20 Febbraio 2018
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  •    - Arabia Saudita
  •    - Bahrain
  •    - Emirati Arabi Uniti
  •    - Giordania
  •    - Iran
  •    - Iraq
  •    - Israele
  •    - Kuwait
  •    - Libano
  •    - Oman
  •    - Palestina
  •    - Qatar
  •    - Siria
  •    - Turchia
  •    - Yemen
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 08/04/2011, 00.00

    EGITTO

    Egitto verso le elezioni, fra divisioni politiche, estremismi religiosi e potere dell’esercito



    I giovani di piazza Tahrir tentano una coalizione dei movimenti in vista delle elezioni di settembre, ma hanno poco tempo. Le diatribe interne ai Fratelli musulmani rischiano di incrementare le fila del movimento estremista islamico dei salafiti. I militari, saldi al potere, mantengono la stabilità nel Paese bilanciando le differenze fra i partiti. In piazza Tahrir, centinaia di migliaia giovani chiedono il processo contro Mubarak. Fonti di AsiaNews: "Se cristiani e musulmani si impegnano a lavorare insieme, il Paese potrà fare dei passi avanti”.

    Il Cairo (AsiaNews) – A circa due mesi dalle dimissioni del presidente Mubarak, il futuro democratico dell’Egitto rimane incerto. Secondo fonti di AsiaNews,  la maggior parte dei movimenti e partiti, compresi i Fratelli musulmani, sono divisi e stanno tentando di comprendere la strada da percorrere in vista delle elezioni parlamentari previste in settembre. Oggi centinaia di migliaia di giovani ed ex militari sono scesi in piazza per chiedere l'inizio del processo contro Mubarak, maggiore chiarezza sul futuro del Paese e la cancellazione del recente decreto legge che vieta scioperi e manifestazioni.

    “I giovani di piazza Tahrir – afferma una fonte, anonima per motivi di sicurezza - stanno tentando di creare una coalizione che unisca i movimenti nati con la rivoluzione, ma hanno poco tempo per organizzarsi in modo efficace. L’impressione generale è che i frutti della rivoluzione siano stati presi dai Fratelli musulmani, ma anche loro sono profondamente divisi”.

    A tutt’oggi, l’unica fonte di stabilità è l’esercito, che dopo la caduta di Mubarak si è assunto l’incarico di gestire la transizione del Paese fino alle elezioni parlamentari di settembre. “I militari hanno preso in mano la situazione – sottolinea la fonte – essi stanno cercando di mantenere stabilità, bilanciando le differenze presenti fra i movimenti e le derive ideologiche”.

    Le diatribe interne ai movimenti musulmani rischiano di accrescere le fila del movimento salafita, gruppo estremista islamico sostenuto dall’Arabia Saudita. In questi giorni  lo sceicco Mohamed Hassan, leader del gruppo, ha annunciato ai media la creazione di un partito politico, che lo vedrà come candidato alle prossime elezioni parlamentari.  “I salafiti – continua la fonte – sono contro i Fratelli musulmani, considerati troppo aperti, e propongono sharia e Corano come unica soluzione ai problemi dell’Egitto, ma anche fra di loro ci sono varie correnti”.

    Le divisioni non fermano però l’attività violenta dei radicali islamici, soprattutto nella periferia del Cairo e nelle regioni dell’Alto Egitto. La fonte spiega che in questi mesi sono i salafiti ad aver compiuto la maggior parte degli attacchi contro le comunità copte. “In molti – afferma – sostengono che il gruppo sia sostenuto dai fedeli di Mubarak per destabilizzare il Paese”. Secondo la fonte, il National Democratic Party (Ndp)unico partito organizzato insieme ai Fratelli musulmani, vuole porsi  come unica sorgente di stabilità di fronte al caos politico e alla crescita dei partiti estremisti iniziata con la caduta del regime.  

    Nonostante l’influenza dei radicali islamici e il rischio di un ritorno al vecchio regime, la fonte sottolinea che i movimenti e i gruppi nati durante la Rivoluzione dei gelsomini continuano la loro battaglia e lottano per avere uno Stato laico e una società fondata sull’uguaglianza sociale. Oggi, centinaia di migliaia di manifestanti, musulmani e copti, si sono radunati in piazza Tahrir al Cairo per chiedere che Mubarak, la sua famiglia e il suo entourage vengano processati. La protesta ha visto anche la partecipazione di alcuni ex militari. Oltre agli slogan contro Mubarak i giovani hanno voluto sottolineare ancora una volta l’unità fra cristiani e musulmani, per fermare le derive radicali di quella che in molti hanno definito come la “contro-rivoluzione”. Secondo i media locali l'afflusso di persone potrebbe continuare anche in serata e la manifestazione rischia di diventare una nuova protesta milionaria. 

