23/12/2013, 00.00
EGITTO

Egitto, attivisti laici condannati a tre anni di prigione e lavori forzati

Ahmed Maher (fondatore del Movimento 6 aprile), Mohamed Adel e Ahmed Douma sono stati condannati per aver organizzato "manifestazioni illegali". Critiche delle organizzazioni per i diritti umani e dei parenti degli imputati: "Il governo si sta comportando come i precedenti regimi".

Il Cairo (AsiaNews) - Giro di vite delle autorità egiziane contro gli esponenti di spicco della Primavera Araba del 2011. Ieri sera un tribunale del Cairo ha condannato a tre anni di reclusione Ahmed Maher, fondatore del Movimento 6 aprile, Mohamed Adel, anch'egli membro del gruppo, e  Ahmed Douma, attivista di spicco fra i protagonisti delle rivolte contro Mubarak e il governo del Fratelli Musulmani. Arrestati in novembre, i tre sono colpevoli di aver organizzato una manifestazione davanti alla sede della Corte suprema del Cairo senza permessi, come richiesto dalla nuova legge sulle proteste. Maher, Adel e Douma sconteranno parte della condanna ai lavori forzati e dovranno pagare una multa di 5mila euro, ma possono ancora ricorrere in appello.

La condanna dei tre attivisti ha scatenato molte critiche nel Paese. Oggi la Arab Organization for Human Rights ha sottolineato che quanto sta accadendo è in netta contraddizione con lo spirito delle due rivoluzioni del 25 gennaio e del 30 giugno. Il gruppo si è offerto di aiutare i tre imputati al processo di appello e ha invitato il procuratore generale a rilasciarli su cauzione. Mostafa Maher, fratello di Ahmed e anch'egli del Movimento 6 aprile, sottolinea che il nuovo governo sta seguendo lo stesso percorso dei precedenti regimi "fabbricando accuse e mettendo in prigione attivisti e oppositori". "Presto - aggiunge - potrebbero affrontare anche loro un destino simile a quello di Mubarak e Morsi". Fra gli attivisti sotto processo vi è Alaa Abdul Fattah, leader di spicco della rivolte contro Mubarak e delle manifestazioni contro gli islamisti del 30 giugno, arrestato insieme a Maher, Adel e Douma, e anch'egli accusato di aver violato la famigerata legge sulle manifestazioni.  

Firmato lo scorso 25 novembre dal presidente Adly Mansour, il provvedimento impone agli organizzatori di avvisare le autorità tre giorni prima dell'evento, invece di sette come previsto dai precedenti regolamenti, ma dà alla polizia il potere di disperdere sul nascere le manifestazioni ritenute violente utilizzando idranti, gas lacrimogeni e pallini di piombo. La legge prevede per i manifestanti trovati in possesso di armi illegali pene detentive fino a sette anni di carcere e multe di oltre 30mila euro. Il governo sanziona anche gli organizzatori di manifestazioni illegali con multe dai 1000 fino a 3mila euro.

Ieri il presidente ad interim ha ha annunciato la formazione di un comitato d'inchiesta per indagare sui fatti di violenza avvenuti in seguito alle manifestazioni del 30 giugno che hanno portato alla caduta del presidente islamista Mohamed Morsi e il 14 agosto culminate con lo sgombero dei sit-in dei Fratelli Musulmani al Cairo, costati centinaia di morti, e gli attacchi a chiese e proprietà cristiane in tutto il Paese. La decisione di Mansour giunge dopo un incontro di dialogo con le varie fazioni politiche egiziane riunitesi per discutere la road-map di transizione del Paese. 

 

 

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