09/10/2012, 00.00
EGITTO
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Egitto, amnistia per i giovani della rivoluzione arrestati nel 2011, silenzio sul massacro dei copti a Maspero

La decisione è stata annunciata oggi ed è considerata da molti una semplice mossa politica. Il presidente Morsi ha concesso il perdono per tutti coloro finiti in carcere per aver partecipato alle proteste di Piazza Tahrir. Scontro sui criteri di applicazione dell'amnistia. Nessuno degli oltre 12mila civili arrestati è stato incarcerato con tale accusa. Ignorato il massacro dei 28 cristiani copti avvenuto un anno fa al Cairo davanti alla sede della tv di Stato. Ex guida dei Fratelli Musulmani: "Il silenzio sulla tragedia di Maspero è un crimine contro tutto il Paese".

Il Cairo (AsiaNews) - In prossimità dei primi 100 giorni di governo, il presidente Mohammed Morsi perdona tutti i manifestanti finiti in carcere durante le proteste di piazza Tahrir contro Hosni Mubarak e il suo regime. Dopo la caduta del rais e la salita al potere dei Fratelli Musulmani, la liberazione degli attivisti è stata una delle principali richieste dei giovani della Rivoluzione dei gelsomini. I cristiani accusano però il presidente di non aver fatto ancora nulla per i militari e i poliziotti responsabili del massacro dei copti a Maspero costato 28 morti, avvenuto proprio il 9 ottobre 2011. A tutt'oggi i processi contro i membri dell'esercito sono fermi e molti copti sono ancora in carcere. Migliaia di cristiani copti  hanno ricordato il massacro con proteste e marce silenziose organizzate nelle principale città del Paese.  

Mohammed Abdel - Aziz, avvocato e attivo sostenitore della Rivoluzione dei gelsomini punta il dito contro il gesto di Morsi: "L'amnistia giunge troppo tardi, riguarda poche persone e dovrebbe essere accompagnata da un risarcimento". Secondo Abdel -Aziz il presidente ha firmato l'amnistia solo per dare un segnale positivo ai suoi detrattori e spingere la popolazione a boicottare la manifestazione del 12 ottobre organizzata da vari gruppi democratici contro le sue politiche.  

Secondo le stime circa 1000 persone beneficeranno del decreto di scarcerazione, ma vi sono già critiche sui criteri da adottare. In molti sottolineano che nessuno è stato incerato con l'accusa di aver partecipato alle proteste. La maggior parte è finita in carcere per resistenza a pubblico ufficiale, disturbo dell'ordine pubblico. Ahmed Saif, membro del comitato voluto dal presidente per decidere i criteri dell'amnistia spiega che "la mossa è un grande passo avanti, ma non è abbastanza. Occorre specificare chi ha diritto al perdono e chi no".

Ahmed Ragheb, avvocato e attivista per i diritti umani, sottolinea che il decreto presidenziale non include tutte le vittime del regime. "La parola 'sostenere la rivoluzione' - precisa - può essere interpretata in molti modi". Fra i 12mila civili arrestati  e giudicati dalla corte marziale durante il periodo di transizione guidato dal Consiglio superiore delle forze armate, molti sono veri criminali, che hanno commesso omicidi premeditati.

Il silenzio sul massacro di Maspero e sui processi contro i militari responsabili di abusi è stato criticato anche da esponenti dei Fratelli musulmani. Dal suo profilo Twitter, Mohamed Habib, ex vice della guida suprema dei Fratelli Musulmani, applaude il decreto di scarcerazione firmato da Morsi, ma è scandalizzato che i responsabili della tragedia non siano ancora stati puniti. "Il silenzio che è calato su Maspero e il mancato risarcimento delle famiglie, sono un crimine contro tutto il Paese".  

 

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