    Secondo la fonte, “la comunità internazionale dovrà sostenere il cambiamento dell’Egitto in vista delle elezioni parlamentari, favorendo il dialogo fra i vari gruppi verso il bene comune”, ma esclude una modifica dell’art. 2 della Costituzione, che prevede la Sharia come fonte di ispirazione del diritto. “La maggior parte della popolazione musulmana – afferma – è convinta che la cancellazione dell’articolo distruggerà l’identità islamica del Paese”. “A tutt’oggi – aggiunge – è molto difficile pensare a una reale democrazia per il futuro dell’Egitto, ma se cristiani e musulmani si impegnano a lavorare insieme, il Paese potrà fare dei passi avanti”. (S.C.) 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    20/05/2011 EGITTO
    Le promesse di Obama non sono l’unica soluzione ai problemi dell’Egitto
    Per P. Boulad, sacerdote gesuita egiziano, il problema più grave è il conflitto religioso fra copti e musulmani, fomentato dagli uomini del vecchio regime. Rispetto dei diritti umani e un piano di aiuti attento alle differenze culturali, la chiave per cambiare il Paese.

    16/05/2011 EGITTO
    Partiti laici egiziani insieme per frenare il dominio dei Fratelli musulmani
    I leader dei partiti nati dopo la rivoluzione di piazza Tahrir si sono riuniti ieri al Cairo. Portavoce della Chiesa cattolica egiziana: “Una coalizione è l’unico strumento che abbiamo per evitare la creazione di uno Stato confessionale”. Dopo gli scontri fra musulmani e cristiani, l’esercito riapre 16 chiese copte chiuse per motivi di sicurezza.

    09/05/2011 EGITTO
    L’Egitto verso la guerra civile. Un appello alla comunità internazionale
    Il portavoce delle Chiese cattoliche egiziane invita la comunità internazionale a intervenire per evitare la salita al potere di un regime islamico. L’esercito blinda la capitale per prevenire nuovi scontri fra cristiani e musulmani. Chi fomenta l’odio interreligioso rischia la pena di morte.

    25/03/2011 EGITTO
    Egitto, una legge per soffocare proteste e manifestazioni
    Il fine è bloccare eventuali contestazioni del risultato sul referendum costituzionale manipolato dai Fratelli musulmani. Il decreto legge varato dal gabinetto egiziano deve essere ancora approvato dalla giunta militare. Si teme un accordo fra estremisti ed esercito per mantenere la stabilità del Paese al prezzo di libertà e democrazia.

    05/05/2011 EGITTO
    I Fratelli musulmani, un pericolo maggiore di Bin Laden
    Il gruppo fondamentalista acquista sempre più spazio sui media e minaccia cristiani e musulmani moderati che appoggiano un governo laico. La paura di un regime islamico spinge anche la popolazione musulmana a emigrare in occidente.



    In evidenza

    CINA-VATICANO
    Le lacrime dei vescovi cinesi. Un ritratto di mons. Zhuang, vescovo di Shantou

    Padre Pietro

    Un sacerdote della Chiesa ufficiale, ricorda il vescovo 88enne che il Vaticano vuole sostituire con un vescovo illecito, gradito al regime. Mons. Zhuang Jianjian è diventato vescovo sotterraneo per volere del Vaticano nel 2006. Il card. Zen e mons. Zhuang, immagine della Chiesa fedele, “che fa provare un’immensa tristezza e un senso di impotenza”. Le speranze del card. Parolin di consolare “le sofferenze passate e presenti dei cattolici cinesi”.


    CINA-VATICANO-HONG KONG
    Il card. Zen sui vescovi di Shantou e Mindong

    Card. Joseph Zen

    Il vescovo emerito di Hong Kong conferma le informazioni pubblicate nei giorni scorsi da AsiaNews e rivela particolari del suo colloquio con papa Francesco su questi argomenti: “Non creare un altro caso Mindszenty”, il primate d’Ungheria che il Vaticano obbligò a lasciare il Paese, nominando un successore a Budapest, a piacimento del governo comunista del tempo.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

     









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®