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  • » 28/01/2014, 00.00

    EGITTO

    Egitto, Al-Sisi scende in campo. Ucciso principale esponente del ministero degli Interni



    Il gen. Mohamed Said, capo dell'ufficio tecnico del ministero, è stato ucciso questa mattina a colpi di pistola davanti alla sua abitazione. L'omicidio è avvenuto poche ore prima del processo contro l'ex presidente e leader islamista Mohamed Morsi, in corso al Cairo. Ieri il Consiglio dell'esercito ha dato il via libera al gen. al-Sisi, ministro della Difesa, per una sua candidatura come futuro presidente.

    Il Cairo (AsiaNews) - A un giorno dalla canditura alle presidenziali del generale Abdel Fattah al-Sisi, ministro della Difesa, che segna il ritorno dei militari sulla scena politica, l'Egitto si trova di fronte a una nuova ondata di violenza. Questa mattina uomini armati hanno ucciso il gen. Mohamed Said, alto funzionario del ministero degli Interni egiziano. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l'attacco. Secondo una prima ricostruzione, due aggressori in sella a una moto hanno aperto il fuoco contro Said, capo dell'ufficio tecnico del ministro, mentre stava uscendo dalla sua residenza situata vicino alla stazione di polizia di Talbia (Giza).

    Questo è il secondo attentato contro un alto funzionario statale. Lo scorso 5 settembre 2013, Mohamed Ibrahim, ministro dell'Interno è sopravvissuto all'esplosione di una bomba piazzata vicino alla sua auto.

    L'omicidio di Said giunge in un periodo cruciale per l'Egitto dove è in corso un duro confronto fra Fratelli Musulmani e militari, questi ultimi ritornati al potere a tre anni dalla caduta di Mubarak. In questi giorni 49 persone sono state uccise durante le manifestazioni per il terzo anniversario della Primavera araba. Altre 15 persone sono morte negli attentati che hanno colpito il centro del Cairo il 24 gennaio scorso. 

    Oggi all'Accademia di polizia del Cairo si tiene la seconda seduta del processo contro Mohammed Morsi, ex presidente egiziano e leader dei Fratelli Musulmani, deposto proprio dal Consiglio supremo dell'esercito dopo la manifestazione di 30 milioni di persone avvenuta il 30 giugno 2013. Insieme all'ex capo di Stato figurano come imputati altri 130 membri dei Fratelli Musulmani arrestati durante il giro di vite lanciato dall'esercito contro l'ex movimento politico dichiarato fuorilegge dall'attuale establishment. Su di loro pendono diverse accuse: collaborazione con il gruppo islamista palestinese Hamas e con il movimento sciita libanese Hezbollah, evasione dal carcere di Wadi El-Natroun durante le rivolte del gennaio 2011, omicidio di agenti di polizia.

    Ieri, il gen. Abdel Fattah al-Sisi ha dato il via alle prime mosse per la sua discesa in campo alle elezioni presidenziali. Esse si terranno prima delle parlamentari grazie a un decreto firmato dal presidente ad interim Adly Mansour  che fissa l'agenda delle prossime votazioni, sfruttando il vuoto legislativo dell'art. 230 della Costituzione. Il Consiglio supremo delle Forze armate ha accettato l'ipotesi di una sua candidatura, promuovendo l'attuale ministro della Difesa da colonello generale a feldmaresciallo. In un comunicato, lo Scaf ha giustificato la scelta di al-Sisi sottolineando che "la fiducia della gente nel generale è una chiamata che deve essere ascoltata come la libera scelta del popolo".  

    I sostenitori di Mohamed Morsi hanno minacciato nuove manifestazioni. In un comunicato diffuso su internet essi hanno dichiarato: "Il popolo vuole l'esecuzione dell'assassino, non la nomina di un assassino come presidente".

     

     

     

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