17/02/2020, 13.06
CINA
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Emergenza mascherine in Cina e nel resto del mondo per il coronavirus

Le aziende cinesi producono 15 milioni di mascherine protettive al giorno: la richiesta interna è tra i 50 e i 60 milioni. Le imprese locali e straniere incentivate a prodursi da sole le protezioni mediche. A Hong Kong una mascherina costa 6 euro.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La diffusione del coronavirus di Wuhan (Covid-2019), che ha spinto le autorità cinesi a rinviare le sessioni annuali dell’Assembla nazionale e della Conferenza politica consultiva del popolo (programmate di norma per i primi di marzo), sta creando gravi problemi anche per l’approvvigionamento di materiale medico in Cina come nel resto del mondo.

La Cina è il principale produttore mondiale di mascherine protettive, un mercato che ha conquistato grazie alla sua produzione a basso costo. Secondo la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, la potente agenzia di pianificazione economica di Pechino, prima dello scoppio della crisi epidemica nel Paese erano prodotti 20 milioni di pezzi al giorno. La produzione attuale si aggira attorno ai 15 milioni, ma resoconti di stampa parlano di richieste tra i 50 e i 60 milioni. Senza contare la domanda che proviene dall’estero.

Nelle aree pubbliche di diverse città cinesi è obbligatorio indossare le mascherine. Data la loro scarsità, il governo ha deciso di razionarne la distribuzione. Per compensare tale deficit, le autorità stanno incentivando imprese locali a spostare parte delle proprie attività verso la produzione di materiale sanitario: non solo mascherine, ma anche tute protettive, disinfettanti, termometri e altra strumentazione medica. Le imprese pubbliche starebbero contribuendo allo sforzo, con l’obbligo di mantenere bassi i prezzi, mentre alcune grandi compagnie straniere stanno producendo protezioni sanitarie per i propri dipendenti. Anche Foxconn, il colosso taiwanese che assembla componenti per la produzione degli strumenti Apple, si è orientata in tal senso, puntando a produrre due milioni di mascherine al giorno entro la fine di febbraio.

La Cina produce metà delle mascherine vendute al mondo. Nel 2019 ne ha confezionate in tutto cinque miliardi. Il calo delle attività produttive, dovuto alla lotta contro l’epidemia polmonare, ha obbligato i cinesi a rivolgersi al mercato estero per far fronte a tutte le richieste della popolazione. Ma è divenuto problematico reperire materiale medico protettivo anche fuori del Paese, soprattutto i respiratori N95, che offrirebbero una migliore protezione ai medici e ai pazienti.

La Cina si è ad esempio rivolta ai produttori americani, che però non riescono a esaudire tutte le richieste. Prestige Ameritech, il principale produttore Usa del settore, confeziona normalmente 600mila mascherine al giorno – troppo poco per rispondere all’incremento nella domanda. I suoi vertici da anni ammonivano che una possibile pandemia avrebbe creato problemi di produzione a livello mondiale, data la estrema dipendenza dalle aziende cinesi. L’alta richiesta ha determinato in modo inevitabile una impennata dei prezzi. È stato calcolato che a Hong Kong una confezione da 50 mascherine ora costi 2500 dollari locali (circa 300 euro).

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