano è formato da migliaia di isole e atolli immersi nell'Oceano Pacifico, in un'area detta dagli scienziati come "Anello di fuoco". Essa è caratterizzata da un'intensa attività tellurica e vulcanica, causata dalla collisione delle diverse placche continentali.

Nella memoria della gente è ancora vivo il ricordo del devastante terremoto e del successivo tsunami che hanno colpito la regione nel dicembre 2004, con epicentro al largo dell'isola di Aceh, causando centinaia di migliaia di vittime in tutta l'Asia. Il 30 ottobre 2009, un altro forte sisma aveva interessato l'area di Padang provocando circa 700 morti. Oltre 180 abitazioni erano state rase al suolo. In queste ore gli esperti hanno classificato al "livello due di allerta" - casi da "monitorare con attenzione" - altri 19 vulcani sparsi per tutto il Paese.

 

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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