06/12/2005, 00.00
TURCHIA
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Efeso: festa dell'Immacolata a casa di Maria

di Mavi Zambak

La "Casa della Beata Vergine Maria", a Efeso, dove una tradizione vuole abbia vissuto gli utimi anni della sua vita la madre di Gesù è l'unico posto al mondo dove vanno a pregare cristiani e musulmani. Un luogo che "trasmette pace e consolazione a tutti".

Izmir (AsiaNews) - Per la festa dell'Immacolata non saranno numerosi i pellegrini a salire sulle pendici del Bulbul dag ("la collina dell'usignolo") sulla quale si trova la cosiddetta "Casa della Beata Vergine Maria". Vuoi perché ormai l'estate è finita, l'inverno si fa sentire e i gruppi stranieri sono sciamati; vuoi perché l'8 dicembre in Turchia è un qualunque giorno lavorativo; vuoi perché il dogma dell'Immacolata Concezione non è riconosciuto dai cristiani ortodossi e protestanti.

Eppure, l'8 dicembre, proprio perché senza folle oceaniche, sarà un giorno privilegiato per i pochi cattolici che da Smirne e dintorni si recheranno a questo santuario per celebrare la Messa insieme alla comunità dei cappuccini e delle suore che ne sono custodi.

"Ancora una volta – commenta p. Adriano Franchini, residente a Meryem Ana Evi (la Casa di Maria) e superiore della Custodia di Turchia, – chi verrà, sono sicuro, tornerà diverso. Sì, perché la casa di Maria trasmette consolazione e pace a tutti".   Perché è qui, non lontano da Efeso, che la tradizione vuole sia vissuta e morta la Madre di Gesù. "Maria non abitava proprio ad Efeso, ma nei dintorni, dove si erano stabilite alcune sue amiche. La sua casa si trovava in cima ad una montagna… si tratta di una regione solitaria, abbellita da colline fertili e dolci, con alcune grotte adattate a casa e radi alberi dal tronco liscio, ombrosi e a forma di piramide. Solo la casa della Madonna era in pietra; un sentiero dietro la casa si inerpicava verso la montagna dalla cima rocciosa, da cui era possibile vedere Efeso e il mare costellato di isole".

E' sulla scorta di queste indicazioni di Anna Katharina Emmerick, una mistica tedesca del XIX secolo, che un sacerdote lazzarista che insegnava nel collegio Sacro Cuore di Smirne e due suoi amici si avventurarono sulle alture che sovrastano le rovine di Efeso, sulla costa egea della Turchia, e il 29 luglio 1891 trovarono, accanto ad una sorgente d'acqua, i resti di una casa, meglio ancora di una cappella, seminascosta dagli alberi, proprio come indicato dalle visioni della mistica.

Forse non si arriverà mai a definire l'autenticità di questo santuario nei cui pressi fin dai tempi antichi i cristiani si recavano in pellegrinaggio tutti gli anni nell'ottava della festa della Dormizione di Maria (15 agosto) – la nostra Assunzione - perché ritenuto tomba della "Tutta Santa", è certo comunque che ogni anno più di un milione di persone vengono a visitare questa "Casa della Madonna". E fu meta di pellegrinaggio anche di papa Paolo VI e di Giovanni Paolo II.

Nei documenti ufficiali del governo turco, questo luogo è menzionato come museo a tutti gli effetti, ma in realtà i visitatori, qualunque sia la loro nazionalità, cultura, lingua o religione, nonostante il biglietto d'ingresso che devono pagare, lo considerano un luogo sacro.

In mezzo al silenzio e al verde, una casa semplice, in mattoni, composta da due vani identificati come il soggiorno e la camera da letto della Vergine che qui avrebbe concluso la sua vita terrena. La luce soffusa che entra dalle piccole finestre è resa ancora più suggestiva dalle innumerevoli candele che incessantemente illuminano questo piccolo santuario.

