03/11/2015, 00.00
MYANMAR
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Elezioni in Myanmar, la Signora denuncia: più di 100 violazioni delle regole elettorali

Ad un raduno del suo partito (Nld), la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi ha affermato di avere una lista delle infrazioni che hanno danneggiato la sua campagna elettorale. Distruzione di manifesti, furti negli uffici dei candidati, ostruzioni e attacchi violenti. Settimana scorsa un candidato Nld è stato ferito a colpi di spada.

Yangoon (AsiaNews/Agenzie) – In due mesi di campagna elettorale “il nostro partito ha compilato una lista di 100 reclami per episodi di violazione delle regole elettorali. Ci sono stati anche due denunce nei nostri confronti, ma in seguito sono state ritirate da coloro che le avevano esposte perché non valide”. Lo ha denunciato Aung San Suu Kyi, leader del partito all’opposizione (Nld, National League for Democracy) al più grande raduno della sua formazione politica tenutosi ieri a Thingangyun, distretto di Yangoon, in vista delle elezioni del prossimo 8 novembre.

Davanti alle migliaia di persone che hanno partecipato con calore all’adunata pre-elezioni, il leader della Nld ha accusato (senza citarlo in modo diretto) il partito filo-militare al potere, l’Uspd (Union Solidarity and Development Party) di aver perpetrato continue infrazioni per ostacolare la campagna elettorale dell’opposizione, che secondo alcuni sondaggi ha buone possibilità di vittoria.

A partire dall’apertura della campagna elettorale l’8 settembre scorso, la Nld ha registrato distruzioni di manifesti, furti negli uffici dei candidati, ostruzioni per impedire al partito di mettere in sicurezza i luoghi di raduno e numerose denunce per minacce ricevute. La settimana scorsa, inoltre, il candidato Niang Ngan Lin è finito in ospedale a Yangoon insieme ad altri due membri del partito dopo essere stato attaccato durante un tour elettorale nel distretto di Thaketa. Uno degli assalitori era armato di spada.

Da tempo, attivisti politici denunciano irregolarità nelle elezioni, che risulterebbero già da ora “ingiuste” e parziali. Secondo quanto prevede la Costituzione, il 25% dei seggi è già riservato ad alti ufficiali e rappresentanti dell’esercito; ecco perché allo Usdp, emanazione della vecchia giunta al potere, basta solo il 26% dei voti per garantirsi la scelta del prossimo presidente. Aung San Suu Kyi, inoltre, non può aspirare alla carica a causa di una norma contra personam che la esclude dalla corsa.

Gli strateghi dell’Usdp, avendo dubbi sulla vittoria alle urne, hanno messo in campo “sistematiche manipolazioni” e sfruttato la religione buddista per fomentare il nazionalismo. A questo si aggiunge l’uso dell’esercito per influenzare il voto nelle aree teatro di conflitti, guerra psicologica e brogli nella formazione delle liste e campagne che spingerebbero i cittadini – di alcune aree – a boicottare il voto. 

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