Padre Tarcy, cappuccino indiano che è qui presente da quasi una decina d'anni confida: "Spesso si vedono persone, uomini e donne, giovani e vecchi, profondamente commossi o addirittura in lacrime e viene loro da chiedere: "Perché piangi, sei triste?". La risposta è sempre la stessa: "No, non sono triste, sono profondamente toccato, provo qualcosa di speciale, una pace, una gioia, una calda accoglienza, una felicità che… vorrei stare qui per sempre".

E altri aggiungono: "Questo è un posto speciale, un luogo sacro. Sento la presenza di Maria, nostra Madre; Lei certamente ha vissuto qui".

Forse questi commenti dei molti visitatori, commenti autentici, sinceri, onesti, veri e amorevoli, sono la più grande prova che Maria, la Madre di Gesù ha vissuto qui negli ultimi anni della sua vita ed è morta qui, che l'Assunzione è avvenuta qui, conferma questo frate che stretto nel suo saio appare ancora più longilineo ed etereo.

"Ci sono due tradizioni relative agli ultimi anni della vita della Madonna: alcuni dicono che Maria arrivò a Efeso con Giovanni ma poi tornò a Gerusalemme dove morì. Secondo altri, invece Maria passò gli ultimi anni della sua vita nella casa che Giovanni costruì per lei sulle colline vicino all'antica Efeso, vivendo silenziosamente e in preghiera. Io sono convinto che qui continua a vivere lo spirito di Maria e lo si sente. Chi entra qui viene avvolto da una pace interiore intensa, siano essi fidanzati, sposati o no, vedovi o divorziati, uomini o donne, giovani o anziani che dopo molte lotte, fatiche e dolori qui si sentono accolti e messi a proprio agio possono riposare, come membri di un'unica famiglia a qualunque religione appartengano".

Ognuno si sente a casa. Se infatti Meryem Ana Evi è luogo di preghiera per i cattolici che vi abitano tutto l'anno e che ogni mattina vi celebrano la santa Messa ed è luogo di visita devota per i cristiani della Turchia e di tutte le nazioni del mondo, i quali pur appartenendo a varie Chiese, hanno qui la possibilità di celebrare nella propria lingua e tradizione, è meta di pellegrinaggi anche di musulmani. Nel Corano, infatti, solo una donna è menzionata circa trenta volte: Maria, la Madre del Profeta Gesù. "Quando le nostre sorelle e i nostri fratelli musulmani vengono a Meryem Ana Evi - prosegue p. Tarcy, -  non vengono in veste di turisti e di semplici visitatori: essi vengono per pregare. Forse è l'unico posto al mondo in cui gente delle due grandi religioni – Islam e Cristianità – possono pregare insieme senza tensioni.

Arrivano da soli, con la famiglia, in gruppi organizzati, scolaresche e persino squadre di militari.  Secondo una loro usanza legano strisce di stoffa ai rami degli alberi: è la loro preghiera che innalzano al Cielo per ottenere grazie particolari o per essere liberati dal Male. E così ulivi e arbusti rampicanti sono sempre vestiti a festa. E in questi giorni di dicembre saranno soprattutto loro, i musulmani nostri vicini, a venire a pregare quassù".

"Anche chi non appartiene a nessuna fede religiosa, ma apprezza il valore e il significato del silenzio, della pace, dell'incontro e della riflessione, si ferma volentieri al refrigerio dei platini secolari e trova conforto".

Una cosa abitualmente non sfugge e rimane impressa nella mente del pellegrino: la statua di Maria posta sopra l'altare è senza mani. Quando venne ritrovata, dopo la guerra d'indipendenza turca del 1922, era così e nessuno ha mai pensato di farne fabbricare di nuove, forse perché Maria, dopo aver accolto tutti, invita ad essere le sue mani nel mondo.

Pio XII il 22 luglio 1957 scrisse a mons. Descuffi, allora arcivescovo di Smirne, elogiandolo per lo zelo dimostrato verso Meryem Ana Evi, "dov'è tradizione che si conservi il sepolcro di Maria" e la indicò come "un Centro di culto mariano unico al mondo, dove i credenti cristiani e musulmani di ogni rito e di ogni nazione possono incontrarsi per venerare la Madre di Gesù e verificare la verità di queste parole profetiche: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata".

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